OGNI ANNO trentamila nuovi casi di epilessia, nelle sue varie e diverse forme più o meno gravi, che vuol dire 82 diagnosi al giorno e mezzo milione di persone che già ne soffrono. La tre giorni romana della Lega italiana contro l'epilessia, società scientifica dedicata alla malattia, ha espresso confronti di alto livello e rinnovato le cariche del direttivo, presidente e segretario. Oriano Mecarelli da segretario diventa presidente al posto di Giuseppe Capovilla, un segno di continuità nonostante un'altra candidatura concorrente. "Genetica e farmacogenomica, immunologia e meccanismi di infiammazione, il delicato problema delle emergenze e urgenze nei Pronto soccorso sono stati gli argomenti chiave di questo congresso", racconta il neopresidente. Dalle epilessie genetiche, di cui si è parlato ampiamente nel primo giorno, si è passati ai fenotipi epilettici a possibile genesi autoimmune. Ricerca multicentrica. L'immunologia e l'infiammazione, sull'onda delle recenti ricerche nel campo, sono così piombate sul convegno, tanto che una relazione (Matteo Caleo di Pisa) si interrogava: "Il ruolo dell'infiammazione nelle epilessie: una nuova frontiera?". Una ricerca multicentrica (comunicazione di Sara Matricardi del Besta di Milano) retrospettiva durata 24 mesi e che ha coinvolto 13 realtà italiane con 156 adulti e 26 bambini, ha richiamato l'attenzione appunto sulle cosiddette epilessie autoimmuni e le conseguenti terapie immunomodulate. Si tratta di alcune forme di epilessia in cui vi è una associazione con malattie autoimmuni o presenza di auto-anticorpi e dove esiste un'altissima percentuale di farmacoresistenza. "Ci si sta spostando sulle cause dell'epilessia e non più sul controllo dei sintomi come si fa ora - sottolinea Mecarelli - tutta la farmacoterapia potrebbe cambiare rivolgendosi a combattere l'infiammazione che porta eventi a cascata fino alla crisi epilettica". LEGGI Se Laura Pausini scatena la crisi epilettica Farmacoresistenza. Proprio la questione della resistenza alle cure è stato uno degli altri temi dominanti insieme a quello dell'efficacia e tollerabilità dei medicinali. Lo stato epilettico refrattario o super-refrattario ha coinvolto relazioni di un gruppo di Roma-Bambino Gesù (Caputo-Vigevano-Fusco) e uno internazionale composto da esperti di Londra, Rochester (Usa), Salisburgo e Verona (M. Ferlisi). Un apposito simposio (sponsor Sanofi) richiamava l'attenzione con il suo titolo: "Il farmaco non funziona, quale il successivo?" (relazione di Federico Vigevano) per poi proseguire con una relazione emblematica: "Quali sono le conseguenze nell'adulto di una terapia inadeguata in età pediatrica?". Una sessione particolare ha affrontato la "complessa interazione tra epilessia e cefalee", anche qui legandosi ai trattamenti specifici (serve un unico trattamento?). SCHEDA Epilessia, le regole di primo soccorso Pronto soccorso e crisi. Ultima giornata, quella di oggi, dedicata al tema "Epilessia e Pronto Soccorso" , tema caro alla Lice perché troppo spesso non si interviene con tempestività e competenza. Il presidente uscente della Lice Giuseppe Capovilla, del Poma di Mantova, ha ricordato che non tutte le forme di epilessia sono ugualmente "gravi" o devono destare preoccupazione: il 5% di tutte le persone ha almeno una crisi epilettica durante la sua vita, ma non è considerato affetto da epilessia. La diagnosi di epilessia implica una tendenza a crisi epilettiche ripetute dovute ad una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata di cellule nervose della corteccia o del tronco cerebrale che si trova nell'1% della popolazione. Sintomi, storia clinica, elettroencefalogramma o anche Risonanza magnetica o Tac cerebrale ed esami di laboratorio servono tutti per una corretta diagnosi o esclusioni di cause specifiche. E non basta. Alcuni stati "mimano" l'epilessia: un poster di un gruppo di Catanzaro e Reggio Calabria raccontava proprio di due casi di malattia di Creutzfeldt-Jakob (mucca pazza, ricordate?) con forme simili a crisi epilettiche. Corretta informazione alle famiglie e regole per il Pronto soccorso (delicato il rapporto con scuola e realtà sociale anche per diminuire lo stigma vissuto dai pazienti) sono stati ancora gli argomenti della giornata conclusiva.