di MARIARITA MONTEBELLIFINO a pochi decenni fa, le donne andavano dal cardiologo solo per “accompagnare” il marito, perché le malattie cardiovascolari erano ritenute roba da maschi. Una falsa credenza smentita poi dai numeri e dal “sorpasso” dell’84, quando negli Usa le donne superarono gli uomini in mortalità cardiovascolare. Eppure, nonostante oggi la metà dei 17,3 milioni di decessi annuali per malattie cardiovascolari sia nelle donne, il gentil sesso è ancora discriminato sul fronte della ricerca, diagnosi e del trattamento, come è stato di recente ricordato in occasione del congresso mondiale di cardiologia di Melbourne. Intanto si aprono nuovi capitoli delle patologie dei cuori “rosa”, come i danni cardiaci da cure oncologiche nelle sopravvissute al cancro della mammella.Il pregiudizio sul gentil sesso indenne dalle malattie di cuore affonda le sue radici nelle profonde differenze tra il cuore delle donne e quello dei maschi. E ancora oggi, ciò che si sa su funzionamento del cuore, sintomi, malattie e risposta ai trattamenti, deriva da studi sulla popolazione maschile. Ma i maschi hanno cuori e coronarie più grandi delle donne, mentre i cuori “rosa” hanno un ritmo più accelerato e un tratto Q-T più lungo all’elettrocardiogramma.Gli estrogeni proteggono il cuore delle donne con uno scudo invisibile, almeno fino alla menopausa e per questo si ammala in genere una decina d’anni dopo rispetto a quello maschile. Ma dopo i 65 anni può addirittura superare gli uomini nel rischio di cardiopatia ischemica. I cuori “rosa” sono diversi sia nei sintomi che nel modo di ammalarsi. La classica descrizione dell’infarto (dolore oppressivo toracico, irradiato al braccio sinistro, al dorso o alla mandibola) è tipica dell’uomo; nella donna l’infarto si manifesta spesso con sintomi “atipici”, quali un dolore dietro lo sterno, o un mal di pancia, la nausea, una stanchezza inspiegabile, la difficoltà a respirare, le vertigini o uno svenimento. Dopo gli 80 anni, nelle donne il sintomo più comune di infarto è un affanno da soffocare, più che il dolore toracico. Per questo spesso nella donna la diagnosi di infarto è tardiva.Anche gli esami per la diagnosi di cardiopatia ischemica, sono stati concepiti e validati sugli uomini e il loro risultato può non essere veritiero nelle donne; un elettrocardiogramma sotto sforzo ad esempio può dare un “falso positivo” (un falso allarme) in una donna giovane, e peggio ancora, un “falso negativo” (non scopre il problema) in una donna anziana con danni in una sola coronaria. Per la diagnosi di ischemia, nelle donne è più adatto un eco-stress o una scintigrafia miocardica e, tra gli esami di livello avanzato, PET e risonanza magnetica, sono più idonei a rilevare il danno aterosclerotico diffuso a carico dei microvasi, tipico delle donne. Negli uomini l’aterosclerosi invece attacca più le coronarie. Un cuore di donna, colpito da un dolore grande può addirittura cambiare di forma, diventando simile alla nassa per la pesca dei polipi, usata dai pescatori giapponesi, la tako-tsubo. In generale comunque alle donne vengono chiesti meno esami funzionali e coronarografie, rispetto agli uomini e di conseguenza sono meno trattate con angioplastica o bypass e con risultati meno brillanti che nell’uomo.