Carlos guida il pullman dei giornalisti dall'hotel Quality allo stadio di Fortaleza, tutti i giorni dalle otto di mattina alle otto di sera. E' perito agrario, ha frequentato tre anni di università, poi ha smesso. "Arrivò la prima bambina, avevo bisogno di lavorare". Ne sarebbero arrivare altre tre. Nessun rimpianto. "Ora magari starei da solo in qualche ufficio, invece così con il volante in mano mi diverto di più e vedo tanta gente".
Infatti ne vede proprio tanta, di gente, scorrere davanti ai vetri del suo bus, un acquario dentro l'oceano. La strada comincia sul lungomare, passa nel cruciverba di incroci tra i grattacieli, poi piega verso la periferia ed è come una lunga, morbida curva che dura chilometri. Qui Fortaleza si trasforma, le case lentamente diventano casette, poi baracche, infine garage, ma in quei garage vivono persone. Sono cubi circondati da inferriate: si sta lì dentro come in gabbia, protetti dalla ferocia del mondo, anche se la cattività ne produce altra. E' il terribile gioco dei contrasti: noi, dentro l'acquario, con l'aria condizionata a mille come unico problema esistenziale; loro, fuori, con il viso tra le sbarre, i bambini specialmente, e le gambe lasciate nel vuoto a penzolare. Qualcuno infila una piccola mano per salutare, ed è come se ci facessero ciao da una prigione.
Carlos guida, e forse pensa alle sue bimbe a casa: tre, cinque, otto e dodici anni. Più la bimba grande, sua moglie, Maria, che è un nome bellissimo. La strada sfiora magazzini, officine minuscole, spigoli di cemento su cui qualcuno ha messo una statua del Cristo Redentore, non sul Corcovado ma sopra una pompa di benzina. Laggiù si vede già lo stadio, una specie di enorme ragno rovesciato e ricoperto di stagnola, costato miliardi: l'altro mondo, inutile e remoto per i brasiliani che, giustamente, sono furibondi oppure tristi oppure scoraggiati o tutte queste cose insieme.
La festa del calcio, sì, come no. Quelli che giocano e quelli che guardano, le stelle e gli esclusi, in fondo la storia è sempre la stessa. Carlos è bravo nel traffico, non sbaglia una curva, non esiste una manovra che lo trovi impreparato, eppure ci sono gomiti e strettoie, slalom e imbuti. Non sembra triste. Forse perché ha il cuore nell'oceano, mica nell'acquario.
Infatti ne vede proprio tanta, di gente, scorrere davanti ai vetri del suo bus, un acquario dentro l'oceano. La strada comincia sul lungomare, passa nel cruciverba di incroci tra i grattacieli, poi piega verso la periferia ed è come una lunga, morbida curva che dura chilometri. Qui Fortaleza si trasforma, le case lentamente diventano casette, poi baracche, infine garage, ma in quei garage vivono persone. Sono cubi circondati da inferriate: si sta lì dentro come in gabbia, protetti dalla ferocia del mondo, anche se la cattività ne produce altra. E' il terribile gioco dei contrasti: noi, dentro l'acquario, con l'aria condizionata a mille come unico problema esistenziale; loro, fuori, con il viso tra le sbarre, i bambini specialmente, e le gambe lasciate nel vuoto a penzolare. Qualcuno infila una piccola mano per salutare, ed è come se ci facessero ciao da una prigione.
Carlos guida, e forse pensa alle sue bimbe a casa: tre, cinque, otto e dodici anni. Più la bimba grande, sua moglie, Maria, che è un nome bellissimo. La strada sfiora magazzini, officine minuscole, spigoli di cemento su cui qualcuno ha messo una statua del Cristo Redentore, non sul Corcovado ma sopra una pompa di benzina. Laggiù si vede già lo stadio, una specie di enorme ragno rovesciato e ricoperto di stagnola, costato miliardi: l'altro mondo, inutile e remoto per i brasiliani che, giustamente, sono furibondi oppure tristi oppure scoraggiati o tutte queste cose insieme.
La festa del calcio, sì, come no. Quelli che giocano e quelli che guardano, le stelle e gli esclusi, in fondo la storia è sempre la stessa. Carlos è bravo nel traffico, non sbaglia una curva, non esiste una manovra che lo trovi impreparato, eppure ci sono gomiti e strettoie, slalom e imbuti. Non sembra triste. Forse perché ha il cuore nell'oceano, mica nell'acquario.