Stop Obesity

Atleti obesi? Macché, sono i muscoli che pesano. Tutta colpa del Bmi

La rugbista Ilona Maher

La rugbista Ilona Maher

 

Uno studio su 622 atleti professionisti rivela che oltre il 27% è obeso e sovrappeso. Possibile? No, è sbagliato il modo di misurarli. Ecco il nuovo

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Avete presente i rugbisti, mare di muscoli in fisico imponente? Ebbene, secondo le modalità abituali di calcolo che utilizzano il Bmi, il Body Mass Index, l’Indice di massa corporea che si calcola dividendo il proprio peso in chili per l’altezza in metri al quadrato, sono considerati in sovrappeso se non obesi. E questo perché la massa muscolare pesa un bel po’, e l’indice è un indice e non è in grado di capire la differenza tra un obeso il cui maggior peso è dovuto soprattutto a massa grassa, cioè tessuto adiposo, e atleti professionisti possenti che pesano di più per la massa muscolare.

Uno studio su Nutrients

Ma allora come se ne viene fuori? La soluzione l’ha prospettata uno studio pubblicato su Nutrients e presentato al recente congresso della società europea dell’obesità Eco, a Malaga, da Marwan El Ghoch, professore associato in Scienza dell'Alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate all’università di Modena e Reggio Emilia, che l’ha condotto insieme a colleghi dell’università di Verona e di Beirut. Uno studio che ha esaminato 622 atleti italiani maschi professionisti di 20 discipline diverse, ma soprattutto calciatori, rugbisti, giocatori di pallacanestro e pallavolo, età compresa tra poco più di 25 anni e poco più di 30 anni.

Lo studio ha prima valutato gli atleti utilizzando soltanto il Bmi, e successivamente usando un metodo più raffinato e preciso, che è la valutazione del grasso corporeo con la Dxa (assorbimetria a raggi X a doppia energia). Ebbene, non ci crederete mai ma con il solo Bmi 451 atleti erano di peso normale (il 72.5% del campione), 148 in sovrappeso (il 23.8%) e 23 obesi (il 3.7%). Utilizzando invece la misurazione con Dxa, che valuta appunto la massa muscolare, i risultati sono cambiati sostanzialmente: 598 normopeso, ovvero il 96.1%, e soltanto 19 in sovrappeso, soprattutto rugbisti, e 5 obesi (rispettivamente il 3.1 e lo 0.8 per cento).

Allora che si fa, si manda in soffitta il Bmi, almeno per gli atleti? “Con il nostro studio – ragiona El Ghoch – abbiamo dimostrato che non si può usare il Bmi negli atleti, perché è intuibile come non possa essere possibile una percentuale di più del 27% di atleti in sovrappeso e obesi. Ma poiché la Dxa è uno strumento sofisticato non disponibile ovunque, intanto il primo passo è quello di scegliere tetti più adeguati di Bmi per una popolazione particolare come gli atleti maschi professionisti. Così abbiamo stabilito che gli atleti fino a 28.2 sono normopeso, fra 28.2 e 33.7 in sovrappeso e sopra 33.7 obesi (per la popolazione normale il range è tra 18,5 e 24,9 per il normopeso, tra 25 e 29,9 per il sovrappeso e sopra 30 per l’obesità”. In più si possono abbinare queste soglie ad altri parametri, come il rapporto tra giro vita e altezza che deve essere sotto 0,5”.

Ma come nasce lo studio? Da una storia di stigma verso una campionessa, la rugbista americana Ilona Maher, presa di mira sui social per il suo presunto sovrappeso. “La sua storia mi ha molto colpito anche per la cattiveria degli attacchi – spiega il professor El Ghock – e ho preso spunto dalla sua vicenda per costruire questo studio. Perché la Maher ce l’ha fatta ma penso ai molti altri che non riescono e la cui carriera, se non la vita stessa, viene distrutta per un Bmi troppo alto”.