Salute

Parkinson, chi abita vicino ai campi da golf si ammala il doppio

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Colpa dei pesticidi? Uno studio Usa ha analizzato l’incidenza delle sostanze chimiche usate per trattare i tappeti erbosi su popolazione e pozzi idrici. Rossini: “Ma incidono anche altri agenti”

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Se abiti vicino a un campo da golf, attenzione perché potresti accusare qualche effetto collaterale. E non di poco conto secondo il gruppo di ricercatori della Mayo Clinic, negli Stati Uniti, che ha svolto una ricerca proprio su questo: l’effetto collaterale di cui parlano nel loro studio pubblicato su Jama, di cui autore senior è Rodolfo Savica, professore di neurologia ed epidemiologia della Mayo Clinic, è il rischio di ammalarsi di Parkinson. È risultato che, negli Stati Uniti, le persone che vivono nelle vicinanze dei campi da golf hanno più del doppio delle probabilità di essere colpite da Parkinson. Il sospetto, scrivono gli autori, è che “ciò sia dovuto al fatto che i pesticidi utilizzati sui campi da golf si infiltrano nell'acqua potabile”.

Tuttavia, precisano gli esperti indipendenti raccolti dallo Science Media Centre del Regno Unito “la malattia è complessa e molti altri fattori devono essere esclusi prima di poter stabilire un chiaro collegamento con i pesticidi”.

Il rischio entro 5 km dai campi da golf

Il riferimento che fanno i ricercatori è ciò che accade “entro 5 km dai campi da golf”: in questo caso, evidenziano, “le persone hanno più del doppio delle probabilità di essere affette da Parkinson, malattia neurodegenerativa con tutta probabilità causata da una complessa interazione tra fattori ambientali e predisposizione genetica”.

Per anni, pesticidi tra cui organofosfati, clorpirifos, acido metilclorofenossipropionico (MCPP), acido diclorofenossiacetico, maneb e organoclorurati, noti per essere associati allo sviluppo del Parkinson, sono stati utilizzati per trattare queste aree di gioco. E alcuni studi hanno identificato un legame tra i campi da golf e un aumento del rischio di esiti negativi per la salute. È stato dimostrato che pesticidi, come paraquat e rotenone, inducono una neurodegenerazione simile al Parkinson nella substantia nigra, principalmente attraverso meccanismi che coinvolgono stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e apoptosi dei neuroni dopaminergici.

“Va considerato il fatto che queste aree sono spesso trattate con pesticidi per mantenere gli standard estetici di putting green e fairway - sottolineano i ricercatori -. Inoltre, negli Usa l'applicazione di pesticidi sui campi da golf può essere fino a 15 volte superiore rispetto ai Paesi europei. Senza contare che queste sostanze possono infiltrarsi nelle falde acquifere e contaminare l'acqua potabile”.

Come si è svolto lo studio

Nonostante tutto questo, le ricerche effettuate fino ad ora sui possibili rischi da esposizione da diserbanti si sono rivelate pochissime. Da qui è nato lo studio del Barrow Neurological Institute, lavoro basato sulla popolazione, per il quale sono stati utilizzati i dati del sistema di collegamento delle cartelle cliniche del Rochester Epidemiology Project (Rep), al fine di esplorare l'associazione tra rischio di Parkinson incidente e la vicinanza a 139 campi da golf all'interno di un'area multicontea di 41.748 km quadrati negli Stati del Minnesota meridionale e del Wisconsin occidentale.

Ciò partendo da due ipotesi: che gli abitanti in prossimità di campi da golf avrebbero avuto un rischio maggiore di incidenza di Parkinson rispetto a chi viveva più lontano, e che si sarebbe osservato un rischio maggiore in chi abita in aree di servizio idrico vicine agli stessi campi, vulnerabili alle falde acquifere o con pozzi poco profondi.

La valutazione del Parkinson

Per quanto riguarda la valutazione dei pazienti con Parkinson, gli scienziati hanno proceduto in questo modo: hanno identificato i pazienti nella contea di Olmstead dal 1991 al 2015 utilizzando i codici della Classificazione internazionale delle malattie e della Classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi di salute correlati, all'interno del sistema di collegamento delle cartelle cliniche Rep, cartelle che sono state esaminate da uno specialista dei disturbi del movimento per confermare la diagnosi e determinare la data di insorgenza dei sintomi motori.

Sia questi ultimi che i sintomi cognitivi sono stati esaminati durante la diagnosi, e la concordanza tra diagnosi cliniche e patologiche è stata confermata in un sottogruppo di pazienti sottoposti ad autopsia cerebrale. I controlli sono stati portati a termine in un’area di studio che comprendeva 27 contee in Minnesota e Wisconsin, e abbinati ai casi di Parkinson in base a sesso ed età alla data indice (data di esordio dei sintomi per il caso abbinato).

