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Intelligenza artificiale, una rivoluzione in medicina. Ma è necessario colmare il gender gap

Intelligenza artificiale, una rivoluzione in medicina. Ma è necessario colmare il gender gap

Il messaggio della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica in occasione della Giornata internazionale delle donne nella scienza: “Va imposto un cambio culturale a tutto vantaggio dei pazienti”

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Il mondo della scienza è ancora, per molti versi, un club per soli uomini. È donna solo il 35% dei laureati in discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), e solo il 26% delle donne svolge attività direttamente legate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale, come ricorda l’Unesco. Un divario da colmare, perché il contributo femminile alla ricerca e alla pratica scientifica è fondamentale. Soprattutto in medicina, dove offre ricadute dirette per la salute dei pazienti. È il messaggio che arriva dalla Sirm (Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica), che in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza dell’11 febbraio ha organizzato presso il Centro Diagnostico Italiano di Milano il convegno “Intelligenza Artificiale: conoscenza, responsabilità e partecipazione”.

Serve un cambiamento culturale

L’appuntamento è l’occasione per presentare le novità diagnostiche e terapeutiche offerte oggi dall’intelligenza artificiale al campo della radiologia. E allo stesso tempo, per ricordare il divario che esiste per il genere femminile nell’accesso alle discipline mediche e scientifiche. E i vantaggi che comporterebbe colmare questa lacuna, sia in termini di diritti, sia più concretamente per la salute dei pazienti.

“L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari affascinanti anche in radiologia ma la scarsa presenza femminile impone una riflessione profonda e un deciso cambio culturale, a tutto vantaggio dei pazienti”, spiega Nicoletta Gandolfo, Presidente Nazionale della Sirm e Direttore del Dipartimento Immagini dell’Azienda Metropolitana Ospedaliera di Genova. “L’applicazione dell’IA alle apparecchiature radiologiche consente oggi di ottimizzare la performance diagnostica a livelli mai raggiunti, personalizzando il settaggio delle macchine sul singolo paziente. Questo si traduce in maggiore accuratezza diagnostica, riduzione dei tempi di esecuzione, minore dose di esposizione alle radiazioni ionizzanti e un supporto avanzato alla diagnosi”.

Una scienza in continua evoluzione

L’intelligenza artificiale, ricordano gli esperti Sirm, rappresenta oggi un valido ausilio sia nell’identificazione di lesioni difficilmente visibili all’occhio umano, sia nella fase di interpretazione delle immagini, contribuendo a una caratterizzazione più corretta e accurata delle alterazioni riscontrate, sempre sotto il controllo e la responsabilità del medico radiologo. “L’intelligenza artificiale è un mezzo anche per esplorare una nuova frontiera della diagnostica radiologica fatta non solo più di immagine ma proiettata all'interpretazione dei dati numerici legati all'immagine, a supporto del radiologo”, sottolinea Luca Brunese, Presidente eletto di Sirm. “Una radiologia che evolve: grazie all’intelligenza artificiale l’immagine diventa anche dato quantitativo, aprendo nuove possibilità in termini di diagnosi precoce, stratificazione del rischio e medicina di precisione”.

In un campo in continua evoluzione, gli esperti hanno sottolineato come stia diventando sempre più fondamentale aumentare il contributo femminile, con politiche mirate a promuovere e sostenere la scelta di corsi di laurea Stem per le ragazze, e maggiore spazio in posizioni apicali e di responsabilità per le scienziate.

Verso un’inversione di tendenza

“L’Ai è una rivoluzione che va governata e gestita al meglio – avverte Stefania Montemezzi, Presidente della Commissione Dei – Per questo dobbiamo incrementare il ruolo delle donne nelle aree Stem con un cambio di punto di vista e un maggiore impegno verso l'inclusione, come viene ribadito nel convegno di oggi al centro diagnostico. L'Italia, si sa, è un paese che storicamente ha spinto meno le donne verso gli studi e le professioni scientifiche. Per fortuna stiamo assistendo ad una inversione di tendenza, anche nelle posizioni apicali”.

Una priorità politica

A farle eco, anche il Presidente eletta di Aiom, Rossana Berardi: “Finalmente, non solo in radiologia ma in tutta la medicina, oncologia compresa, si sta prendendo piena consapevolezza di quanto sia indispensabile anche lo sguardo femminile, capace di portare punti di vista differenti e di rinnovare linguaggi e approcci in ogni contesto professionale – commenta Berardi – la sotto-rappresentazione femminile, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico come l’intelligenza artificiale e nelle posizioni apicali, non è un dato neutro: è il risultato di scelte culturali e organizzative che vanno corrette. La strada da percorrere è ancora lunga, ma il cambiamento è avviato e non può essere affidato alla buona volontà dei singoli, ma deve diventare una priorità politica e istituzionale. Le società scientifiche hanno il dovere di guidare questa trasformazione, promuovendo inclusione, accesso alle competenze e pari opportunità, come dimostrano l’impegno concreto di Aiom e di Sirm”.