Salute

Lo shiatsu a fianco dei ragazzi con disturbi alimentari

(Foto: Dobrila Vignjevic/E+/Getty Images)
(Foto: Dobrila Vignjevic/E+/Getty Images) 

La pratica, integrata all’interno di un percorso multidisciplinare, si associa a un miglioramento dell’umore e a una maggiore consapevolezza del proprio corpo. L’esperienza di un centro bolognese all’ultimo congresso europeo di shiatsu

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“Prima c’era solo un corpo stilizzato, appena accennato, come quello che potrebbe disegnare un bambino piccolo. Dopo abbiamo visto che comincia ad apparire un corpo nuovo, diverso, con più spessore, ricco di dettagli, che svela addirittura quelli del volto, della propria identità”. Stefania Ferri descrive così alcuni dei cambiamenti osservati tra il prima e il dopo la pratica dello shiatsu nei disegni di alcuni ragazzi e ragazze ospiti in reparto e nel day hospital del Centro Regionale per i Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione in età evolutiva dell’Irccs Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. Qui lo shiatsu fa parte delle attività proposte a questi ragazzi, come strumento per aiutarli a recuperare un rapporto più consapevole e meno conflittuale con il loro corpo.

“Corpi risentiti”: l’esperienza di shiatsu bolognese

Quei corpi provati sono “‘Corpi risentiti”: così Ferri, l’insegnante e operatrice responsabile delle attività di shiatsu, presso il centro, e Antonia Parmeggiani, docente di Neuropsichiatria Infantile all'Università di Bologna e responsabile del Centro, hanno intitolato il loro intervento all’ultimo congresso europeo di Shiatsu, che si è tenuto nei giorni scorsi a Frascati. Nel corso della loro presentazione hanno ricordato gli approcci di medicina complementare integrativa utilizzati nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con particolare interesse verso lo shiatsu, che al centro ha fatto capolino più di trent’anni fa, sostenuto grazie all’associazione di volontariato Fanep. Oggi, ci raccontano, le attività di ricerca portate avanti parallelamente a quelle di pratica sui ragazzi, stanno cominciando a produrre alcuni risultati interessanti, potenzialmente in grado di spiegare perché lo shiatsu potrebbe essere di supporto nella gestione dei disturbi dell’alimentazione. Uno strumento in più, sottolinea Parmeggiani, da affiancare alla medicina basata sulle evidenze: “purché sia integrata bene, e bene sia integrato l’operatore, lavorando insieme al team multidisciplinare che si occupa dei disturbi della nutrizione, con il neuropsichiatra infantile, lo psicologo, il dietista, il pediatra e il nutrizionista”.

Lo shiatsu come strumento per conoscere e fidarsi del corpo

“Lo shiatsu, all’interno di questo percorso, diventa uno strumento per rendere i ragazzi consapevoli del proprio corpo, aiutandoli a riprendere fiducia e conoscenza del corpo, perché ne hanno paura, lo soffrono”, prosegue Ferri, che spiega: “Lo shiatsu può aiutare a riappropriarsene, a capire come possono essere protette le proprie capacità e risorse, mirando a reintegrare l’intera persona, con la comprensione anche di tutti i suoi aspetti emozionali”. Non esiste un solo modo di fare shiatsu. Ogni attività va adattata sulla base delle capacità, della sensibilità e degli eventuali impedimenti (come può essere un sondino nasogastrico). In generale si praticano due approcci: uno di autotrattamento, quando le ragazze non vogliono farsi toccare, e uno di trattamento in coppia, in cui ciascuna ragazza si scambia sequenze semplificate di shiatsu. Prima e dopo ogni sessione, Ferri chiede di disegnare il proprio corpo, evidenziandone i punti dolenti in una scala da uno a dieci, e chiede loro di descrivere come si sentono in una frase. “Anche l’umore, così come i disegni, dopo le sedute di shiatsu si trasforma in senso migliorativo: l’analisi su una cinquantina di pazienti mostra un miglioramento del 93%”, anticipa Ferri, che con Parmeggiani e il loro team sono al lavoro per pubblicare tutti i risultati del loro progetto su una rivista scientifica.

Focus sulle sensazioni del corpo

Il lavoro in coppia, prosegue Ferri, stimola un approccio di comunicazione, e un atteggiamento di cura reciproco, toccando ed essendo toccati, stimolando una percezione del corpo alternativa. “Lo shiatsu è un dialogo senza parole, è una comunicazione che avviene attraverso la pressione delle mani ed è una comunicazione profonda: il messaggio che veicola è proprio questa questa percezione, questa presenza che può contribuire a ricomporre un senso di unità - prosegue - i disegni mutano perché, ipotizziamo, le ragazze e i ragazzi percepiscono nuovamente questo senso di unità”. Il focus dell’approccio con lo shiatsu, attraverso il tocco e le pressioni, infatti, aggiunge Parmeggiani, è proprio sulle sensazioni del corpo. “Questi disturbi, soprattutto nelle forme dell’anoressia nervosa e della bulimia, si associano ad una percezione anomala del corpo. Possono esserci problemi anche interocettivi (dovuti alla difficoltà di percepire le sensazioni interne, nda), la percezione, legata anche alla sofferenza fisica dei corpi, spesso in gravissimo sottopeso, può essere difficile o dolorosa”.

Secondo le esperte, i possibili meccanismi con cui la pratica dello shiatsu migliorerebbe umore e percezione del corpo potrebbero avere a che fare con la capacità di stimolare vie nervose legate all’elaborazione della componente affettiva del tatto. “L’ipotesi è che l’attivazione di queste vie veicoli informazioni al cervello sul nostro stato affettivo e fisiologico ad una zona che si è visto può essere alterata in alcuni pazienti con anoressia, l’insula, coinvolta nell’autoconsapevolezza e nella percezione delle sensazioni corporee”, conclude Ferri.