La vicinanza ai campi da golf

Un attento lavoro di valutazione è stato fatto anche per determinare l’incidenza della malattia rispetto alla vicinanza ai campi da golf. I dati relativi all'ubicazione delle aree in questione, relativi al 2013, sono stati raccolti da Esri Business Analyst per 139 campi da golf all'interno dell'area di studio di 27 contee.

I punti centrali dei campi da golf sono stati convertiti in confini poligonali che delineano l’area utilizzando la digitalizzazione manuale e le immagini satellitari. Inoltre, la distanza in miglia dal bordo del campo da golf più vicino, specifica per ciascun paziente con Parkinson e per il gruppo di controllo, è stata identificata in base alla latitudine e alla longitudine dell’indirizzo di residenza. Quest’ultimo, spiegano i ricercatori, “due o tre anni prima dell'insorgenza dei sintomi del Parkinson, (per chi è ammalato), o la data indice (relativa ai controlli) è stato utilizzato per calcolare la distanza, in modo da consentire un ritardo tra la potenziale esposizione ambientale e lo sviluppo dei sintomi motori provocati dalla malattia”.

L’analisi dei pozzi idrici

Parallelamente è stata analizzata la vulnerabilità delle falde acquifere di 224 pozzi idrici in un’area di 27 contee, dati raccolti dall'US Geological Survey. I parametri ottenuti sono stati classificati come aree di servizio da cui proviene l'acqua del rubinetto, da risorse idriche sotterranee, da risorse idriche superficiali o da pozzi privati, in cui tutti coloro che vivono all'interno della stessa area di servizio idrico ricevono acqua potabile da una fonte comune, mentre chi si trova al di fuori di essa utilizza il proprio posso privato.

Inoltre, le aree di servizio idrico in questione sono state oggetto di una seconda classificazione, a seconda che inglobassero o meno un campo da golf.

I risultati

Cos’è risultato? Sono stati identificati 450 casi di Parkinson nella contea di Olmsted dal 1991 al 2015, questo in seguito a 9.000 controlli.

E, sebbene tutti i casi di Parkinson avessero un indirizzo nella contea di Olmstead al momento dell'insorgenza dei sintomi, i dati sulla cronologia degli indirizzi hanno rivelato casi simili con indirizzi precedenti in 22 delle 27 contee nella regione di studio. “Il numero mediano di indirizzi registrati nella cartella clinica era 1 (1-2) e il tempo mediano vissuto a questi indirizzi era 18,5 (6,0-43,1) anni – evidenziano i ricercatori -, cosa che suggerisce che la nostra popolazione era relativamente stabile in termini di mobilità”.

Il binomio pesticidi-malattie neurodegenerative

Della ricerca parla anche Paolo Maria Rossini, responsabile del modulo Neuromotoria C e direttore del Dipartimento di Neuroscienze e neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele di Roma. Che spiega: “Lo studio americano dimostra, ancora una volta non essendo il primo, che esiste una certa correlazione tra alcune malattie neurodegenerative (tra cui il Parkinson) e l'impiego di pesticidi su aree erbose che possono contaminare direttamente (ad esempio i giocatori di golf in questo caso o gli atleti che si allenano in altri casi come per la Sclerosi laterale Amiotrofica nei giocatori professionisti di calcio) o indirettamente attraverso l'acqua da bere (per contaminazione delle sorgenti acquifere) e l'impiego di pesticidi di vario tipo. L'osservazione è interessante e richiama certamente l'attenzione della Autorità di sanità pubblica sul problema dell'eventuale contatto tra sostanze ad azione pesticida ed il corpo umano, ma ha parecchi limiti alcuni dei quali descritti dagli stessi autori a cui però aggiungerei un altro importante elemento e cioè quello del tempo”.

Il fattore tempo

"Si sa, infatti, che un po’ tutte le malattie cosiddette neurodegenerative (Parkinson, Alzheimer, Sla sono le più note) hanno un periodo di 'innesco' molto lungo - prosegue Rossini -. In altre parole, occorrono anni, e forse decenni, perché un determinato meccanismo che porta a morte precoce i neuroni in una determinata area del cervello produca i sintomi della malattia. Questo avviene perché il cervello è fornito di meccanismo di resistenza/resilienza che si oppone alla neurodegenerazione. Per fare un esempio relativo alla malattia oggetto dello studio (Parkinson), oltre il 70-80% delle cellule che producono dopamina nei gangli della base debbono degenerare affinché si evidenzino i sintomi del Parkinson. Questo richiede anni”.

"Quello che manca di sapere in questo studio (e in lavori analoghi) è se i pesticidi siano gli unici agenti che causano degenerazione oppure se siano degli agenti 'concorrenti' (con quali altri è ovviamente da definire) che partecipano al processo di neurodegenerazione – conclude Rossini -. Non mi pare che nello studio si parli del tempo di vita trascorso dai vari gruppi presi in esame e questo è certamente un limite.