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Demenza: come ridurre il rischio di svilupparla (fino al 45%)

(Foto: Halfpoint Images/Moment/Getty Images)
(Foto: Halfpoint Images/Moment/Getty Images) 

Istruzione, attività fisica e relazioni sociali aiutano ad abbassare il rischio di ammalarsi o a ritardare l’esordio dei sintomi

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Visitare musei, uscire con gli amici, fare nuove conoscenze, giocare a carte o a scacchi, fare le parole crociate: tutte normali attività che in molti svolgono per occupare il tempo libero, senza pensarci più di tanto. Queste semplici azioni però possono anche giovare sulla salute del nostro cervello: insieme ad altri fattori e buone pratiche. Fare attività fisica, leggere e studiare, tenere sotto controllo pressione sanguigna, peso e colesterolo Ldl (quello cattivo) sono infatti comportamenti che possono contribuire a ridurre potenzialmente fino al 45% il rischio di sviluppare una qualche forma di demenza. Lo hanno ricordato alcuni esperti nel webinar “Demenza: possiamo parlare di prevenzione?”, organizzato dalla Federazione Alzheimer Italia facendo il punto su fattori di rischio e stili di vita raccomandati che ognuno nel suo piccolo può svolgere per cercare di prevenire questa condizione.

I numeri della demenza

Ad oggi nel mondo sono oltre 55 milioni coloro che convivono con la demenza e le prospettive future non sono delle più rosee: entro il 2030 si stima che questo numero salirà a 78 milioni. In Italia a convivere con questa malattia sono 1.480.000 persone, e 4 milioni sono i familiari coinvolti. Tra il 50% e il 70% dei casi, riporta la Federazione Alzheimer, sono malati di Alzheimer. Ma ci sono strategie di prevenzione che possono fare la differenza, persino per gli individui geneticamente più a rischio.

Quali sono i fattori di rischio per la demenza?

“Agire sui fattori di rischio significa potenzialmente ridurre a livello globale fino al 45% il rischio di insorgenza della malattia”, ha spiegato Davide Mangani, immunologo dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona, ricordando gli studi condotti dalla Lancet Commission. E’ stato infatti dimostrato che ci sono vari fattori di rischio (in totale 14) su cui è possibile intervenire.

Partendo dai primi anni di vita (dalla nascita fino a circa 20 anni), il primo fattore di rischio su cui intervenire è il livello di istruzione. Se su quest’ultimo si agisce in modo efficace, così da favorire la stimolazione cognitiva, si può arrivare a ridurre i casi di demenza del 5% circa. Diversi sono poi i fattori che possono contribuire in età adulta (45–65 anni). Contrastare ognuno di questi può ridurre di un tot il rischio di sviluppare demenza: perdita di udito (7% di riduzione casi), livelli elevati i colesterolo Ldl (-7%), depressione (-3%), traumi cerebrali (-3%), inattività fisica (-2%), diabete (-2%), fumo (-2%), ipertensione (-2%), obesità (-1%) e consumo eccessivo di alcol (-1%). Infine, soprattutto in età avanzata (dai 65 anni in su), da tenere sotto controllo sono l’isolamento sociale (contrastarlo può favorire un 5% di riduzione casi), l’inquinamento atmosferico (-3%) e la perdita della vista non trattata (-2%).

Cosa fare per evitare la demenza?

“Ecco allora che alcune raccomandazioni da mettere in pratica quotidianamente possono aiutarci ad adottare uno stile di vita in grado di mantenere in salute il nostro cervello, tenendo lontana la demenza”, ha proseguito Mangani. Sulla base dei fattori di rischio identificati, le raccomandazioni sono elencate di seguito.

Svolgere attività fisica: è consigliabile fare esercizio fisico almeno due ore e mezza alla settimana. È sufficiente anche un’attività moderata, come una camminata veloce o un’oretta in palestra ogni 3 giorni.

