Negli ultimi decenni lo sviluppo tecnologico delle metodiche di indagine (la genomica, la proteomica, la visualizzazione di molecole, cellule e organi, l’uso dell’intelligenza artificiale) e degli strumenti di cura (la robotica, i biomateriali, i farmaci biotecnologici) ha rivoluzionato la medicina. Le scoperte scientifiche hanno permesso di districare il complesso percorso che porta allo sviluppo delle malattie, identificando le alterazioni genetiche innate o acquisite, e il ruolo delle nostre esperienze di vita (l’ambiente, la dieta, i microorganismi).
Cure efficaci con la medicina personalizzata
Progresso scientifico e innovazione tecnologica hanno permesso di sviluppare con una rapidità inimmaginabile trattamenti mirati all’individualità della malattia di ogni singolo paziente, costruendo quella medicina personalizzata che è la strada maestra per aumentare l’efficacia delle cure e ridurre gli effetti avversi.
Nessuna scorciatoia rispetto al metodo scientifico
La medicina, che ha il grande privilegio e la responsabilità della tutela di un diritto molto prezioso, la salute, deve quindi evolvere continuamente, incorporando le nuove conoscenze nelle cure con quel metodo scientifico che in tutto il mondo prende il nome di un italiano illustre, Galileo Galilei: nuove scoperte mettono in discussione il sapere consolidato e fanno avanzare la conoscenza della natura, ma sempre basandosi su dati sperimentali verificabili e riproducibili. Non ci sono scorciatoie, è questo il motore del progresso di tutte le scienze.
I pilastri della medicina moderna
E quindi il primo pilastro della medicina moderna deve essere la capacità di innovazione, di trasformare il progresso scientifico in cure sempre più efficaci. La medicina è scienza, e la tecnologia accelera la scienza. I risultati di questa accelerazione sono ormai entrati in pratica clinica, e l’oncologia, con la sua complessità molecolare, lo mostra con prospettive sempre più incoraggianti. Un esempio è il tumore del polmone, per il quale un ampio spettro di mutazioni causative, associate a prognosi diverse, hanno portato a una nuova classificazione su base molecolare ed allo sviluppo di farmaci mirati (anticorpi monoclonali, molecole chimiche) che hanno molto aumentato la possibilità di guarigione.
Ma la medicina è una scienza che tocca ogni persona nei momenti di massima fragilità. Ed allora, è indispensabile che il rigore scientifico e l’uso della tecnologia non intacchino il suo secondo pilastro, l’umanità, ovvero la capacità di ascoltare il malato, la sua storia e le sue emozioni. È una parte fondamentale dell’attività del medico, che aiuta la comprensione della condizione patologica e migliora la risposta alle terapie, allontanando i malati da suggestioni alternative senza basi scientifiche e senza efficacia. Per questo, ai medici va restituito il tempo necessario a costruire quella relazione umana che dà fiducia ai pazienti ed efficacia alle cure.
Infine, il terzo pilastro della medicina è l’equità. Nel nostro Paese è sancita dalla Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, ed è attuata da un sistema sanitario universale. La medicina personalizzata, che richiede un numero sempre più elevato di farmaci costosi con un bacino di pazienti più ristretto, è una grande opportunità terapeutica, ma anche un rischio per la sostenibilità economica di un sistema sanitario accessibile a tutti.
La sfida della innovazione in medicina deve quindi essere raccolta non solo dagli scienziati e dai medici, ma dall’intero Paese, che deve progettare il futuro della sanità. La diagnosi precoce con apparecchi indossabili, l’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati ed i trattamenti da remoto, il potenziamento della sanità territoriale e la riduzione dei tempi di ospedalizzazione possono ridurre l’impatto socio-economico delle malattie.
Allo stesso tempo, occorre investire nelle nuove tecnologie necessarie allo sviluppo dei farmaci (RNA, terapia genica, anticorpi monoclonali), perché si crei una filiera dalla scoperta scientifica alla produzione del farmaco ed il nostro Paese entri nel novero delle nazioni che guidano la rivoluzione tecnologica della medicina del futuro. Per fare questo, università, imprese ed istituzioni devono mettere a disposizione il proprio capitale umano e condividere competenze e esperienze con l’obiettivo di sfruttare le scoperte scientifiche, portare innovazione nel sistema industriale e creare nuova impresa, aumentando la capacità di cura della nostra sanità. È un impegno che genera valore economico e tutela la salute dei cittadini, lo dobbiamo al nostro Paese.
*Rosario Rizzuto, docente nella Scuola di Medicina dell'Università di Padova, è direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche ed è stato Rettore dell'Università di Padova. È attualmente Presidente del Centro Nazionale per la Terapia Genica e i Farmaci con Tecnologia a RNA, finanziata dal PNRR MUR
Appuntamento nell’Aula Magna dell’Università di Padova, giovedì 9 ottobre alle 11.05