Elogio della noia: perché spegnere il rumore del mondo riaccende il desiderio sessuale
di Valeria RandoneLa storia di Giordana fra rapporti naufragati e la difficoltà di lasciarsi andare
È proprio negli interstizi del silenzio, in quella sospensione dal fare, che si nasconde la chiave per riaccendere il desiderio. La sessualità e l’erotismo non abitano nella stanza del fare ma dell’essere.
Giordana, nome di fantasia, era abituata agli eccessi. Aveva bisogno di sentire che il suo mondo interno fosse pieno di tutto: notifiche, chat, sport, appuntamenti, impegni, uomini, tanti uomini. La noia, per lei, così come il tempo che scorreva lento, era un nemico da combattere, un vuoto terrorizzante in un’epoca che la faceva sentire in obbligo verso le connessioni prolungate, le performance, gli eccessi. Nonostante fosse una giovane donna, sana dal punto di vista fisico e psichico, soffriva di calo del desiderio sessuale, il motivo per il quale decise di consultarmi sei mesi fa.
Tutte le volte che iniziava una relazione, a legame stabilizzato, dopo un po’, solitamente dopo circa sei mesi, smetteva di fare l’amore perché il suo desiderio si spegneva.
Giordana è una donna che non sa amare, che non sa fermarsi, che non sa andare in profondità per paura di smarrirsi. Ha trentadue anni, un lavoro soddisfacente che la gratifica dal punto di vista economico e professionale, una laurea in economia aziendale e un master molto prestigioso conseguito all’estero, e una sorta di iperattività che la rende bulimica, affamata di vita. Parla tre lingue e appartiene a una famiglia di imprenditori del nord Italia che le hanno instillato una dose straripante di senso del dovere.
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L'estasi del vuoto
Giordana aveva una sorta di “problematica congenita”, come la chiamava affettuosamente la madre: parlava in continuazione. Più si sentiva in imbarazzo, più si sentiva intima con qualcuno - un’amica, un familiare, un uomo - più diventava verbosa. Aveva una chiara difficoltà ad ascoltare il silenzio e a sintonizzarsi con quello che in fondo le faceva più paura: l’intimità vera, sé stessa e l’erotismo.
Nel tempo, era diventata una collezionista di stimoli distraenti. Notifiche, scadenze, immagini che scorrevano veloci sullo schermo del suo cellulare con un effetto letteralmente ipnotico. Era dipendente da tutto ciò che anestetizzava i suoi sensi e il suo corpo. In questa condizione di assedio digitale nel quale si rifugiava, il suo desiderio - inteso non soltanto come atto sessuale in sé, ma come spinta vitale, curiosità e fame di vita - si addormentava sino a spegnersi del tutto sotto il peso dell'eccesso.
La noia come spazio sacro
Giordana mi consulta sei mesi addietro per il suo ormai preoccupante calo del desiderio sessuale, perché questa volta non è più disposta a perdere l’uomo che ama. Desidera proteggerlo, soprattutto da sé stessa e dal suo modus vivendi e amandi. Iniziamo sin da subito a lavorare sulle cause del suo bisogno di eccesso. Non è un percorso facile e tanto meno indolore, Giordana si sente come se fosse una drogata: bisognosa della sua dose di eccessi quotidiani, dallo shopping alle notifiche alle chat. Pian piano, seduta dopo seduta, inizia a nutrirsi davvero, a scegliere cosa fare e cosa non, a smettere di cibarsi di tutto ciò che viene dall'esterno e inizia a sentire il battito di ciò che le pulsa dentro. Quando spegne il rumore del mondo, il tempo rallenta e tutto inizia ad avere un sapore nuovo.
Lei ha finalmente imparato che quando il tempo rallenta e l'ansia della produttività l’abbandona, il corpo smette di essere uno strumento e torna a essere un tempio, anche del piacere. I sensi si risvegliano dal torpore: nel vuoto della noia e della lentezza, Giordana sente nuovamente il fruscio delle lenzuola di seta, vive nel presente, e il profumo della pelle del suo fidanzato inebria le sue narici perché riemerge con una violenza inaspettata.
L'immaginario che sembrava essere sbiadito si riattiva. Giordana ha finalmente compreso che il desiderio si nutre di mistero, di pause, di silenzi e di parole. Senza lo spazio vuoto della noia, non c'è posto per il fantasticare e per il desiderio, quello vero, che nasce dalla mancanza e non da una presenza eccessiva e oppressiva.
Riaccendere la passione
Silenziare il mondo esterno, per Giordana, ha significato smettere di controllare ogni cosa e iniziare a sentire. La noia, e il ritrovato spazio interno, l’ha costretta a stare con sé stessa, a spogliarsi non solo dei vestiti ma delle maschere sociali che indossava ogni giorno. È in quella vulnerabilità estrema, in quel non dover fare qualcosa sempre e a ogni costo che la scintilla del desiderio ha finalmente trovato l'ossigeno per divampare nuovamente. Giordana, con non poca fatica, ha imparato a vivere nel presente, a stare lì, per intero, senza una parte della sua mente distratta e rapita da un'e-mail a cui rispondere o da un like a cui strizzare l’occhio. Scegliere di annoiarsi, di restare a guardare il soffitto o l’orizzonte, o di camminare senza meta è l'invito più seducente che si possa fare alla nostra parte più primitiva e vitale di noi stessi. È un modo per dire al cicaleccio esterno: “non mi serve distarmi con te, mi basto io”. È proprio in questo bastarsi che si diventa irresistibili, affascinanti, vivi e vitali: per sé stessi e per il partner.
Articolo scritto in esclusiva per il canale salute, da Valeria Randone psicologa e sessuologa, Catania, Milano e online. www.valeriarandone.it