Non ci sarà un’apertura alla rimborsabilità dei farmaci contro l’obesità per tutte le persone che hanno problemi di peso. Ad annunciarlo è Robert Nisticò, il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha partecipato al Festival di Salute a Padova. Quella dei prodotti per perdere peso, nati come cura del diabete, è la novità forte della farmaceutica di questi anni. Oggi il sistema sanitario li concede gratuitamente solo ha chi è obeso e appunto è anche diabetico. Ma sono già tanti coloro che hanno solo problemi di peso ma ottengono la prescrizione su ricetta bianca e se li pagano (da 250 a 300 euro al mese).
La questione della rimborsabilità
Le pressioni per allargare la rimborsabilità ci sono, dall’industria ma anche dagli stessi pazienti, e la nuova legge sull’obesità potrebbe trasformarsi in un’ulteriore spinta in questo senso. Cedere, per il sistema pubblico vorrebbe dire spendere miliardi di euro.Nisticò è cauto. Intanto spiega che “se l’industria ci chiederà di estendere la rimborsabilità da parte dello Stato si dovrà valutare bene quali sono le categorie prioritarie, le fasce a rischio”.
L’obesità come malattia
Il presidente aggiunge che “quando parliamo di questi farmaci dobbiamo capire che l’obesità è una malattia che può innescare tante complicanze, ma usarli non deve essere visto come una scorciatoia rispetto ai corretti stili di vita, che sono la prima forma di prevenzione”. La sintesi è che chi vuole “prendere il farmaco come effetto dimagrante, estetico, non può pretendere che lo Stato glielo paghi. Certo, in caso di obesità severa è importante farlo, magari mettendo più soldi nel fondo per obesità, ma il medicinale non può essere una scorciatoia”.
I costi
Come altri medicinali, sottolinea Nesticò, se funzionano fanno risparmiare su altri costi, perché evitano problemi gravi e quindi interventi sanitari. Altro tema da valutare riguarda i dati. “Si tratta di medicinali approvati recentemente, quindi abbiamo poca esperienza sui loro effetti a lungo termine. Se chi li ha presi una volta torna obeso poi gli facciamo fare un secondo ciclo? E un terzo o un quarto? Con quali effetti? Ci vuole un approccio molto prudente”.
La spesa farmaceutica
Il presidente di Aifa ha anche parlato della spesa farmaceutica, che in Italia è in crescita e rischia di travolgere i conti della sanità. “E’ una costante degli ultimi anni, ma resta più bassa rispetto ad altri Paesi. Noi siamo bravi a spuntare i prezzi migliori dei medicinali. Perché questi aumenti? La popolazione invecchia, anche grazie al nostro ottimo sistema sanitario nazionale. Poi arrivano farmaci sempre più raffinati, biologici, terapie geniche, Car-T. Sono ovviamente molto costosi da produrre. Infine, durante il Covid c’è stato un mancato screening della popolazione, una riduzione delle visite, fattori che ha fatto sì che a volte oggi si arrivi alla diagnosi tardi e bisogna utilizzare molti farmaci”. Su come risolvere il problema dei costi in aumento, Nisticò cita il Testo unico della farmaceutica, che verrà approvato, punta sulla appropriatezza, perché certe prescrizioni potrebbero essere evitate.
E infine fa in discorso legato a quanto viene utilizzato un medicinale. “I prezzi vanno valutati osservando anche i volumi. Se un prodotto vende molto possiamo procedere a rinegoziazioni automatiche”. Cioè senza discutere con l’azienda produttrice che proprio grazie agli alti volumi fa un buon incasso da quel suo farmaco. Infine, riguardo alla svolta antiscientifica dell’amministrazione Usa, che di recente ha messo in relazione autismo e paracetamolo usato in gravidanza e cambiato il calendario vaccinale a causa di supposti effetti collaterali di questo farmaci, sostiene di aver “accolto con sorpresa le ultime dichiarazioni. Parliamo dello Stato con la più grande produzione scientifica al mondo”.
Per uscirne e convincere i cittadini sulla sicurezza dei medicinali “dobbiamo sempre muoverci nel perimetro della medicina basata sull’evidenza. Sul paracetamolo in gravidanza c’è un grande studio della Svezia, su 2,5 milioni di bambini che conclude come non ci sia nesso di causalità con l’autismo. Bisogna dire ai cittadini che il monitoraggio sui farmaci, anche quelli storici come il paracetamolo, si continua a fare. Si aggiornano i foglietti illustrativi e quindi possono stare tranquilli”.