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Dal sangue dei pitoni una nuova (e promettente) molecola anti-obesità

La scoperta di un gruppo di ricercatori di Stanford: è nota come pTos e in questi rettili promuove il senso di sazietà dopo pasti molto abbondanti. È in fase di studio per lo sviluppo di nuovi farmaci per la perdita di peso

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A tavola i serpenti hanno abitudini molto particolari. I pitoni, in particolare, possono consumare prede intere che raggiungono quasi il 100% del loro peso corporeo, per poi trascorrere mesi, a volte persino più di un anno, a completo digiuno. Chiaramente, il loro metabolismo deve essere molto peculiare. E in effetti, studiandolo un gruppo di ricercatori di Stanford ha identificato una molecola molto promettente, i cui livelli nel sangue dei pitoni si impennano subito dopo un pasto abbondante: si chiama para-tiramine-O-solfato (pTos), e nei loro esperimenti, descritti su Nature Metabolism, ha dimostrato una promettente capacità di sopprimere l’appetito anche nei mammiferi, candidandosi come potenziale alternativa ai farmaci per il dimagrimento di ultima generazione.

Un metabolismo estremo

I pitoni sono animali capaci di passare da uno stato di quiescenza metabolica a un’attività digestiva frenetica in poche ore. Durante le abbuffate che seguono una battuta di caccia andata a buon fine, i loro organi interni possono raddoppiare di dimensioni, e il metabolismo accelera fino a quaranta volte. Al contrario, durante i lunghi mesi di digiuno, questi serpenti conservano energia con un’efficienza straordinaria. I ricercatori hanno ipotizzato che in questo ciclo estremo dovessero esistere segnali chimici molto potenti per regolare il bilancio energetico e il senso di sazietà, e sono andati a cercarli studiando due specie di pitoni (pitoni birmani e pitoni reali) nel loro laboratorio.

A caccia di metaboliti

Analizzando oltre 200 metaboliti i cui livelli risultavano aumentati nel sangue dei pitoni dopo un pasto abbondante, gli scienziati hanno isolato la pTos. Si tratta di un derivato dell'aminoacido tirosina, i cui livelli nell’organismo dei pitoni aumentano di oltre mille volte durante i pasti. La ricerca ha dimostrato che, una volta iniettata nei topi di laboratorio, questa molecola attiva specifici neuroni nell'ipotalamo ventromediale, l'area del cervello deputata al controllo della fame. Il risultato è stato una riduzione immediata del consumo di cibo nei roditori, che hanno perso fino al 9% del proprio peso corporeo nell’arco di un mese senza che venissero riscontrati gli effetti collaterali tipici di altri trattamenti, come la nausea o l'avversione al gusto.

Il confronto

A differenza dei farmaci anti-obesità di ultima generazione, i popolari agonisti del recettore Glp-1, che agiscono rallentando lo svuotamento gastrico per prolungare la pienezza, la pTos sembra operare esclusivamente tramite un segnale neurologico di sazietà. Nei test clinici preliminari condotti su modelli murini, la molecola non ha influenzato i livelli di zucchero nel sangue o l'assunzione di acqua, suggerendo un meccanismo d'azione più mirato. La pTos inoltre è naturalmente presente, seppur in quantità molto minori, anche nel sangue umano dopo i pasti, e potrebbe quindi rivelarsi efficace anche nella nostra specie.

La pTos potrebbe quindi diventare la base per una nuova classe di integratori o farmaci metabolici ispirati dalla natura. Sebbene la strada verso la sperimentazione sull'uomo sia ancora lunga, la scoperta conferma quanto lo studio degli adattamenti evolutivi più estremi possa fornire soluzioni innovative per patologie metaboliche complesse come l'obesità e il diabete. Non a caso, gli stessi analoghi di Glp-1 nascono da una scoperta effettuata nel mostro di Gila, un grosso sauro nordamericano che presenta queste molecole all’interno della sua saliva velenosa.