La CAR-T èuna terapia antitumorale innovativa che prevede di prelevare le cellule del malato di cancro, di ingegnerizzarle di modo che diventino dei proiettili contro quello specifico tumore, e poi di reiniettarle nel corpo del paziente. Ha dimostrato di essere efficace contro un tipo di leucemia e uno di linfoma. Ma molte sperimentazioni sono in corso per verificarne l'efficacia anche per altri tumori. Oltre a chiarire via via le condizioni che aumentano le probabilità che il malato risponda, e che quindi aiutano a migliorare la selezione dei pazienti da avviare all'immunoterapia, in modo da avere il massimo risultato possibile senza sprecare tempo e denaro, alcuni gruppi si dedicano alla ricerca sui meccanismi che stanno alla base della tossicità di queste cure così innovative. E questa volta un tassello davvero molto importante è stato aggiunto da un team multidisciplinare coordinato dai ricercatori dell'Ospedale San Raffaele (in particolare delle Unità di terapie innovative, ematologia, trapianti di midollo e dell'Istituto Telethon) e dalla Molmed di Milano e sostenuto dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che ha appena pubblicato su Nature Medicine la spiegazione del più temuto degli effetti collaterali delle CAR-T, i linfociti ingegnerizzati che iniziano a essere utilizzati contro alcuni tumori del sangue negli Stati Uniti e dovrebbero arrivare in Europa entro l'anno: quella a carico del sistema nervoso, spesso fatale. Come sottolineano anche le linee guida rese note nello scorso mese di settembre su Nature Reviews in Clinical Oncology da un panel di esperti, le CAR- T possono dare la cosiddetta tempesta citochinica o CRS, sindrome abbastanza comune nei pazienti sottoposti a terapia con linfociti CAR-T che consiste in un massiccio rilascio di sostanze infiammatorie che può portare anche alla morte, ma che oggi è previsto ed quasi sempre efficacemente contrastato, oppure alla tossicità neurologica, fino a oggi poco chiara. I ricercatori milanesi, grazie a un modello animale umanizzato (cioè con un sistema immunitario simile a quello umano che dà una neurotossicità del tutto analoga a quella delle CAR T) che finora nessuno era riuscito a realizzare, hanno capito che ciò che danneggia il cervello è, nello specifico, l'interleuchina 1 o IL1, una molecola proinfiammatoria molto nota. La buona notizia è che contro questa interleuchina esiste già un farmaco, dato ai pazienti con malattie reumatiche, chiamato anakinra. Si ipotizza quindi che l'anakinra possa diventare un farmaco da dare prima di procedere con l'infusione dei linfociti ingegnerizzati, anche se ovviamente sarà indispensabile effettuare tutti i test preliminari del caso prima di esprimersi definitivamente. Intanto si è vista una cosa cruciale: la somministrazione del farmaco non ha alcun effetto sull'efficacia dei linfociti. Ma lo studio potrebbe risultare fondamentale anche per la CRS, perché le due tossicità sono legate: dopo il rilascio di interlecuhina 1 viene spesso rilasciata anche l'interleuchina 6, che dà il via alla tempesta citochinica. “Ciò significa che la somministrazione di anakinra potrebbe contrastare sia la neurotossicità che la CRS” ha commentato Margerita Norelli, una delle ricercatrici coinvolte, mentre il coordinatore Arttilio Bondanza ha concluso: "Lo studio è importante non solo perché suggerisce un’opzione farmacologica già disponibile per i pazienti sottoposti a terapie con linfociti CAR-T, ma soprattutto perché dimostra che l‘efficacia antitumorale dei linfociti con anticorpi chimerici rimane intatta”.