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Cristina: “Non ci si sveglia un giorno pesando 125 chili. Un incontro mi ha aiutata a dimagrire”

Cristina: “Non ci si sveglia un giorno pesando 125 chili. Un incontro mi ha aiutata a dimagrire”

60 anni, milanese, una vita a lottare con il peso. Poi qualche cosa di inaspettato e la rinascita. La storia di Cristina

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Non ci si sveglia un giorno pesando 145 chili. Dietro a una persona con obesità c’è sempre una storia. Una vita intera. E l’opportunità per una rinascita. È stato così per Cristina, che è riuscita a superare la sua malattia grazie a un incontro fortuito, e alla forza ritrovata per comprendere gli errori fatti, e superarli. “Non sono mai stata magra – racconta lei, sessantenne milanese che oggi è vicepresidente dell’Associazione Amici Obesi – .Quando mi sono sposata, giovane perché avevo 24 anni, ero poco sovrappeso… una cosa gestibile. Ma la gravidanza mi ha regalato ben 25 chili, e mi sono trovata a pesarne più di 100 a 25 anni. Da lì ho provato tante diete, fino a che una separazione conflittuale e molto complessa mi ha portato, in un anno e mezzo, ad aumentare di peso esponenzialmente, e sono arrivata a pesare 145 kg”.

L'isolamento e la ricerca di scuse

Quando si pesa così tanto, spiega Cristina, non si vive più, si sopravvive. “Nella mia mente io ero sana, peccato che non fosse così – continua – Amici, conoscenti, colleghi mi invitavano ad uscire, ma io trovavo qualunque scusa per non farlo. Perché sapevo che per mille motivi non ci sarei riuscita, perché fare due passi in salita era una cosa inimmaginabile. Alla fine ho perso anche delle amicizie, che a furia di sentirsi rifiutate non mi hanno più chiamato”. L’obesità spinge alla solitudine. E questa innesca un circolo vizioso, che porta a ingrassare ancora: “Sei da solo, non fai niente – ricorda – Stai seduta sul divano tutte le sere, e quindi cosa fai? Mangi”.

L’aiuto di una sconosciuta

Per Cristina, a cambiare le carte in tavola è stato un incontro con un'estranea, avvenuto casualmente (o forse non proprio, come vedremo). Lo ricorda ancora come fosse stato ieri: la visita ad una manifestazione fieristica insieme alla sorella, il tavolone in stile festa della birra a cui si siedono per mangiare qualcosa, e le due estranee, sorelle anche loro, sedute di fronte.

“Questa ragazza mi stava davanti, e la sentii dire alla sorella, mentre mangiava un hot dog: ‘Io sei mesi fa di questi panini me ne sarei mangiati minimo sei, e non sarebbero bastati’. Io la guardai, e siccome non mi faccio mai i fatti miei, le chiesi ‘Perché dici questa cosa? Cos’è successo in questi sei mesi?’. Lei mi raccontò di essersi sottoposta a un intervento di chirurgia bariatrica che l'aveva portata a perdere tanto peso. Mi lasciò il suo numero di telefono, e mi disse di chiamarla se avessi voluto parlare, se avessi avuto bisogno di suggerimenti”.

Il bigliettino con il numero è rimasto attaccato sul frigorifero, per settimane. Fino a una sera, in cui la solitudine e il cattivo umore le danno la forza per chiamare. L’aiuto cercato arriva, anche perché già nel loro primo incontro, la sconosciuta aveva avvicinato Cristina proprio con l’idea di darle una mano. Il suo esempio le dimostra che l’intervento funziona. Che quella col peso è una sfida che si può vincere. “Lo dico sempre, senza di lei il mio percorso sarebbe stato diverso – riprende – Nel 2014 mi sono sottoposta a un intervento di chirurgia bariatrica, un bypass gastrico. Ho perso 75 chili”. E questa volta, non li ha più ripresi.

Il percorso psicologico

L’obesità, lo dicevamo, non arriva in una notte. E non esistono bacchette magiche o interventi che la mandino via altrettanto in fretta, o senza grande impegno. Per Cristina, la chirurgia bariatrica è stata la strada per perdere molto peso. Ma è stato lavorando su sé stessa, con l’assistenza di uno psicologo, che è riuscita finalmente a sconfiggere i meccanismi che per una vita intera l’avevano portata a cercare consolazione nel cibo di fronte a qualunque problema.

“Facendo un percorso psicologico ho compreso che in realtà il problema era molto a monte. E così sono rinata – conclude – Quello che ho imparato dalla mia esperienza è che dobbiamo essere molto indulgenti verso noi stessi. Dobbiamo perdonarci e comprendere gli errori che abbiamo fatto. La cosa importante è essere consapevoli di quello che si è fatto e del cambiamento che vogliamo ottenere, e metterlo poi in pratica. Darsi una seconda possibilità vuol dire volersi bene. È un inizio, poi sta a noi continuare su quella strada”.