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Psoriasi, scoperti nuovi (e inaspettati) meccanismi biologici per futuri trattamenti

Psoriasi, scoperti nuovi (e inaspettati) meccanismi biologici per futuri trattamenti

Un approccio che unisce editing genetico e Intelligenza artificiale ha messo in luce bersagli terapeutici inediti per la psoriasi. I test preclinici dei preparati topici hanno dato risultati molto promettenti

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Cosa succede se si combina l’Intelligenza artificiale con l’ingegneria genetica per studiare la psoriasi? Succede che si possono scoprire nuovi (e inaspettati) meccanismi biologici che potrebbero modificare in modo radicale il trattamento di questa malattia infiammatoria di origine autoimmune, che colpisce circa 125 milioni di persone in tutto il mondo. Sulla base di queste scoperte, i ricercatori del Biohub di Chicago hanno anche sviluppato dei gel topici che sembrano migliorare i sintomi cutanei e che potrebbero un giorno affiancare o sostituire le terapie sistemiche. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.

L’Ia individua nuovi bersagli terapeutici

La ricerca si è concentrata sull’analisi dettagliata dei cheratinociti, cioè le cellule che compongono lo strato più esterno della pelle e che nelle persone con psoriasi si moltiplicano troppo velocemente determinando l’ispessimento della cute. Attraverso l'uso della tecnologia Crispr (Clustered regularly interspaced short palindromic repeats), una sorta di forbice molecolare capace di modificare o spegnere i geni, gli scienziati hanno analizzato la funzione di circa 19 mila geni diversi. L'intelligenza artificiale ha poi esaminato questa enorme mole di dati per scovare bersagli terapeutici trascurati dalla ricerca scientifica precedente. L’approccio innovativo ha avuto successo e ha fatto emergere nuovi possibili meccanismi coinvolti nello sviluppo dell’infiammazione cutanea della psoriasi, finora del tutto ignorati.

Il ruolo inaspettato dell’ormone dell’amore

Oltre al coinvolgimento dell’enzima Alox5, che ha un ruolo nel metabolismo dei grassi legati a processi infiammatori, a sorpresa anche il recettore dell’ossitocina (Oxtr) sembra giocare la sua parte nell’infiammazione cutanea. Si tratta di una scoperta davvero inaspettata e non convenzionale, perché non esistono evidenze precedenti che colleghino l’ossitocina - che è chiamata ormone dell’amore per il suo ruolo cruciale nei legami sociali, nell’attaccamento e durante il parto e l'allattamento - alla psoriasi. L’ipotesi, dunque, è che Oxtr sia incluso in un meccanismo regolatorio locale, specifico dei cheratinociti, del recettore Il17ra: l’ossitocina farebbe aumentare l’espressione di Il17ra sulla superficie delle cellule epiteliali rendendole più sensibili alle molecole infiammatorie (citochine).

Verso una cura locale e personalizzata

Alla luce di queste evidenze, gli scienziati hanno confezionato dei gel per uso locale contenenti inibitori specifici di Alox5 e di Oxtr, rispettivamente zileuton e cligosiban. Entrambe le molecole sono già impiegate in clinica per altri usi (zileuton come terapia per l’asma e cligosiban per ritardare il parto prematuro) e sono considerate sicure. Nei test di laboratorio, questi gel applicati direttamente sulla pelle si sono rivelati efficaci quanto i farmaci iniettabili utilizzati di solito per le forme gravi di psoriasi: in soli sette giorni hanno riportato lo spessore cutaneo alla normalità e hanno ridotto in modo significativo l'infiammazione, col vantaggio di non influenzare il resto dell'organismo ed evitare quindi la soppressione del sistema immunitario tipica di alcune cure sistemiche. Cligosiban, inoltre, ha favorito anche il ripristino della barriera naturale della pelle, suggerendo che queste possibili nuove terapie possano curare la psoriasi in modo più completo, agendo non solo sull'infiammazione ma anche sulla disfunzione della pelle stessa.