Nell’era dei nazionalismi e dei sovranisti di governo, la cucina resta l’unica vera espressione non strumentalizzabile (quasi) dei territori e dei luoghi: se poi si parla di Veneto, impossibile non pensare, un po' per gioco e un po' no, al federalismo gastronomico. Ma siccome ai fornelli va sempre in scena qualche carambola spiazzante, la cosa bella, in questo caso, è che sua maestà la festeggiata - la cucina veneta – passa per essere la prima cucina “fusion” della storia: integrazione di culture diverse e contaminazione tra prodotti e tecniche di differenti Paesi. In questa veste suggestiva - anticiclica rispetto alla narrazione suprematista del "prima gli italiani" o del "prima i veneti" - i prodotti e le specialità della Regione saranno celebrate dal 5 al 7 luglio a Albignasego, alle porte di Padova, nel cuore di un territorio che per 5 secoli fu il centro della Repubblica Veneta della Serenissima.
Qui - con la modalità dell'evento diffuso - andrà in scena il I° Festival della Cucina Veneta, una kermesse dedicata al gusto, alla cultura, alla storia, alla scienza e all'economia. Tra talks e show cooking, i più noti chef veneti e uno stuolo di ospiti internazionali intratterranno i gastronauti in un percorso che si snoda tra la centralissima Piazza del Donatore di sangue - cuore pulsante dell'evento - e Villa Obizzi ed il suo Parco della Rimembranza.
Ma veniamo al concetto chiave della manifestazione: il primo esempio di cucina internazionale (fusion) italiana. Perchè quella veneta lo è? Facile. È tutto scritto nella storia della Repubblica Serenissima. Basta darle una ripassata. Si parte dalla fuga da invasioni e saccheggi dei barbari del V secolo d.C. I veneti trovano riparo negli angusti territori lagunari. Nel 451 - data di fondazione - Venezia diventa l’estremo baluardo dell’Impero Romano d’Oriente. La tirano su come è ancora oggi: su isolotti protetti dalla barriera naturale della Laguna. Da qui la vocazione del commercio marittimo. Affrancatasi da Costantinopoli e dalla sfera d’influenza dei Bizantini, il Ducato veneziano divenne autonomo nel 967 d.C. con l’elezione del primo doge Paoluccio Anafesto. Eccola quella che nei secoli diventerà un esempio, unico nel suo genere, di metropoli multiculturale, crocevia di popoli e tradizioni differenti. La storia della Repubblica di San Marco influenzerà in maniera determinante la tradizione culinaria veneta. Un viaggio, dunque. Nel tempo e nello spazio, dove prodotti, profumi e sapori si sono incrociati ed abbracciati. "I turisti conoscono soprattutto le bellezze del Veneto, la sua storia, il suo patrimonio architettonico e paesaggistico - dice Paolo Caratossidis, eclettico chef e presidente di Cultura&Cucina, l'associazione che organizza il festival -. Noi vogliamo far conoscere universalmente inprodotti enogastronomici e le nostre specialità culinarie".
I grandi classici: gli insaccati, i formaggi delle montagne venete, la carne di cavallo e la straecca, il pastin bellunese, li Gnòchi. Il baccalà in tutte le sue declinazioni, le sardee in saor, poenta e renga, pastisso del pesse, la ‘cassopipa’, risotto di nero e seppe, bigoli in salsa, bisatto. E poi i vini, straordinari. L'oro di una terra ricca dove si è sempre parlato più di Pil e di partite iva che di menù. Ora, a cristallizzare i piatti veneti, arriva una kermesse ad hoc. Il programma della tre giorni è ricco: un ciclo di 9 convegni intitolato ‘ Cucina e Cultura: talks & lectures’ con ospiti ed interpreti del mondo della cultura, dell’impresa e delle istituzioni locali. Si parlerà di salvaguardia del territorio e della civiltà del vino. Si ragionerà su storie di mercanti e contaminazioni ma anche della "compatibilità" tra il lavoro in cucina - uno dei più usuranti e sottovalutati della storia - e la generazione M@sterchef. Il piatto forte del festival? Il menù 100% veneto. Saranno servite specialità di tutte le 7 province della regione, con particolare attenzione alla stagionalità e alla fedeltà alla ricetta tradizionale. A dirigere la brigata di cucina sarà lo chef Marco Pesce, Vice Presidente di Assocuochi FIC Veneto, affiancato dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero ‘Jacopo da Montagnana’ e dal loro docente il Prof. Denis Carretta. Non rimane che mettersi in viaggio e accomodarsi a tavola, pardon, in piazza.