Non fumare: oltre ad essere notoriamente esposti a un rischio maggiore di insorgenza di diverse patologie oncologiche e cardiovascolari, i fumatori sono anche più a rischio di sviluppare una qualche forma di demenza.

Evitare o limitare il consumo di alcolici: meglio non consumare più dell’equivalente di un bicchiere di vino al giorno. Ma la comunità scientifica concorda sul fatto che non esista un livello di consumo che possa dirsi sicuro.

Prediligere una dieta mediterranea o a base vegetale ed evitare picchi insulinici: seguire un regime alimentare ricco di antiossidanti (legumi, cereali, integrali, verdure, frutta, noci), povero di grassi e zuccheri.

Stimolare le funzioni cognitive: leggere, visitare musei, giocare a carte, scacchi o fare parole crociate serve a mantenere il cervello attivo.

Socializzare: il contatto sociale favorisce lo sviluppo delle riserve cognitive, ed è per questo motivo considerato come un fattore di prevenzione nello sviluppo di demenze.

In Italia quasi 4 casi di demenza su 10 sarebbero evitabili

Seguendo queste raccomandazioni, in Italia, si stima che il rischio di demenza potrebbe essere addirittura ridotto di quasi il 40%, in accordo alle analisi della Lancet Commission. “Il risultato - spiega Simone Salemme, neurologo e consulente dell’Istituto Superiore di Sanità per progetti di sanità pubblica riguardanti demenza e salute cerebrale - è emerso da un’analisi che abbiamo condotto in collaborazione con due importanti sistemi di sorveglianza italiani, ovvero Passi e Passi d’argento, prendendo in considerazione 11 fattori di rischio per la demenza sui 14 individuati a livello internazionale. Si tratta ovviamente di una ipotesi estrema, perché significherebbe immaginare un’Italia quasi senza fumatori, senza obesità, senza diabete e ipertensione: un obiettivo irrealistico nel breve periodo, ma che ci aiuta comunque a capire il reale potenziale della prevenzione”.

“Anche nelle forme di demenza ereditarie – aggiunge Mangani - a seconda della mutazione genetica, notiamo che tra il 67% e il 72% della variazione nell’età di insorgenza della patologia è dettata dal tipo di mutazione”. Ma a pesare per circa un terzo nell’età di esordio della malattia possono essere gli stile di vita, ha proseguito l’esperto: “Pazienti con mutazioni ereditarie che fanno esercizio fisico nella quantità di tempo raccomandata mostrano meno accumulo di amiloide cerebrale rispetto a chi non è attivo o fa poca attività fisica, e che quindi inizia solitamente ad essere sintomatico all’età familiare stimata di esordio della patologia”. L’esercizio fisico, ha continuato Mangani, può ritardare anche di 15 anni la comparsa dei sintomi: “Non è mai tardi per cominciare”.

Una responsabilità collettiva

Non tutte le azioni raccomandate sono sempre facili da seguire, in alcune aree più che altrove. Nel nostro paese, è noto, esiste un vero e proprio divario tra Nord e Sud, dove spiccano differenze in capacità di reddito, presenza di servizi e contesto sociale in cui si vive. Fattori che possono fare la differenza anche in termini di prevenzione delle demenze. “In Italia esiste uno strumento importante che è il Piano Nazionale della Prevenzione elaborato dal Ministero della Salute, recepito e adattato da ogni singola regione – conclude Salemme - Integrando tutti i vari dati, abbiamo cercato di capire quanto fossero allineate le politiche regionali con la distribuzione reale dei fattori di rischio su tutto il territorio. Ne è emerso che non sempre lo sono quanto servirebbe: alcuni fattori più specifici per l’insorgenza della demenza, e in alcuni casi anche più impattanti in termini di numero di casi di demenza evitabili, restano meno considerati. Questo suggerisce la necessità di un cambio di passo, una maggiore consapevolezza, più integrazione delle evidenze scientifiche, e un impegno concreto per colmare le diseguaglianze tra regioni, rendendo gli stili di vita sani alla portata di tutti”.