Trump: attacco alla medicina

Diabetologi distribuiscono editoriale contro Trump al congresso Usa: portati fuori dalla polizia

Diabetologi distribuiscono editoriale contro Trump al congresso Usa: portati fuori dalla polizia

All’American Diabetes, 5 professori universitari offrivano ai colleghi copia di un articolo pubblicato proprio sulla rivista dell’Associazione che criticava le politiche sanitarie dell’amministrazione. Il loro appello: “Gesto intimidatorio, non si può restare a guardare, l’America deve alzarsi in piedi”

3 minuti di lettura

Cinque nomi di spicco della diabetologia mondiale, il palcoscenico dell’Ada, l’American Diabetes Association, uno dei due più grandi congressi mondiali dedicati alla malattia, quest’anno a New Orleans, e la polizia che arriva per dare man forte alle forze di sicurezza del congresso e porta via 5 medici e docenti americani, rei di distribuire al pubblico del congresso copie di un editoriale pubblicato su Diabetes Care (che è il giornale di punta proprio dell’Ada) con le loro critiche all’amministrazione Trump per i duri attacchi – e relativi tagli di budget – alla ricerca scientifica e in particolare a quella sul diabete.

La polizia contro i 5 prof

Dopo gli insulti alle giornaliste, colpevoli di aver fatto domande scomode, le selezione delle testate da ospitare alla Casa Bianca, scegliendo solo le più vicine alla linea Maga, le cause milionarie intentate ai giornali a puro scopo intimidatorio, l’epidemia di morbillo fatta correre scoraggiando la vaccinazione prima che morissero tre bambini, adesso è la volta della polizia contro cinque scienziati americani, per giunta a casa loro, nella sede del loro congresso.

Chi sono i cinque

I cinque sono Steven Kahn, professore di Medicina all’Università di Washington e direttore della rivista Diabetes Care, co-autore dell’editoriale pubblicato, il past president dell’Ada, Desmond Schatz, dell’università della Florida, Gainesville; Aaron Kelly, professore di Pediatria all’università del Minnesota, Justin Ryder della Northwestern University e Irl Hirsch, università di Washington. I cinque professori stavano distribuendo copie dell’editoriale sulla porta di un’aula dove il direttore dei Nih (i National Insitutes of Health americani), Jay Bhattacharya, avrebbe dovuto parlare, cosa che invece non ha fatto delegando un altro esponente Nih.

“L’America si alzi in piedi”

“Ci hanno afferrato spingendoci fuori dal centro congressi, togliendoci i badge e cercando di prendere anche le copie dell’editoriale, dicendoci che non avremmo più partecipato ai meeting dell’Ada – ha precisato Kelly a MedPage Today, che ha raccontato per primo l’accaduto, mostrando anche un video in cui un uomo in divisa mette le mani addosso a uno dei cinque professionisti - questo è quello che accade in America. La censura è reale. L’America deve alzarsi in piedi, lo devono fare gli scienziati, lo devono fare i medici”. I medici sono rientrati poi al centro congressi da un’altra porta, e sono stati di nuovo respinti dal personale di sicurezza e dagli agenti di polizia. "Non è più sufficiente restare a guardare o lavorare dietro le quinte con i legislatori", hanno scritto gli esperti nel loro editoriale. "Inoltre, non è più appropriato preoccuparsi di eventuali ritorsioni politiche. È giunto il momento di riconoscere e lottare per invertire la spirale di declino degli Stati Uniti d'America rispetto al loro status di nazione leader nell'innovazione sanitaria".

La minaccia della denuncia

"Stavano chiaramente cercando di intimidirci", ha detto il dottor Kelly. La polizia ha infatti detto ai cinque professori che se avessero messo di nuovo piede nella struttura sarebbero stati accusati di violazione di domicilio e arrestati, ha raccontato Justin Ryder, un ricercatore sull'obesità pediatrica della Northwestern Medicine che aveva distribuito le copie dell'editoriale.

L’Ada: violato il codice di condotta

L’Ada ha confermato che i cinque scienziati registrati sono stati rimossi dall’elenco dei partecipanti, poiché avevano violato il codice di condotta dell’organizzazione. “Questi partecipanti sono stati scortati fuori perché i loro comportamenti non erano conformi al codice di condotta – ha precisato il team media di Ada – è stato chiesto loro di smettere con la distribuzione e si sono rifiutati e quindi sono stati scortati fuori. Sono stati trattati tutti in modo rispettoso e professionale, senza alcuna discriminazione, intimidazione o mobbing. Comportamenti inappropriati, minacce o azioni fisiche o verbali o proteste non saranno tollerate”.

L’editoriale rilanciato dai social

Ovviamente i social hanno subito rilanciato l’accaduto, con il risultato che l’editoriale è stato letto da un numero infinitamente maggiore di persone. Con la nota, aggiunta dai responsabili Ada, che sottolinea come Ada non abbia nulla a che vedere con l’editoriale.

Ma la domanda è: che medici ed editorialisti di una rivista dell’Ada – e tra questi il direttore della rivista - ristampino un editoriale pubblicato sul giornale dell’Ada e lo distribuiscano al congresso annuale dell’Ada si configura come una violazione del codice di condotta? E distribuire un editoriale è considerato tout court una forma di protesta? O piuttosto – come sostengono i medici portati fuori – una forma di censura e di appiattimento verso il potere?

La Società italiana diabete

Intanto la notizia fa il giro delle società scientifiche e anche la Società italiana diabete – pur non entrando nel merito delle dinamiche politiche interne a un altro Paese – sottolinea come nell’ambiente dedicato a uno dei due congressi scientifici diabetologici più importanti e prestigiosi al mondo, un ricercatore, specie se membro di quella società scientifica, non possa essere considerato un mero ospite, ma sia per, definizione, ‘a casa’. E ritiene tuttavia doveroso ribadire alcuni principi che appartengono al patrimonio comune della comunità scientifica internazionale, di cui la diabetologia italiana è parte integrante. La libertà di ricerca e la libertà di espressione di chi la pratica sono condizioni costitutive del progresso scientifico. Il confronto critico è il meccanismo attraverso cui la scienza biomedica corregge sé stessa e serve i pazienti. La valutazione dei progetti di ricerca secondo criteri di merito scientifico, affidata alla revisione tra pari, è una garanzia di qualità che nessuna esigenza di altra natura dovrebbe poter sostituire”.