frontiere

Microbiota e salute metabolica: c’è un batterio “alleato” del fegato

Microbiota e salute metabolica: c’è un batterio “alleato” del fegato

Uno studio internazionale rivela il potenziale protettivo di Dysosmobacter welbionis, aprendo la strada a probiotici di nuova generazione contro fegato grasso e altre malattie metaboliche

1 minuti di lettura

Si chiama Dysosmobacter welbionis, è un batterio a forma di bastoncino che vive nell’intestino di persone sane, e prende il nome da un programma di ricerca (Welbio) del WEL Research Institute, in Belgio. Isolato per la prima volta nel 2017 dalle feci di un adulto a Bruxelles, oggi è sotto i riflettori per alcune sue proprietà estremamente interessanti: è infatti in grado di trasformare il mio-inositolo – una molecola naturalmente presente in frutta, legumi, cereali e frutta secca – in acido butirrico, sostanza fondamentale per la salute dell'intestino con noti effetti antinfiammatori e con un’azione protettiva sulle funzioni del fegato. In questo senso, il batterio potrebbe costituire la base per lo sviluppo di probiotici in grado di prevenire e gestire disturbi metabolici come il fegato grasso, l’obesità e il diabete di tipo 2.

Lo studio internazionale

A indagare le proprietà di Dysosmobacter welbionis è stato uno studio internazionale, pubblicato su Gut, coordinato da due centri di ricerca belgi (l’Università Cattolica di Louvain e il già citato WEL Research Institute) e cui hanno partecipato anche l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Portici (Cnr-Ispaam), l’Università Tor Vergata di Roma e l’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), insieme ad atenei e centri di ricerca di tutta Europa.

Il ruolo nella salute del fegato

“Lo studio - spiega Antonio Dario Troise, coordinatore dello studio per il Cnr-Ispaam - si è concentrato sul potenziale ruolo protettivo di questo batterio intestinale per la salute del fegato: la sua assenza o ridotta rappresentazione nell’intestino sembra essere una caratteristica di soggetti affetti da steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, o presentanti una fibrosi epatica avanzata; viceversa, la sua presenza è associata a un miglioramento di possibili disturbi metabolici”.

Una base per nuovi probiotici

Inoltre i ricercatori hanno mostrato per la prima volta che Dysosmobacter welbionis, a differenza di altri commensali intestinali che convertono il mio-inositolo in acido acetico e acido propionico, ha la capacità di convertire la molecola in acido butirrico. “Data la significativa presenza di questo batterio nell’intestino di soggetti sani e la sua costante associazione con la salute metabolica ed epatica dell’ospite – aggiunge Andrea Scaloni, ricercatore del Cnr-Ispaam coinvolto nello studio - il batterio diventa un candidato ideale per lo sviluppo di probiotici di nuova generazione da usare in approcci terapeutici innovativi diretti al microbiota intestinale umano”.

Così migliora la glicemia

Somministrando il batterio in animali affetti da fegato grasso (steatosi), i ricercatori hanno infatti assistito a un miglioramento significativo della glicemia e della disfunzione epatica. “La scoperta che la fermentazione del mio-inositolo determina direttamente la produzione di acido butirrico – conclude Sacloni – potrebbe modificare gli attuali paradigmi della ricerca sulle interazioni dieta–microbiota–ospite”.