Ci accorgiamo della complessità e anche spesso dell’inefficienza dei nostri Pronto Soccorso quando ci capita di doverci finire. Eppure da anni gli specialisti della Medicina dell’urgenza ed emergenza non fanno che lanciare allarmi, sui turni massacranti, che giocoforza incidono sulla qualità delle cure, sugli organici sempre più ridotti, sul ricorso a contratti che prevedono turn over continui di professionisti e persino il ricorso a cooperative che forniscono professionisti poco adatti per specialità alle sale di un pronto soccorso.
Serie tv e TikTok
Eppure la medicina d’urgenza affascina, le serie tv sono seguitissime, e si moltiplicano dandoci uno squarcio delle cure in vari paesi del mondo, dove la sanità è meno pubblica e più a pagamento, e vanno forte anche le iscrizioni alle scuole di specializzazione e i reel di alcuni medici dell’emergenza, seguitissimi e commentatissimi su TikTok, come Solange Fugger, specialista in Medicina Interna e oggi giovane responsabile di un Dea di primo livello a Roma, premiata come “Protagonista dell’emergenza” e votata online da oltre diecimila persone al recente congresso nazionale “Emergenza e rianimazione”, organizzato dal Centro Formazione Medica, che ha premiato anche Salute ed Elvira Naselli per l’informazione sulla Medicina dell’emergenza.
L’indagine Simeu
Ma cominciamo da qualche numero fornito dall’indagine della Simeu, la Società italiana di Medicina di Emergenza Urgenza, che chiede una riforma strutturale dell’intera rete per restituire attrattività a un lavoro faticoso, che incide anche sulla qualità di vita professionale e personale. All’indagine hanno partecipato i Direttori di 153 strutture di Medicina d’Emergenza Urgenza sul territorio nazionale, corrispondenti a oltre 7 milioni di accessi nel 2024, pari a più del 37% del totale degli accessi di Pronto Soccorso (che nel 2024 sono stati circa 19 milioni). Il campione esaminato è composto per il 26% da Dea di II livello, per il 57% da Dea di I livello, e per il 17% da Pronto Soccorso. I risultati – precisa Simeu – potrebbero essere sottostimati per le difficoltà di coinvolgimento delle strutture più piccole.
Mancano 3500 medici
Rispetto al totale dei Dirigenti Medici necessari al corretto funzionamento dei reparti solo il 62% è coperto con Dirigenti dipendenti del SSN, mentre il restante 38% è coperto da altre figure professionali o del tutto scoperto. Proiettando i dati sul totale nazionale emerge che a fronte di circa 9.000 medici necessari solo 5.500 sono presenti e quindi mancano non meno di 3.500 Dirigenti Medici. Le carenze sono distribuite in modo impattante: il 25% nei Dea di II livello, il 43% nei DEA di I livello e ben il 55% nelle strutture di Pronto Soccorso.
Cattiva organizzazione
Un sistema che – commenta Fugger – si è messo le toppe da solo e quindi funziona con grande affanno. “Ci sono differenze da Asl ad Asl – spiega – in alcuni Pronto Soccorso, per esempio, c’è un medico per i codici rossi e uno per gli altri. Ma questo vuol dire che il primo magari vede due o tre pazienti per turno, anche se di grande complessità, e il secondo 40. Questo, insieme ai turni faticosi, c’è chi deve lavorare anche tre week-end su quattro, rende i posti pubblici inappetibili. Non ho ricette magiche ma in un Pronto soccorso serve una guida che alleggerisce, il direttore deve esserci, conoscere i pazienti, fare da mentore ai più giovani ma oggi nessuno trasmette più nulla. E poi servono compensi extra per il sabato notte e la domenica. E, certo, anche un’attitudine: io non avrei mai potuto fare altro nella vita ma un medico d’urgenza deve avere calma mentale e operativa nelle situazioni critiche, parlare a bassa voce e agire con calma, se subentra il caos il paziente critico lo perdi”.
Il ruolo della tecnologia
Organici sottodimensionati e organizzazione carente. Ma non tutto è nero. E la tecnologia può aiutare. “Nell’urgenza ogni secondo conta e nell’emergenza ogni scelta può cambiare un destino”, premette Fausto D’Agostino, direttore scientifico del congresso romano e anestesista al Policlinico Campus Bio-Medico di Roma. Che sottolinea l’importanza di utilizzare manichini “umanoidi”, che simulano pazienti reali, con sistemi wi-fi in grado di parlare e generare rumori, consentendo di sbagliare in sicurezza prima di affrontare emergenze reali. Ma anche l’importanza di addestrare i cittadini comuni – e lo fa il Centro Formazione Medica – alle manovre salvavita. Insegnando anche a non aver paura di intervenire se qualcuno sta male.