Hanno vent’anni e vivono come se il domani non esistesse. Bevono per sentirsi parte del gruppo, fumano per distinguersi, fanno l’amore per curiosità o per sfida, spesso senza protezioni. Non cercano il rischio, ma lo sfiorano ogni giorno con la leggerezza di chi crede che certe cose capitino sempre agli altri.
Eppure, dietro quella spavalderia, c’è un vuoto più profondo di quanto appaia: la solitudine, la fatica di crescere in un tempo incerto, il bisogno di appartenenza. È di questo che si parlato al Festival della Salute nel talk moderato da Elvira Naselli con Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, e Giovanni Addolorato, responsabile del Centro di Alcologia del Gemelli dove è attivo un ambulatorio in cui vengono seguiti i ragazzi che hanno problemi di alcol.
“Less is better”: meno bevo, meglio è
“Per anni si è creduto che un bicchiere di vino potesse proteggere il cuore, ma è una falsa notizia: l’alcol è tossico per tutti gli organi”, ha spiegato Giovanni Addolorato. “Less is better, meno bevo, meglio è”, ha aggiunto. “Bere una o due unità alcoliche al giorno, se si è adulti, comporta un rischio basso ma non nullo. Questo non vale per adolescenti e over 65, perché i primi non hanno ancora sviluppato gli enzimi che metabolizzano l’alcol, mentre negli anziani questi enzimi si riducono. E se si beve a digiuno, il danno è ancora maggiore, perché i pasti rallentano l’assorbimento dell’etanolo”.
La “drunklessia”: saltare i pasti per bere di più
Nei ragazzi, il pericolo è ancora più subdolo: si concentra nel weekend e si chiama binge drinking, il bere compulsivo che oggi riguarda oltre il 60% degli adolescenti. “Molti si sono accorti che l’alcol è calorico e allora non mangiano per poter bere di più: si parla di drunklessia, una tempesta perfetta”, spiega Addolorato. E se il primo organo a cui si pensa è il fegato, il più danneggiato può essere il cervello.
“Tra i 16 e i 19 anni si completa la maturazione neuronale: è il momento in cui il cervello istintivo dell’adolescente diventa quello razionale dell’adulto. L’abuso di alcol blocca questo processo. In pratica, chi beve troppo rischia di restare con un cervello adolescente”.
Sesso e prevenzione: l’altra faccia del rischio
Ma il tema dei comportamenti a rischio non si ferma all’alcol. C’è anche la sfera sessuale, dove la leggerezza può trasformarsi in esposizione. “La buona notizia è che oggi dalle malattie sessualmente trasmesse ci si può difendere e anche prevenirle”, ha spiegato Anna Teresa Palamara. “Il problema è che si conoscono meno, e quando si conoscono meno ci si protegge di meno”. Dopo il 2020, in cui si era registrato un calo, i casi sono tornati a crescere. “Abbiamo visto un aumento dell’85% della gonorrea, soprattutto tra i più giovani, e la maggior parte non sa nemmeno di cosa si tratti”, ha detto Palamara. “Aumentano anche sifilide, clamidia e perfino l’Hiv, che molti pensavano scomparso. La clamidia, ad esempio, spesso non dà sintomi ma nel tempo può causare infertilità. Per questo è importante rivolgersi al ginecologo o al medico di famiglia, anche in assenza di disturbi, e fare i test”.
Un telefono verde per informarsi
All’Istituto Superiore di Sanità è attivo un numero verde dedicato (800-861061) per chi vuole informazioni o consigli su prevenzione e diagnosi precoci.“È fondamentale avere rapporti protetti, soprattutto quando non si conosce bene il partner o se se ne hanno più di uno”, ha ricordato Palamara. “E bisogna sapere che oggi stiamo assistendo anche a un cambio nelle modalità di trasmissione: l’epatite A, che un tempo si prendeva con il cibo — per esempio mangiando cozze crude — oggi è una delle infezioni sessualmente trasmesse più frequenti, soprattutto tra i maschi che hanno rapporti con partner maschili”.
Non serve paura, serve conoscenza
Nel giro di un’ora di talk, il messaggio che è arrivato ai ragazzi è chiaro: non serve avere paura, serve conoscenza. Sapere che bere meno non significa divertirsi di meno. Che proteggersi non toglie libertà, ma la preserva. Che crescere non vuol dire smettere di esplorare, ma imparare a scegliere. Perché avere vent’anni senza paura non significa sfidare il rischio, ma riconoscerlo e decidere, consapevolmente, di stare bene.