Ricerca di base, campagne di screening, trattamenti innovativi, politiche di prevenzione. Ma non solo. La salute collettiva e individuale e legata anche a qualcosa di più impalpabile e allo stesso tempo più “vicino”: l’aria che respiriamo, le strade che percorriamo, la rete di relazioni in cui siamo inserite. Ossia da come ci “accoglie” e ascolta la città in cui viviamo. È questo il messaggio lanciato al Campidoglio di Roma, dove si è tenuto il meeting annuale della Rete italiana città sane, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’evento, che segna i 25 anni di vita del progetto, ha riunito esperti e amministratori per ricordare che i comuni sono le istituzioni più vicine alla vita di tutti i giorni e quindi le più capaci di attivare risposte concrete per farci vivere meglio. “In questi 25 anni”, ha dichiarato Lamberto Bertolé, presidente della rete, “abbiamo contribuito a far crescere nei comuni italiani una consapevolezza nuova: la salute pubblica non si costruisce solo nei servizi sanitari, ma anche nelle scelte sociali, educative, ambientali e culturali che incidono ogni giorno sulla vita delle persone. Oggi celebriamo un percorso importante, ma soprattutto lanciamo una responsabilità: aiutare le città a essere sempre di più luoghi che prevengono, includono, riducono le disuguaglianze e generano benessere nei territori”.
Il benessere va oltre la medicina
Nata nel 2001, la Rete italiana città sane rappresenta oggi le istanze di oltre 13 milioni di italiani. In questo quarto di secolo, con le sue iniziative ha spinto le amministrazioni locali a comprendere che il benessere collettivo si ottiene (anche) migliorando l’ambiente urbano, i trasporti, l’alimentazione e i legami sociali. Gli esperti intervenuti nel corso dell’incontro hanno evidenziato come, per tutelare i cittadini, le città debbano diventare sempre di più luoghi in grado di prevenire i disagi, abbattere le disuguaglianze e affrontare sfide moderne come la solitudine, l’ansia e la crisi climatica, sfide (e contromisure) che sono state raccolte nel libro Fare Salute, presentato durante il meeting, un manuale di esperienze pratiche su come i territori possono migliorare concretamente la vita delle persone.
L’impegno della Capitale
L'incontro di quest'anno ha sancito anche l’ingresso ufficiale di Roma Capitale all’interno della Rete: “L’ingresso di Roma nella Rete italiana città sane – Oms”, ha commentato Barbara Funari, assessora alle politiche sociali e alla salute di Roma, “significa riconoscere che la salute delle persone si costruisce anche attraverso le politiche urbane, sociali, educative e ambientali. Le città sono il luogo in cui si concentrano opportunità, ma anche fragilità e disuguaglianze. Ed è proprio a livello urbano che è possibile intervenire in modo più efficace sui fattori che incidono sul benessere: la solitudine, la povertà, l’isolamento, la mancanza di una casa dignitosa, le difficoltà di accesso ai servizi”.
Un Oscar contro la violenza di genere
Il momento clou dell’evento romano è stata la consegna dell’Oscar della Salute 2026, un riconoscimento giunto quest’anno alla sua diciannovesima edizione e destinato ai comuni più attivi nella prevenzione. Il premio è andato al comune di Sacile, in Friuli-Venezia Giulia, per il progetto “Attiviamoci!”, un’iniziativa di utilità sociale che trasforma i lavoratori dei centri estetici e dei saloni di bellezza in preziose “sentinelle” antiviolenza: attraverso corsi teorici e simulazioni, questi professionisti imparano a riconoscere i segnali fisici e psicologici della violenza di genere nelle loro clienti, per poterle poi indirizzare verso i servizi di supporto del territorio. E ancora: un altro riconoscimento, il Mini Oscar della Salute, riservato ai paesi con meno di 15mila abitanti, è stato assegnato al comune di Oliena, in Sardegna, per il progetto “Caminadores e i sentieri del benessere”, con il quale l’amministrazione ha organizzato gruppi di cammino guidati per rallentare l’invecchiamento attivo e promuovere la socializzazione, dimostrando come l’attività fisica possa trasformarsi in uno strumento di salute pubblica accessibili a tutti. Menzioni speciali anche ad altre città, tra cui Bologna, Bari e Milano, premiate per la capacità di coinvolgere attivamente la popolazione nei loro progetti di salute.