Milano: Peck duplica (e poi triplica). In attesa di andare all'estero
Mariella Tanzarella
L'ingresso di Peck, in via Spadari a Milano
Leone Marzotto, rampollo della dinastia tessile, vuole fare della storica gastronomia una piccola catena. Presto due o tre aperture in città, poi Londra e New York. Seguici anche su Facebook
Aggiornato 2 minuti di lettura
C’è un giovane milanese che ha un sogno. Girare un giorno per le strade di Londra, quartiere centrale, zona 1 del metrò per intendersi, e vedere persone eleganti o giovani in jeans con un pacchetto che pende dalle dita: su quel pacchetto, in caratteri oro, c’è scritto “Peck - Milano”. Lui si chiama Leone Marzotto, ha 32 anni ed è il più giovane della dinastia di imprenditori del ramo tessile.
La sua idea è moltiplicare i punti per la vendita e la ristorazione, partendo dalla sede storica di via Spadari, templio della gastronomia fondato nel 1883 da un salumiere di Praga, di cui da un anno Leone è amministratore, e puntando a città cosmopolite come Londra e New York. E intanto iniziando da Milano. Del gioiellino, ceduto dagli Stoppani nel 2013 dopo circa 40 anni di gestione, lui ha voluto occuparsi subito. "Prima di perfezionare l’acquisto mio padre si era consultato con me - spiega - perché sapeva che l’idea mi stuzzicava. Io nasco come avvocato, ho studiato in Bocconi e ho praticato per un po’, ma prendere in mano un posto straordinario come Peck mi stimolava molto". I suoi fratelli, continua, sono molto più grandi e ognuno ha già scelto da tempo la sua strada, senza contare che lui vive a Milano e gli altri no.
Leone Marzotto
Visto da vicino, Peck, sontuoso spazio su tre piani (gastronomia, ristorante, enoteca) tutto legno e specchi, sfavillante monumento a tutto ciò che è gourmet, gli è apparso bello e importante, ma non bisogna mai porre limiti al meglio e ha cominciato a pensare come renderlo ancora più interessante. Anche, ovvio, dal punto di vista del business. Così è nato il Piccolo Peck, enclave di sapore contemporaneo con tavolini e sedie minimal, neri e matt, incastonato nel cuore del negozio in centro, così bene che sembra sia sempre esistito. Per colazioni, aperitivi, taglieri o piatti del reparto gastronomia da consumare al tavolo.
Intanto, in testa aveva delle idee. "Peck è un marchio altamente riconoscibile e consolidato, e in più crea emozioni. Perché limitarsi a un indirizzo"? Magari perché è quello storico e in pieno centro, pensano i profani. Invece no: "Vero, siamo in centro, ma questo crea problemi. Quasi impossibile arrivare in macchina, c’è l’area C e in ogni caso c’è un labirinto di viuzze da percorrere. Questo scoraggia gli acquirenti".
La soluzione è semplice: creare due, tre, anche quattro Peck, in altre zone importanti della città come Gae Aulenti "o Brera, o la zona Vercelli-Vincenzo Monti, o, perché no, anche CityLife. Abbiamo visto diverse location e stiamo aspettando di concludere. Appena chiudiamo una trattativa, ci daremo da fare". Previsione: prima apertura entro l’anno. Poi, magari, ogni anno un’altra, o anche due. Due i modelli possibili: gastronomia o bistrot tipo Piccolo Peck. O, meglio, entrambi. Dipende dagli spazi, per ora vengono valutati posti fra i 100 e i 300 metri quadrati.
Poi, con calma, si guarderà all’estero. Non una novità per Peck, che è già presente in molti punti del Giappone e in Corea, a Seoul. Gli stranieri in visita a Milano vengono qui in pellegrinaggio, i milanesi ci passano anche solo per lustrarsi gli occhi. "Non è ancora un progetto- precisa Leone, - ma a Londra e New York ci piace pensare. Senza escludere Bangkok o Singapore".