Qui - con la modalità dell'evento diffuso - andrà in scena il I° Festival della Cucina Veneta, una kermesse dedicata al gusto, alla cultura, alla storia, alla scienza e all'economia. Tra talks e show cooking, i più noti chef veneti e uno stuolo di ospiti internazionali intratterranno i gastronauti in un percorso che si snoda tra la centralissima Piazza del Donatore di sangue - cuore pulsante dell'evento - e Villa Obizzi ed il suo Parco della Rimembranza.
Ma veniamo al concetto chiave della manifestazione: il primo esempio di cucina internazionale (fusion) italiana. Perchè quella veneta lo è? Facile. È tutto scritto nella storia della Repubblica Serenissima. Basta darle una ripassata. Si parte dalla fuga da invasioni e saccheggi dei barbari del V secolo d.C. I veneti trovano riparo negli angusti territori lagunari. Nel 451 - data di fondazione - Venezia diventa l’estremo baluardo dell’Impero Romano d’Oriente. La tirano su come è ancora oggi: su isolotti protetti dalla barriera naturale della Laguna. Da qui la vocazione del commercio marittimo. Affrancatasi da Costantinopoli e dalla sfera d’influenza dei Bizantini, il Ducato veneziano divenne autonomo nel 967 d.C. con l’elezione del primo doge Paoluccio Anafesto. Eccola quella che nei secoli diventerà un esempio, unico nel suo genere, di metropoli multiculturale, crocevia di popoli e tradizioni differenti. La storia della Repubblica di San Marco influenzerà in maniera determinante la tradizione culinaria veneta. Un viaggio, dunque. Nel tempo e nello spazio, dove prodotti, profumi e sapori si sono incrociati ed abbracciati. "I turisti conoscono soprattutto le bellezze del Veneto, la sua storia, il suo patrimonio architettonico e paesaggistico - dice Paolo Caratossidis, eclettico chef e presidente di Cultura&Cucina, l'associazione che organizza il festival -. Noi vogliamo far conoscere universalmente inprodotti enogastronomici e le nostre specialità culinarie".
I grandi classici: gli insaccati, i formaggi delle montagne venete, la carne di cavallo e la straecca, il pastin bellunese, li Gnòchi. Il baccalà in tutte le sue declinazioni, le sardee in saor, poenta e renga, pastisso del pesse, la ‘cassopipa’, risotto di nero e seppe, bigoli in salsa, bisatto. E poi i vini, straordinari. L'oro di una terra ricca dove si è sempre parlato più di Pil e di partite iva che di menù. Ora, a cristallizzare i piatti veneti, arriva una kermesse ad hoc. Il programma della tre giorni è ricco: un ciclo di 9 convegni intitolato ‘ Cucina e Cultura: talks & lectures’ con ospiti ed interpreti del mondo della cultura, dell’impresa e delle istituzioni locali. Si parlerà di salvaguardia del territorio e della civiltà del vino. Si ragionerà su storie di mercanti e contaminazioni ma anche della "compatibilità" tra il lavoro in cucina - uno dei più usuranti e sottovalutati della storia - e la generazione M@sterchef. Il piatto forte del festival? Il menù 100% veneto. Saranno servite specialità di tutte le 7 province della regione, con particolare attenzione alla stagionalità e alla fedeltà alla ricetta tradizionale. A dirigere la brigata di cucina sarà lo chef Marco Pesce, Vice Presidente di Assocuochi FIC Veneto, affiancato dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero ‘Jacopo da Montagnana’ e dal loro docente il Prof. Denis Carretta. Non rimane che mettersi in viaggio e accomodarsi a tavola, pardon, in piazza.