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La dieta mima-digiuno allevia i sintomi nella malattia di Crohn?

(Foto: LaylaBird/E+/Getty Images)
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L'alimentazione potrebbe essere un'alleata preziosa nella gestione del malattia di Crohn, una malattia infiammatoria cronica per cui finora non c'erano chiare indicazioni dietetiche. A metterlo nero su bianco, sulle pagine della rivista Nature Medicine, è stato uno studio svolto dai ricercatori della Stanford Medicine, in California, secondo cui una specifica dieta mima-digiuno offrirebbe un reale sollievo dai sintomi caratteristici del malattia di Crohn, migliorando il benessere di chi ne è affetto e riducendo anche i marcatori infiammatori legati alla malattia. Tra gli autori dello studio anche Valter Longo, il ricercatore noto per i suoi studi sulla dieta mima-digiuno.

Il malattia di Crohn

Il malattia di Crohn è una malattia infiammatoria cronica che può interessare ogni parte dell'apparato digerente, dalla bocca all'ano, anche se più comunemente colpisce l'ultimo tratto dell'intestino tenue e il colon. Secondo le stime riportate dall'Istituto superiore di sanità, in Italia circa 150 mila persone soffrono di malattie infiammatorie croniche intestinali, di cui il 30-40% ha il malattia di Crohn. Questa patologia insorge verso i 20-30 anni d'età o dopo i 65 anni, e si manifesta con diarrea, dolore addominale, stanchezza, dimagrimento e presenza di sangue e muco nelle feci. Attualmente non esiste una cura definitiva per questa patologia, e la terapia di basa sul controllo dei sintomi, riducendo l'infiammazione tramite farmaci anti-infiammatori, corticosteroidi, farmaci immunosoppressori e biologici. Qualora la terapia farmacologica risulti inefficace si ricorre a quella chirurgica, che consiste nel rimuovere chirurgicamente il tratto di intestino infiammato.

Il ruolo dell'alimentazione

Sebbene colpisca l’apparato digerente, ancora oggi, il ruolo dell'alimentazione nel malattia di Crohn rimane poco compreso e discusso. L'assunzione di alcuni alimenti può peggiorare i sintomi in alcuni casi ma non esiste una dieta consigliata per i pazienti, che spesso vengono invitati dal proprio medico a scrivere un diario per annotare i cibi consumati ed eventuali disturbi comparsi dopo il loro consumo (con tutti i limiti dei dati autoriferiti). Diversi gruppi di ricerca però sono al lavoro per capire se diete e schemi alimentari, come il digiuno intermittente, possano essere d’aiuto.

Una sperimentazione con la dieta mima-digiuno

Anche il team di Stanford si è dedicato a comprendere meglio il ruolo dell'alimentazione nella gestione del malattia di Crohn. Per farlo ha allestito uno studio clinico randomizzato di tre mesi, che ha coinvolto 97 pazienti con malattia da lieve a moderata, divisi in due gruppi: 32 partecipanti hanno continuato con le loro normali abitudini alimentari (gruppo di controllo), mentre 65 partecipanti hanno seguito una dieta mima-digiuno. In questo caso l'apporto calorico veniva ridotto per 5 giorni consecutivi al mese (circa 700-1100 calorie al giorno) e prevedeva solo pasti a base vegetale, mentre per il resto del mese l'alimentazione è stata nella norma. Secondo gli esperti questo schema alimentare presenta il vantaggio di non essere particolarmente impegnativo da parte dei pazienti, e potrebbe per questo essere più facile da seguire.

Meno sintomi e meno infiammazione

Al termine dello studio, i ricercatori, riassume una nota da Stanford, hanno scoperto che i due terzi dei partecipanti che hanno seguito la dieta mima-digiuno hanno riferito un miglioramento dei loro sintomi, a differenza del gruppo di controllo, in cui questo miglioramento è stato osservato in meno della metà dei pazienti. Un effetto, proseguono gli esperti, associato alla riduzione di alcuni marcatori di infiammazione intestinale, come la calprotectina fecale, che si osserva nei pazienti in dieta mima-digiuno. Sebbene preliminari e relativi a un breve periodo di studio: “Questi risultati dimostrano che la dieta mima-digiuno è superiore a una dieta di base nell'indurre una risposta clinica, una remissione clinica e un miglioramento biochimico nella malattia di Crohn da lieve a moderata e supportano ulteriori indagini sulla dieta come terapia aggiuntiva per le malattie infiammatorie croniche”, si legge nello studio.