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I farmaci? Li prescrive l’Intelligenza artificiale

Nello Utah si tenta di sopperire alla mancanza di medici di base utilizzando l’Ia per fornire oltre 200 medicine tra statine, corticosteroidi o antidepressivi. Sesti. “La medicina è rapporto con il paziente, vi fidereste della diagnosi di una macchina?”

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Sarà una macchina e non un medico a prescrivere farmaci. Un software autorizzato a ’scegliere’ a seconda dei bisogni del paziente tra quasi 200 medicine, tra cui corticosteroidi, statine e antidepressivi, ormoni e agenti anticoagulanti. Accade negli Stati Uniti, nello Utah per la precisione, che ha annunciato una partnership senza precedenti con un'azienda di Intelligenza artificiale raccontandola su Jama .

L’obiettivo è appunto prescrivere farmaci senza il coinvolgimento del medico. Il sistema, venduto da Doctronic, spiegano gli addetti ai lavori, è progettato per condurre una "valutazione medica completa" che "rispecchia il processo decisionale clinico che seguirebbe un medico abilitato".

Gli Usa, dunque, sono sempre più inclini a sostituire i medici di base con l’Intelligenza artificiale. E l’Europa? È l’Aifa a dettare la linea. Lo fa lanciando il modello "Medicina di precisione e appropriatezza della prescrizione farmacologica", che integra dati clinici, genomica e Intelligenza artificiale per personalizzare le cure. L'obiettivo è gestire con maggior precisione la polifarmacoterapia negli anziani, riducendo le reazioni avverse e garantendo la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale.

E in Italia?

E i medici italiani cosa dicono? Un primo parere arriva da Giorgio Sesti, professore di Medicina interna all’Università La Sapienza di Roma, ex presidente della Società italiana di Diabetologia Sid) e past president della Società italiana di Medicina interna (Simi). “Sono favorevole a un uso dell’IA in alcuni specifici settori della sanità, in cui è già realtà e ci sta dando un grande aiuto – sottolinea – ma una prescrizione medica fatta senza visitare il paziente mi fa rabbrividire”.

La svolta epocale degli Usa

A proposito di Intelligenza artificiale applicata alla medicina, il grande cambiamento negli Stati Uniti è iniziato con l’Healthy Technology Act 2025, proposta di legge introdotta nel gennaio dello scorso anno da David Schweikert, rappresentante repubblicano al Congresso degli Stati Uniti, proposta ora all’esame della Commissione per l'energia e il commercio (House committee on energy and commerce) per la revisione. Suggerisce di modificare la Section 503(b) del Federal Food, Drug, and Cosmetic Act, ossia la legge federale che disciplina la sicurezza e l’efficacia di farmaci, dispositivi medici e prodotti alimentari, e riconoscere quindi alle tecnologie IA/ML lo status di “praticanti autorizzati”, che consentirebbe ad esse di prescrivere farmaci ai pazienti in modo automatico, senza necessità di un intervento umano.

Va detto che nel sistema di governo Usa, gli stati hanno mantenuto a lungo leggi fondamentali per la prescrizione dei medicinali. E in questo ambito medici e farmacisti autorizzati sono i custodi. Facendo riferimento a queste leggi statali, la legge federale richiede che qualsiasi farmaco che “non è sicuro per l’uso se non sotto la supervisione di un professionista autorizzato dalla legge” deve essere dispensato solo “su prescrizione scritta di un professionista autorizzato”. E allora com’è possibile che nello Utah questa situazione si stia capovolgendo?

Lo Utah diventa apripista

Anche se i prescrittori basati sull'intelligenza artificiale per il sistema americano non sono considerati ’medici’ autorizzati, lo Utah ha introdotto una deroga. Il suo ’sandbox normativo’ (ambiente controllato dove intermediari vigilati e operatori del settore FinTech possono testare, per un periodo di tempo limitato, prodotti e servizi tecnologicamente innovativi nel settore bancario, finanziario e assicurativo) consente alle aziende con idee innovative ritenute potenzialmente vantaggiose per i consumatori di derogare alle leggi statali.

In particolare, nell'accordo con lo Utah sono state inserite generalizzazioni, come l'affermazione secondo la quale il sistema di prescrizione basato sull'IA è "addestrato su protocolli medici consolidati" e che il suo algoritmo continua ad evolversi attraverso "cicli di feedback". Infine, l'azienda fornitrice del software sostiene che su 500 casi di telemedicina per cure urgenti, il suo sistema di prescrizione basato sull'IA ha individuato la diagnosi principale più frequente formulata da medici certificati nell'81% dei casi e le decisioni terapeutiche nel 99%.

