Erice (TP) - Amianto, metalli pesanti e rifiuti industriali: è l’invisibile eredità che i bombardamenti lasciano sul terreno, oltre alle vittime dirette del conflitto, trasformando le aree di guerra in una trappola chimica che peserà sulla salute pubblica di queste regioni per i decenni a venire. Le fibre di amianto disperso dalle strutture polverizzate, insieme alle sostanze tossiche e cancerogene derivate dai residui bellici, presenteranno il conto facendo impennare nei prossimi decenni i casi di mesotelioma, carcinoma polmonare e altre patologie tumorali.
Senza accesso ai farmaci
Ma questo è solo un aspetto del dramma che vivono le popolazioni nelle aree di guerra. L’altro, non meno importante, riguarda chi già convive con una diagnosi di tumore, e ha bisogno di accedere a trattamenti salvavita. In questi territori spesso l'accesso immediato alle terapie si interrompe, a causa della distruzione delle infrastrutture sanitarie, dell'assedio e dell'assenza di rifornimenti. E i malati oncologici si trovano privi di trattamenti essenziali e farmaci salvavita. Così, da Gaza all’Ucraina, senza dimenticare aree lontane dai riflettori come il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo o il Myanmar, la guerra uccide non una, ma due o tre volte. Per questo Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione Aiom hanno scelto di dedicare le ‘Giornate dell’etica’ al tema “Guerra, salute globale e oncologia”. E lo fa proprio ad Erice, alla Fondazione Ettore Majorana dove – come ricorda il coordinatore regionale Aiom della Sicilia Antonio Lucenti - in piena Guerra Fredda gli scienziati provenienti dai due blocchi contrapposti, Stati Uniti ed Unione Sovietica, potevano incontrarsi e dialogare liberamente.
Così si muore di tumore nella Striscia
“A Gaza - ricorda per esempio Massimo Di Maio, Presidente AIOM - la situazione era già al limite prima del 7 ottobre 2023. E oggi in questo territorio l’oncologia non esiste più. Dopo la distruzione, nel 2025, dell’ospedale turco-palestinese (l’unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia) circa 10.000 pazienti oncologici non hanno più ricevuto le diagnosi e le cure specialistiche. Si stima che siano 5.000 i pazienti oncologici in attesa di ricevere l’autorizzazione a partire. Secondo i medici che operano ancora in quella zona, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto a prima dell’inizio della guerra”.
Gli studi clinici interrotti
In questo contesto la sopravvivenza immediata è la principale, ma non l‘unica preoccupazione, come ricorda Francesco Perrone, Presidente Fondazione AIOM: “Screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano, con un impatto negativo sulle diagnosi precoci e, in pochi anni, un incremento della mortalità per tumore evitabile. Non solo: si interrompono gli studi clinici e la continuità terapeutica, anche per le difficoltà di spostamento dei pazienti, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci. Preoccupa che l’attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra”.
L’amianto in Ucraina
L'impatto ambientale non risparmia nemmeno altri contesti, come quello ucraino, dove l'uso storico dell'amianto nell'edilizia amplifica la tragedia dei bombardamenti. “Dalle macerie e durante i crolli e incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto vengono rilasciate in atmosfera dove sono respirate dalla popolazione. I danni non sono quantificabili nel breve termine, ma saranno evidenti fra decenni, perché la latenza fra l’esposizione all’asbesto e lo sviluppo dei tumori correlati è di oltre 40 anni”, aggiunge Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM: salute dell’ambiente e delle persone, continua Berardi, sono strettamente legate in un approccio One Health, perché ne vengono affetti anche gli animali.
Nuove armi sconosciute
A rendere ancora più complicato il quadro c’è anche la rapidità con la quale cambiano i sistemi bellici. “Oggi – dice Richard Sullivan, professore di Cancer and Global Health al King’s College London – ci sono nuove armi di cui non conosciamo gli effetti a lungo termine, che cambiano i profili di rischio e l’impatto sulla salute”. E sbaglia chi pensa che questi effetti rimangano confinati ai paesi in guerra. Perché, così come le epidemie che non conoscono confini, anche gli effetti dei conflitti si ripercuotono su territori vicini e lontani, basti pensare ai migranti che si spostano in cerca di sicurezza ma anche di cure, e gravano sui sistemi sanitari dei paesi che li accolgono (più o meno malvolentieri) generando conflitti interni.
L’impegno di AIOM
Per questo, per garantire la tutela e la salvaguardia delle cure e dei diritti dei pazienti oncologici nei contesti di guerra, AIOM e Fondazione AIOM hanno confermato la propria adesione al manifesto dell'OMS pubblicato su The Lancet: serve una collaborazione internazionale per sviluppare servizi oncologici specifici nelle emergenze umanitarie acute e nei contesti a lungo termine, il pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra per la protezione del personale medico, il divieto di attacchi contro le strutture sanitarie e la tutela dei diritti dei malati, compresi quelli con diagnosi di cancro. “Siamo pronti a contribuire concretamente alla cooperazione internazionale – conclude Di Maio - mobilitando le competenze e l’impegno dei nostri soci e dell’intera comunità oncologica italiana, promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sollecitando le istituzioni ad assumere impegni e interventi concreti per tutelare il diritto alla cura dei pazienti oncologici anche nei contesti di guerra”.

