In un’epoca di iper-connessione digitale, abbiamo perso la bussola più importante: il nostro corpo. È per questo che oggi una persona su tre soccombe all’ansia, un male moderno che potremmo re-imparare a gestire riconnettendoci con la nostra parte più istintiva. È questa la tesi di Steve Biddulph, psicologo e autore di bestseller internazionali, nel suo ultimo libro Mente selvaggia. Trasforma l’ansia e vivi intensamente una vita piena di amore (Verduci Editore).
Spesso pensiamo al nostro lato animale come a qualcosa di primitivo da domare o di cui vergognarsi. Lei invece afferma che è la chiave per la nostra salute mentale. Qual è la vera differenza tra questa ‘mente selvaggia’ e la nostra mente logica?
“Dobbiamo aggiornare le nostre conoscenze. La vecchia psicologia degli anni ‘70 ci diceva che il sinistro è logico e il destro è emotivo. La realtà, rivelata dall'imaging cerebrale moderno, è molto più affascinante. L’emisfero sinistro usa le parole, è lo strumento con cui io scrivo e voi leggete, ma è anche lento, difensivo e facilmente influenzabile da slogan o pregiudizi. La ‘mente selvaggia’ risiede nell’emisfero destro: è un supercomputer iper-veloce, cablato direttamente nel corpo. È il sistema che gli animali usano da millenni per restare vivi e liberi. Mentre il sinistro analizza, il destro ‘sa’ istantaneamente se una persona è onesta o se un ambiente è sicuro. Lo abbiamo solo dimenticato”.
Quali sono le qualità distintive che rendono l’emisfero destro una guida così preziosa, non solo nelle emergenze ma nelle decisioni di ogni giorno?
“La ‘mente selvaggia’ è la fonte della nostra creatività e della nostra intuizione profonda. È la parte di noi che gode della musica, che capisce l’ironia e che compie i grandi balzi scientifici. Einstein sentì nel suo corpo che la teoria della relatività era corretta ben quindici anni prima di completare i calcoli. Ci aiuta a sentire se i nostri figli sono in pericolo o se qualcuno ci sta mentendo, anche quando le sue parole sembrano perfette. Il segreto non è abbandonare la logica, ma far lavorare i due emisferi come una squadra: il sinistro come un assistente fedele e il destro come il saggio esploratore”.
Per molti di noi, stabilire dei limiti con gli altri è una lotta costante. Lei suggerisce che i “confini” non siano un concetto mentale, ma istintivo. In che modo la ‘mente selvaggia’ ci aiuta a dire di no?
“I confini sono l’applicazione più pratica della ‘mente selvaggia’. Molti soffrono di ‘compiacenza cronica’, perché cercano di giustificare i propri limiti con la logica dell'emisfero sinistro. Ma i confini sono personali e unici. Solo il tuo corpo sa quando sei troppo stanco o quando una situazione non ti convince. Penso sempre alla storia di una ragazza pressata dal fidanzato per fare sesso: lui ha tutte le ‘ragioni’ logiche, ma se lei ascolta il suo corpo e sente quella chiusura viscerale, ha già tutta la risposta di cui ha bisogno. Il corpo non ha bisogno di giustificazioni, ha solo bisogno di essere ascoltato”.
Per chi volesse iniziare oggi stesso questo percorso di riconnessione, qual è il modo più semplice e pratico per interpretare questi messaggi?
“Nel libro propongo un esercizio che chiunque può fare ora. Chiudete gli occhi e pensate a una persona cara. Noterete una sensazione fisica precisa, forse un calore al petto o un senso di apertura. Ora pensate a qualcuno che vi mette a disagio. La sensazione cambierà immediatamente. Quello è il 'riassunto esecutivo' del vostro emisfero destro. Imparare a sostare in quel ‘felt sense’ (senso percepito) permette alla mente logica di ‘agganciare’ la realtà e darci la direzione giusta da seguire”.
Lei introduce la tecnica del “C’è qualcosa in me…”. Sembra quasi troppo semplice per essere efficace contro l’ansia cronica. Qual è il segreto neuroscientifico dietro queste parole?
“Funziona perché crea ‘spazio’. Quando dici ‘C’è qualcosa in me che si sente agitato’, accadono due cose: porti le parole (emisfero sinistro) a comunicare con la sensazione (emisfero destro) e smetti di essere ‘fuso’ con l’emozione. Non sei più l’ansia, sei l’osservatore dell’ansia. È come vedere una creatura timida che esce dal bosco: invece di spaventarti per il rumore tra le foglie, guardi la creatura e le invii segnali di amicizia. L’ansia è spesso solo la ‘mente selvaggia’ che urla perché è stata ignorata troppo a lungo; quando le diamo attenzione, il battito rallenta e la tensione si scioglie”.
Lei parla anche di guarigione dai traumi attraverso il corpo, citando gli Esercizi di Rilascio del Trauma (TRE). Come può un semplice tremore fisico aiutarci a superare ferite profonde?
“Tutti gli animali, dopo aver scampato un pericolo, tremano violentemente. Serve a scaricare l’eccesso di adrenalina e a sbloccare i muscoli che erano pronti a combattere o fuggire. Noi umani spesso congeliamo quella risposta per apparire ‘composti’. Ma quella tensione resta bloccata nel sistema nervoso. Il metodo TRE induce vibrazioni naturali che ‘resettano’ il corpo. Io l’ho sperimentato su me stesso per un trauma chirurgico infantile e ho visto vittime di violenza rinascere recuperando quella forza fisica e quella ‘incandescenza’ che era rimasta congelata per anni”.
Guardando alle nuove generazioni, l’ansia tra i giovani è a livelli mai visti. Qual è il ruolo della disconnessione dalla “mente selvaggia” in questa crisi e cosa possono fare i genitori?
“I genitori di oggi sono bravissimi ad ascoltare le emozioni dei figli, ma a volte non basta perché le emozioni restano ‘incastrate’ nella testa. Dobbiamo insegnare ai bambini a localizzare il disagio: ‘Dove lo senti nel corpo? Cosa sta facendo quella sensazione?’. Un bambino che sa ascoltare la propria ‘fierezza animale’ è un bambino più sicuro: sa fiutare il pericolo, sa resistere al bullismo e sa come calmarsi come se stesse abbracciando un piccolo cucciolo ferito. Restituire loro il contatto con la ‘mente selvaggia’ è lo strumento di prevenzione più potente che abbiamo”.