Tumori del colon-retto, come aspirina e dieta pesco-vegetariana proteggono l'intestino
di Mara MagistroniTrova l’ospedale di eccellenza nella cura dei disturbi gastrointestinali con il database di Ospedali
L’aspirina, unita a una dieta pesco-vegetariana, può sostenere la salute del nostro intestino. È quanto emerso da una recente ricerca coordinata dall'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibba), in collaborazione con ricercatori dell'Università di Firenze. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, dimostra che il farmaco contribuisce a prevenire l’insorgenza di processi infiammatori che possono portare allo sviluppo e alla progressione di tumori come quelli del colon-retto, che a oggi rappresentano la seconda causa di morte oncologica a livello mondiale.
La sinergia tra alimentazione e farmaci
Gli scienziati hanno stabilito per animali predisposti allo sviluppo di tumori intestinali (un modello per la patologia umana della poliposi adenomatosa familiare) un regime alimentare caratterizzato dal consumo prevalente di pesce, verdure e alimenti di origine vegetale, a cui hanno aggiunto una dose di aspirina (o acido acetilsalicilico) corrispondente a quantitativi medio-bassi per l’essere umano. Trascorsi tre mesi, hanno potuto osservare che, sebbene la dieta pesco-vegetariana da sola esercitasse già un potente effetto protettivo, la sua combinazione con il farmaco ha potenziato l'azione di prevenzione, riducendo in modo significativo la formazione di tumori intestinali.
Come dieta e aspirina modellano l’intestino
L’analisi ha messo in evidenza come il particolare regime dietetico sia stato in grado di modulare la composizione del microbiota intestinale (l’immenso ecosistema di microrganismi che vive nel nostro apparato digerente), confermando la sua centralità nel mantenimento della salute dell’organismo. In particolare, la dieta pesco-vegetariana favorisce la crescita di gruppi batterici benefici come quelli delle famiglie Lachnospiraceae e Prevotellaceae, considerati preziosi perché mantengono l'equilibrio dell'ambiente intestinale e producono sostanze protettive, contribuendo a prevenire lo sviluppo di cellule tumorali. L’aspirina a sua volta ha dato prova di influenzare la flora intestinale, selezionando specie dei generi Blautia, Roseburia e Colidextribacter. Il genere Roseburia, soprattutto, produce butirrato, una sostanza che contribuisce al benessere della mucosa intestinale e agisce come un potente scudo contro l'infiammazione. L’aspirina è un farmaco antinfiammatorio non steroideo che ha già dimostrato la capacità preventive nei confronti di altre patologie croniche, e in questo studio ha confermato l’effetto sistemico e nell’ambiente intestinale: i ricercatori hanno constatato la diminuzione dei livelli circolanti di una molecola mediatrice dei processi infiammatori (la prostaglandina E2) nel plasma degli animali e hanno osservato la riduzione dell’attività di geni legati all'infiammazione nei tessuti tumorali.
Verso una medicina di precisione e personalizzata
Questi dati, riferiscono gli autori dello studio, indicano che il farmaco e la dieta agiscono insieme per spegnere gli "interruttori" molecolari che alimentano la crescita dei tumori nell’intestino. “I nostri risultati confermano che il microbiota intestinale rappresenta un punto di incontro fondamentale tra alimentazione e salute”, spiega Carlotta De Filippo, ricercatrice del Cnr-Ibba che ha coordinato lo studio. “Comprendere come dieta, farmaci e microbiota interagiscano tra loro ci permetterà di sviluppare in futuro strategie di prevenzione sempre più efficaci e personalizzate, soprattutto per le persone a maggior rischio di sviluppare questa malattia”.
