Medicina personalizzata. “L’eterogeneità e complessità delle patologie neoplastiche rende molto difficile individuare una terapia unica ed efficace – spiega Désirée Bonci, ricercatrice del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell’Iss che ha coordinato lo studio – inoltre la risposta individuale del paziente ai farmaci è, molte volte, non prevedibile. Ad oggi il 'goal' assoluto per combattere i tumori è procedere, quanto più possibile, ad un trattamento personalizzato”. Per farlo servono esami in grado di valutare la presenza della malattia, la sua progressione e l’eventuale resistenza alle terapie con la maggiore precisione e la minore invasività possibile. Ed è qui che entra il gioco la biopsia liquida. In campo medico, d’altronde, poche cose sono meno invasive di un’analisi del sangue.
La tecnica. I ricercatori hanno sviluppato una tecnica che permette di analizzare le vescicole, microscopiche “sacche di proteine” rilasciate dalle cellule per segnalare il tessuto a cui appartengono. Identificando le caratteristiche molecolari delle vescicole rilasciate nel sangue dai tumori, lo studio ha dimostrato per la prima volta che è possibile valutare non solo la presenza della malattia, ma anche lo stato di progressione del cancro e la risposta alle terapie. “Si tratta di una tecnica innovativa – continua Bonci – perché per la prima volta andiamo a cercare direttamente le proteine fosforilate e i pathway molecolari che rappresentano il bersaglio delle più moderne targeted therapy, e quindi ci forniscono un’istantanea che permette di conoscere non solo la presenza e la stadiazione di un tumore, ma anche lo sviluppo di resistenze ai farmaci, e aiuta a comprendere immediatamente quali medicinali hanno maggiore probabilità di funzionare”.
Lo studio. La ricerca appena pubblicata si è concentrata sul tumore alla prostata, valutando l’efficacia della biopsia liquida su vescicole, tessuti di pazienti e in modelli pre-clinici di laboratorio. I risultati hanno dimostrato che si tratta di un sistema molto sensibile e specifico, che su circa 40 pazienti ha permesso di riconoscere la presenza o l’assenza di un tumore con una precisione del 99%. I numeri dello studio, sottolinea Bonci, sono troppo piccoli per cantare vittoria. Per questo, i ricercatori hanno in programma di sperimentare la tecnica nell’ambito di uno studio internazionale su circa mille pazienti, che dovrebbe fornire informazioni più precise sulla sua efficacia. La stessa tecnologia è inoltre in fase di studio anche per il cancro al polmone e per il tumore al colon.
Un nuovo esame clinico. Se tutto andrà come sperato, in un anno potrebbero arrivare risultati concreti. A quel punto, bisognerà trasformare una tecnica sperimentale in un esame clinico utilizzabile in tutti gli ospedali. Anche in questo caso, le ricerche sono già in corso, e dovrebbero richiedere altri 2 o 3 anni. A quel punto, si tratterà solo di trovare qualche azienda pronta ad investire nella nuova tecnologia, e in poco tempo la nuova biopsia liquida potrebbe sbarcare nella pratica clinica.