“La sanità non è solo una questione economica e finanziaria, ma è fatta di scelte che ti rendono competitivo, ti permettono di dare risposte ai cittadini e di essere molto più efficienti nelle cure”. È così che il presidente del Veneto, Luca Zaia, racconta i suoi 15 anni di esperienza alla guida di un sistema sanitario regionale spesso citato come modello. Intervistato da Daniela Minerva, direttrice di Salute, in apertura del secondo giorno del Festiva di Salute, in corso a Padova.
Festival Salute 2025. Modello Veneto
Il presidente del Veneto racconta come la sua Regione ha affrontato i cambiamenti della sanità avvenuti in un contesto di progressivo definanziamento nazionale e di un contestuale aumento della vita media e, quindi, del “carico" assistenziale.
Il modello Veneto
Il Veneto è considerata una delle regioni italiane che meglio è riuscita a interpretare l’evoluzione della sanità pubblica, grazie a una rigorosa riorganizzazione iniziata da dopoguerra e che ha portato alla chiusura strategica di 49 ospedali.
“I cittadini non percepiscono la mancanza di questi 49 ospedali, perché si sono fatte le economie di scala, si sono fatte aggregazioni in maniera opportuna”, racconta Zaia. Questo approccio ha permesso, per esempio, di creare unità super-specialistiche come le Breast Unit. Zaia ricorda la rivoluzione del 2012: “Qui in Veneto non si opera più il cancro del seno ovunque, ma lo si fa solo nella sede provinciale della Breast Unit”. Con risultati eccellenti. “Il cancro del seno in Veneto viene curato con un esito positivo oltre il 98% delle volte", sottolinea il governatore.
L'efficienza descritta da Zaia si traduce in tempi di degenza ridotti. “Un paziente operato di ernia inguinale in Veneto resta in ospedale 4-5 ore. In alcune regioni – continua - si sta ancora 5-6 giorni in ospedale. Questo vuol dire che non c’è efficienza”.
Liste d’attesa
I numeri dell’efficienza della sanità veneta sono eloquenti. “Abbiamo 68 ospedali, 64mila dipendenti e 12mila medici”, elenca Zaia. “Eroghiamo 80 milioni di prestazioni all’anno, 2 milioni e mezzo sono gli accessi al pronto soccorso. La nostra è una grande squadra, un ‘magic team’, perché comunque in veneti sono felici di farci curare da questi operatori sanitari”, aggiunge.
L’efficienza del modello Veneto appare evidente anche sul fronte liste d’attesa. “Nonostante in Italia manchino 50mila medici, e in Veneto 3.500, la nostra Regione è stata in grado di ripulire le liste d’attesa: una settimana fa su 5 milioni di veneti, avevamo 7mila persone in attesa”, aggiunge Zaia. “Un dato bassissimo, considerato che quando siamo usciti dal Covid ne avevamo 500mila”, aggiunge.
Robotica e IA
Tecnologia e innovazione sono i pilastri del “modello Veneto”. Dai 4 robot chirurgici presenti all’inizio del mandato di Zaia, si è passati a “più di 60”. Ma la vera sfida, secondo il governatore, è l’Intelligenza artificiale. “Sta arrivando una grande rivoluzione”, spiega, raccontando già il ruolo chiave che l’Ia ha oggi in clinica come “supporto” al lavoro dei medici.
L’IA, ad esempio nei mammografi, non “toglie il ruolo ai medici” ma li aiuta a essere “più medici”, migliorando la diagnostica e la candidabilità dei pazienti alle cure. Zaia difende a spada tratta gli investimenti in tecnologia e annuncia un prossimo arrivo in Veneto, la risonanza magnetica “7 Tesla”.Un investimento dispendioso ma “i costi si abbassano nel tempo e l’efficienza che ne deriva ripaga”, sottolinea il presidente del Veneto.
L’autonomia
Il dibattito si è poi spostato su uno dei temi centrali affrontati da Zaia nel suo libro “Autonomia, la rivoluzione necessaria” (Marsilio Editore) e cioè quello dell’Italia a due velocità. “Trovo immorale che ci siano cittadini costretti a fare la valigia per andare a curarsi fuori la proprio regione”, dice senza mezzi termini. “L’Italia a due velocità è un'Italia che ha fallito”, aggiunge.
In sanità, il Veneto punta sull'autonomia per garantire l’efficacia sul territorio. Zaia ricorda il Covid: “in quel periodo si sono viste le efficienze delle regioni” che potevano agire localmente. La sua ricetta è chiara: “A livello centrale controllo e sicuramente linee guida, ma poi a livello locale l’ultimo miglio deve essere l'autonomia pura perché altrimenti sanità non funziona”, sottolinea.
Sanità pubblica
Infine, Zaia ribadisce con orgoglio la natura prevalentemente pubblica del modello Veneto, con solo l’11% di privato accreditato, in netta controtendenza con altre regioni. Inoltre, la scelta di assumere nuovi medici di base in un rapporto di dipendenza dal servizio pubblico, è vista dal governatore del Veneto come un’ulteriore mossa strategica per mettere gli operatori “in squadra” e coprire le aree carenti, per un'offerta sanitaria che vuole rimanere “un pilastro” per i cittadini.