Todomundo

Quel Brasile raccontato dalle cartoline

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MANAUS - Forse non sono venuto in Brasile, non in quello che avevo atteso, letto, temuto, visto in tivù.
Perché in Brasile fa caldo, ma non più di certi pomeriggi di luglio nella provincia vercellese.
Il Brasile, lato amazzonico, è umido: ma vogliamo parlare delle zanzare che atterrano sulle risaie del mio bel Piemonte, o anche solo al Valentino, in riva al Po?

In Brasile ci sono un sacco di donne: ma le più belle, credetemi, sono da noi e sono italiane.
In Brasile vanno tutti pazzi per il calcio. Ma quando entra la Juve nel suo stadio alle Vallette, c'è il doppio del boato sentito l'altra sera a San Paolo, città che si occupa di molto altro che non sia il pallone.
In Brasile ci sono campi di calcio disastrosi, tipo qui a Manaus. E perché, per anni San Siro e Marassi non sono stati una vergogna? E ci giocavano Milan, Inter, Juve, Roma, mica la polisportiva amazzonica.

In Brasile non funziona niente. Anche questo non è vero. Sarà stata fortuna, ma in una settimana non ho avuto un minuto di ritardo aereo, tutti i miei voli sono partiti e atterrati in perfetto orario. Provateci a Fiumicino o alla Malpensa.

Le proteste hanno messo a ferro e fuoco il Brasile. Veramente, l'altro giorno ci sono stati scontri in un'area ridottissima di San Paolo, cinquanta "no mundial" (sono più tosti i no Tav) contro duecento poliziotti-ninja, non proprio la rivoluzione francese.
(E ancora non vi ho parlato di come la retorica carioca o paulista sia più che altro nelle nostre teste europee: a parte, forse, Copacabana e Ipanema, tutto il resto del Brasile da cartolina è, appunto, sulle cartoline dei giornalai, dove tra parentesi si vendono ancora un sacco di periodici di carta, anche in questo loro sono meglio di noi).