Quando la ricetta la fa il computer: i punti a favore

Collegarsi ad un computer e farsi dare le giuste medicine da un software può rendere perplessi. Ma c’è chi, negli Stati Uniti appunto, ha studiato pro e contro del sistema. “Benefici derivano dal fatto che la prescrizione tramite IA può far fronte al problema della carenza generalizzata e a lungo termine di medici di base, nonché di specialisti - spiegano gli esperti -. Inoltre, la mancata aderenza alla terapia farmacologica, complessa e multifattoriale, influisce significativamente sulla mortalità e sulla morbilità. Dunque, per le patologie croniche l'obiettivo di salute pubblica è quello di garantire che i pazienti accedano a farmaci sicuri ed efficaci, continuando a riceverli finché è necessario”.

L’esempio arriva da uno studio del 2018 che rileva come “le terapie farmacologiche non ottimizzate, inclusa la mancata aderenza alla terapia, costino agli Stati Uniti 528,4 miliardi di dollari all'anno”. E come “tra il 4% e il 31% dei pazienti non ritira la prima prescrizione”. A questo, secondo una ricerca datata 2009, va aggiunto che di coloro che ritirano la prima prescrizione, circa il 20% non ottiene il rinnovo.

Quindi, secondo i sostenitori del progetto Usa, “l'intelligenza artificiale potrebbe ridurre gli errori di somministrazione dei farmaci, migliorare l'efficienza dei processi e consentire ai medici di concentrarsi su compiti diagnostici complessi o sulle interazioni interpersonali”.

Gli effetti dannosi

Tuttavia, le innovazioni tecnologiche possono anche causare danni. Tra le osservazioni più frequenti avanzate dagli scettici c’è il fatto che l’IA applicata alle prescrizioni mediche possa “generare sprechi e compromettere il rapporto clinico”, ma anche che “riduca il numero di incontri e visite tra paziente e medico e, di conseguenza, le opportunità per i sanitari di individuare altri problemi e per i malati di sollevare dubbi e domande”.

Un ultimo aspetto negativo viene individuato nella necessità, da parte dei medici, di dimostrare la propria competenza attraverso una formazione rigorosa e la certificazione professionale, mentre i sistemi di prescrizione basati sull'intelligenza artificiale non sono soggetti ad alcun controllo di questo tipo. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che le aziende che si occupano di intelligenza artificiale generalmente non divulgano pubblicamente la metodologia precisa utilizzata dai loro software per prendere decisioni mediche o per formulare raccomandazioni.

Sesti: “Chi visiterà i pazienti?”

“Ci sono settori in cui l’Intelligenza artificiale funziona, e anche bene. Ci serve ed è di grande aiuto. Ma bisogna distinguere”. Sesti, nel dire questo, fa due esempi di ’buon utilizzo’ dell’Ai: “Abbiamo campi come quello radiologico, in cui le innovazioni tecnologiche riescono a vedere cose che l’occhio non cattura. E anche nel mondo dell’estremamente piccolo, come la citologia e l’istologia, funziona benissimo. Ma qui mi fermo”. E spiega perché: “Sono estremamente preoccupato. Frequento siti, ad esempio Chat gpt, che prendono cantonate. Basta porre male una domanda e il risultato è terribile. Quindi l’Intelligenza artificiale può sbagliare, e anche di parecchio”.

Tuttavia la discriminante di fondo, secondo Sesti, è un’altra. “La medicina è anche visitare i pazienti - sottolinea –. Non basta fare una foto per una diagnosi, serve mettere le mani sui malati. Però nelle nuove tecnologie questo approccio manca: sotto questo aspetto non sostituiranno mai il medico di base. Diffido da una macchina che prescinda da tutto ciò, dallo spiegare al paziente come, quanto e quando prendere i farmaci. Come pure cosa fare nel caso si presentino effetti collaterali e a considerare l’interferenza con eventuali altri farmaci”.

“Se fosse così semplice curare allora perché non mettere dei robot nei reparti di ospedale – conclude Sesti –. Forse in futuro potrà accadere che sia una macchina a visitarci, ma chiediamoci con quali costi: sicuramente enormi. Meglio, dunque, un medico in carne e ossa, magari più lento di un algoritmo, ma che dia la sicurezza di una diagnosi che deriva dal contatto con il paziente. E poi c’è un ultimo aspetto da non trascurare: quanto ci possiamo fidare nel prendere le medicine scelte per noi da una macchina?”.