Per gli appassionati di calcio è una presenza fissa nel bollettino degli infortunati mentre per i corridori rappresenta un vero e proprio spauracchio. La fascite plantare è la principale causa di tallonite e si presenta generalmente come un dolore pungente all’altezza del calcagno che, nel tempo, può irradiarsi fino all’attaccatura delle dita. Se non trattata, questa condizione infiammatoria può divenire estremamente invalidante, costringendo chi ne soffre a zoppicare vistosamente pur di non appoggiare a terra il calcagno. Chi è a rischio "Contrariamente a quando si possa pensare, la fascite plantare non è un’esclusiva degli atleti professionisti ma interessa circa il 15% della popolazione - premette Flavia Santoboni, fisiatra dell’Istituto di Medicina e Scienze dello sport del Coni - tra le fasce di popolazione più esposte ci sono gli ultra cinquantenni ma anche le persone in sovrappeso e chi svolge mansioni che richiedano di stare in piedi per buona parte della giornata». Il prolungato sovraccarico della cosiddetta fascia plantare – una robusta fascia fibrosa che connette il calcagno alla base delle dita del piede – può causare infatti alterazioni strutturali, infiammatorie e perfino degenerative. Per questo motivo, chi normalmente distribuisce il peso in maniera scorretta, magari per via di difetti anatomici come il piede piatto oppure quello cavo, potrebbe essere più soggetto. Evitare sforzi intensi "In generale, la fascite plantare si manifesta con un dolore progressivo, sia in termini di frequenza che di intensità, sotto il calcagno. In alcuni casi può tuttavia interessare la regione centrale del piede", nota la fisiatra. Spesso chi ne soffre riferisce che il dolore è più intenso al risveglio, si affievolisce durante il giorno e ritorna puntuale alla sera o in occasione di attività fisica intensa. "Nei casi acuti, la prima cosa da fare è stare a riposo per non sollecitare ulteriormente la fascia. Ciò non significa rimanere a letto o sul divano bensì evitare sforzi intensi come le escursioni in salita", precisa Santoboni. Massaggio e ghiaccio Il massaggio e lo stretching della fascia plantare ne migliorano flessibilità ed elasticità mentre l’applicazione di ghiaccio, specie dopo l’attività sportiva o a fine giornata, contribuisce a ridurre l’infiammazione. Attenzione alle infiltrazioni di cortisone, che riducono il dolore ma possono indebolire o addirittura lesionare la fascia. Le calzature meritano un capitolo a parte essendo molto spesso la causa ma anche il rimedio della fascite plantare sia negli atleti che nelle persone comuni. Innanzitutto, l’utilizzo di ballerine e infradito può mettere in tensione la fascia plantare, soprattutto in chi non è abituato ad indossarle. Talloniere e taping "Una scarpa ammortizzata aiuta a scaricare la tensione di calcagno e fascia plantare. Tuttavia, se dopo un paio di giorni di utilizzo le scarpe rimangono ancora troppo strette o troppo rigide, non sono quelle giuste per il nostro piede", sostiene la fisiatra. Talloniere e plantari sagomati, così come il taping – cioè l’applicazione di speciali cerotti elastici che riducono la tensione della fascia – sono dei rimedi efficaci per trattare i casi acuti, purché ci si rivolga a personale qualificato. "La personalizzazione del plantare è fondamentale, soprattutto per gli sportivi. Per svilupparlo, si effettua un esame baropodometrico che valuta l’appoggio, sia statico che dinamico, dei piedi a terra. L’esecuzione del test è di per sé banale, le difficoltà stanno nell’interpretazione dei risultati", spiega Santoboni. Nel caso in cui la sindrome diventi cronica, e dunque ci sia il rischio di alterazioni degnerative croniche, queste soluzioni potrebbero non essere sufficienti. Una serie di esami strumentali permette a fisiatra e ortopedico di valutare presenza ed entità dell’alterazione. Come intervenire Nella maggioranza delle persone la fascite plantare può essere trattata con un approccio conservativo, mentre il ricorso alla chirurgia, che consiste nel diminuire la tensione della fascia tramite delle piccole incisioni, rimane limitato. In aggiunta alla fisioterapia, che per molte persone rappresenta una tappa obbligata, può essere prescritta la terapia a onde d’urto focali. "Queste onde acustiche ad alta energia vengono convogliate tramite con grande precisione nella fascia plantare, promuovendo la rigenerazione dei tessuti e inibendo al contempo i recettori del dolore", spiega la fisiatra. Un'altra strategia consiste nel combinare ultrasuoni e crioterapia per potenziare gli effetti antalgici e antinfiammatori delle due terapie, permettendo un recupero più veloce. Ad oggi è particolarmente utilizzata nell’ambito sportivo, in un domani chissà: d’altro canto, la fascite plantare non riguarda solo calciatori o maratoneti.