LA CARTILAGINE del naso potrebbe servire un giorno a rimettere in funzione ginocchi malandati. A suggerirlo, con uno studio condotto su un piccolo numero di pazienti ma dai risultati promettenti, è una ricerca pubblicata su Lancet che ha mostrato come cellule prelevate del naso possono essere usate per creare delle protesi funzionanti per articolazioni del ginocchio danneggiate. Tanto che a un paio di anni dal trapianto dell'innesto delle protesi i pazienti lamentano meno dolore e una migliorata funzionalità articolare. Le cartilagini. L'idea di mettere il naso nel ginocchio nasce da un team di ricercatori svizzeri, partendo da un'osservazione. Le cartilagini articolari sono una sorta di tessuto cuscinetto in prossimità della articolazioni, che grazie alle caratteristiche di resistenza, elasticità e flessibilità permette di muoverci senza dolore e riduce l'attrito tra le ossa. La cartilagine però è un organo scarsamente vascolarizzato, e questo comporta che nel momento in cui viene danneggiata – a causa di traumi, per usura o degenerazione tipica di alcune condizioni come l'artrosi – ha scarsa capacità di rigenerarsi, e quindi di recuperare le funzioni compromesse. Le cellule. Ma alcune cellule della cartilagine (tecnicamente i condrociti) nel nostro corpo sono più speciali di altre, hanno ovvero più capacità di rigenerarsi e anche maggiore capacità di adattamento: quelle del naso, per esempio. Per questo, hanno pensato i ricercatori dell'Università di Basilea, magari condrociti autologhi, ovvero provenienti dallo stesso paziente, avrebbero potuto funzionare per guarire ginocchi malandati. Tanto più considerato che problemi alle cartilagini articolari interessano, si stima, due milioni di persone ogni anno solo in Usa e Europa. La sperimentazione. Per capire se effettivamente l'idea potesse funzionare, gli scienziati hanno prelevato cellule della cartilagine dal setto nasale di dieci pazienti con lesioni alla cartilagine del ginocchio tramite biopsia. Ottenute le cellule le hanno quindi esposte a una serie di fattori di crescita con l'intento di far espandere la popolazione cellulare, per poi innestarle su membrane di collagene creando delle impalcature di cartilagine. Tutto nel giro di un mese circa: due settimane per l'espansione cellulare, altre due per l'integrazione nelle membrane. A questo punto le impalcature prodotte in laboratorio sono state modellate per poter essere impiantate e sostituire quelle lesionate dei pazienti. Nessun evento avverso. Ad eccezione di un paio di casi – in cui si è avuto un danno a uno dei due ginocchi non trattato e nuovi lesioni alla cartilagine sì operata, ma in altre zone, eventi non correlati all'intervento in sé – non sono stati segnalati eventi avversi. Anzi: nove pazienti su dieci, uno è stato escluso per danni riportati a causa di lesioni sportive, a due anni di distanza riuscivano a usare meglio il ginocchio e sentivano meno dolore rispetto a prima dell'intervento. Nuovo tessuto. Ma non solo: analizzati alla risonanza magnetica le articolazioni mostravano la crescita di nuovo tessuto, simile all'originale. Considerato che interventi simili potranno essere tanto più diffusi quanto più invecchia la popolazione, è importante notare che, ribadiscono gli scienziati, la cartilagine ingegnerizzata in laboratorio non sembra influenzata dall'età del donatore. Servono ulteriori studi. Se i risultati siano davvero promettenti come sembrano però potremmo saperlo solo dopo aver risolto alcune questioni. Primi tra tutti: la numerosità del campione e la mancanza di un gruppo di controllo. Per capire quanto sia in effetti efficace la procedura e se possa rappresentare una soluzione migliore a quelle disponibili oggi, saranno necessari infatti studi di confronto, escludere un possibile effetto placebo, ma anche allargare il campione stesso analizzato e allungare i tempi di follow-up, per chiarire le conseguenze dell'intervento sul lungo termine. E quindi dimostrare che si tratti un processo favorevole dal punto di vista di costo-efficacia.