NEL MONDO i malati sono quasi 40 milioni: per l'Alzheimer, la forma più comune di demenza, non esiste una cura e i farmaci servono solo a ridurre temporaneamente i sintomi. Uno studio americano, il più esteso nel tempo mai realizzato fino a ora, ha dato risultati incoraggianti: oggi un americano oltre i 60 anni di età ha il 44% di probabilità in meno di sviluppare un forma di demenza rispetto a 30 anni fa. Il calo è probabilmente dovuto alla maggiore educazione al controllo di alcuni fattori pericolosi per la salute come il colesterolo e la pressione sanguigna. Secondo lo studio statunitense, inoltre, l'età in cui si manifesta la malattia è aumentata da 80 anni nel 1978 a 85 nel 2006. È fondamentale intervenire in tempo nei soggetti in cui in morbo è ancora a uno stadio latente e non ha sviluppato sintomi. In questo senso i risultati di uno studio clinico presentati alla conferenza della Alzheimer's Association International a Copenaghen potrebbero essere rivoluzionari: un esame della retina non invasivo potrebbe un giorno essere usato per riconoscere precocemente e diagnosticare la malattia neurogenerativa molti anni prima della comparsa dei primi sintomi. È quanto reso possibile grazie a un apparecchio sviluppato dal centro di ricerca Cedar Sinai di Los Angeles insieme alla Neurovision, già testato su pazienti e soggetti sani di controllo. Lo strumento permette, grazie a un sistema di "colorazione" che sfrutta l'ingrediente principale del curry (curcuma), di visualizzare nella retina le placche di frammento beta-amiloide, la proteina che si accumula nel cervello dei pazienti in quantità tossiche. La retina, pur essendo una parte dell'occhio, dal punto di vista cellulare fa parte del sistema nervoso e quindi proprio come il sistema nervoso presenta placche di beta-amiloide nei pazienti con Alzheimer. Per di più la sostanza beta-amiloide finisce nella retina ed è visualizzabile tramite colorazione con curcuma ben prima che si accumuli nel cervello. Questa scoperta è merito proprio dei ricercatori del Cedar Sinai ed è stata resa nota un anno fa. Ad essa ha fatto seguito l'idea di mettere a punto un test di diagnosi precoce dell'Alzheimer tramite un esame della retina. Il test ha il vantaggio di essere non invasivo e semplice come quello usato dagli oftalmmologi per visualizzare, appunto, la retina. La sfida è proprio quella di cercare di cogliere e comprendere i fattori di rischio e avere nuovi indizi su una possibile cura. In Gran Bretagna sta per partire il più grande screening mai fatto finora nel mondo, l'unico che utilizzerà contemporaneamente i dati genetici, quelli sugli stili di vita e i test cognitivi di oltre 300 mila persone. Recentemente è stato anche annunciato un test del sangue che "predice" l'arrivo dell'Alzheimer quando non si hanno ancora sintomi, individuato un gruppo di scienziati dell'americana Georgetown University che hanno pubblicato i loro risultati in uno studio apparso sulla rivista britannica "Nature Medicine". L'esame permette di scoprire, con una precisione superiore al 90%, se una persona va incontro a una forma di demenza senile e di deterioramento cognitivo nei successivi 2-3 anni. Il test è in grado di identificare i 10 tipi di lipidi (grassi) che fungono da marcatori.