Dici Inghilterra e si pensa subito al pub. Ma al pub si beve birra, o almeno si beveva. Ora si mangia, anche piuttosto bene, nei ribattezzati gastro-pub, qualcuno dei quali ha vinto stelle Michelin per la sua cucina. E insieme al cibo si beve vino, naturalmente. Ma il bar è un’altra cosa, perlomeno nella classifica dei 100 migliori del mondo. Un posto dove si bevono soprattutto super alcolici. Un luogo dove James Bond si troverebbe a suo agio ad ordinare un Martini, "agitato non mescolato" (“shaken not stirred”, nella versione originale). L'interno del Dandelyan
Non a caso, nella graduatoria The World’s 50 Best Bars, la maggior parte sono inglesi e americani. Ed è Londra a dominare la lista, con il Dandelyan, all’interno di un albergo di super lusso affacciato sul Tamigi come il Mondrian, in prima posizione (che però, paradossalmente, nelle stesse ore delll'assegnazione del riconoscimento annunciava la chiusura, si spera temporanea). I bar negli alberghi del resto sono un classico. Il secondo classificato del 2018, che era il primo l’anno scorso, è l’American Bar dell’Hotel Savoy, un capolavoro art decò sullo Strand, la via che arriva a Trafalgar Square, nel cuore della metropoli; un locale alla moda già al tempo della seconda guerra mondiale, quando Churchill ci andava a bere e fumare un sigaro, prima di accomodarsi all’adiacente ristorante per pranzare con un generale francese in esilio, Charles De Gaulle, e discutere su come liberare la Francia dal nazismo. Gasperi Manhattan, l'attuale signature drink del Library's bar al Lansborough Hotel, Londra
Dietro ogni grande bar londinese c’è, letteralmente, un grande barista – o “bartender” come si dice in inglese -. Uno dei più leggendari è l’italiano Salvatore Calabrese, inventore del Breakfast Martini quando lavorava al Library Bar dell’Hotel Lanesborough: un cocktail ispirato da sua moglie, una inglese, che per colazione voleva sempre toast con la marmellata. E quindi contiene un cucchiaino di marmellata d’arancia. Ma in materia di gin il bar più famoso di tutti è quello del Duke Hotel, dove nacque il Vesper Martini, creato negli anni ’50 per Ian Fleming, l’autore dei romanzi sull’agente 007. A Fleming piaceva così tanto che lo inserì nelle pagine di Casino Royale, il primo libro della serie, e gli diede il nome di Vesper Lynd, tragica fiamma di Bond. Oggi al bar del Duke si può anche prendere il tradizionale tè all’inglese, ma con una variante alcolica: il Duke’s MarTEAni, fusione di tè e Martini, “per unire due nostre grandi tradizioni in una”, come recita la pubblicità. Tre mini-Martini, con tè e sandwich: costa 42 sterline a persona, circa 50 euro. Liquori al bar del Claridge's Hotel
Ognuno a Londra ha il suo bar preferito. Il mio è quello del Claridge’s, l’albergo dei re (così soprannominato in omaggio alla vecchia battuta sul tizio che chiama il centralino dell’hotel, chiede imperiosamente, “voglio parlare con il re”, e il centralinista senza scomporsi gli risponde: “Quale?”). I prezzi non sono inferiori a quelli del Duke. Ma vale la pena visitarlo anche solo per vedere la toilette – la più bella della città. Senza spendere un penny.