Le rivoluzioni della genetica, delle tecnologie e nanotecnologie, dei trapianti, delle staminali, che hanno cambiato il volto alla medicina negli ultimi decenni, ci hanno affascinato, o spaventato, e comunque assorbito tutta la nostra attenzione. Ma la rivoluzione più profonda che ha attraversato il mondo della ricerca e della cura è quella etica, che riguarda i diritti del malato. Il paziente non è più un destinatario passivo delle cure e delle sperimentazioni, ma un protagonista attivo, titolare di diritti e in grado di esercitarli, un partner che partecipa alla difesa della sua salute. Ciò che chiedono i malati e i loro familiari è l'accesso più rapido a nuove cure per le malattie gravi: la discussione sulla sperimentazione delle terapie innovative non può più essere rimandata. Perché una nuova cura diventi standard, deve passare attraverso diverse fasi che durano molti anni ed essere applicata a migliaia di pazienti. Ma oggi l'information technology rende immediatamente disponibili quantità enormi di dati e quindi si potrebbe tornare all'osservazione storica: se ci sono ragioni sufficienti a far pensare alla maggiore efficacia di una nuova terapia, perché non somministrarla subito a tutti? Oppure si potrebbero selezionare i pazienti in modo più mirato, utilizzando le conoscenze genetiche, e sperimentare le terapie per un periodo breve, uno o due anni, su un gruppo ben delineato. Dobbiamo ancora riflettere e dibattere, ma l'obiettivo è chiaro: mai più dieci anni di attesa fra il laboratorio e il letto del malato.