Milano: da Manna a scoprire la burbera ironia dello chef "periferico"
Eleonora Cozzella
Matteo Fronduti ritratto da Maurizio Camagna
Matteo Fronduti, apparentemente rude, sorride però attraverso piatti da sapori decisi e senza compromessi. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Due sale di semplice comfort e luci ben studiate per un’atmosfera intima pur nella visibilità perfetta (per il piacere di chi fa foto); un bagno di ironia psichedelica, dalle pareti rosse tappezzate di foto e scritte come nelle ritirate dei peggiori bar di Caracas (ma pulito, tranquilli!); una cucina linda e piccola, dove i cuochi cucinano incastrandosi in un balletto, che tra poco sarà ampliata in lavori di ristrutturazione. Questo per quanto riguarda l’ambiente. Una delle sale del ristorante Manna di Milano
Ma poi da Manna, si viene per la cucina personalissima e decisa di chef Matteo Fronduti, che si esprime in piatti che sono come lui: apparentemente rudi, che nascondono una nota di dolcezza fanciullesca e la capacità di sorridere di tutto. A partire da se stesso, con quel nome del locale che rievoca il biblico cibo piovuto dal cielo, un dono.
E il regalo se l’è fatto realizzando il suo sogno, il ristorante. Ma siccome ama guadagnarsi tutto, lo ha aperto in un quartiere ostico, periferico, lontano dai giri del turismo e della movida.
E funziona: “Qui non capiti per caso durante la passeggiata sui navigli, vieni per me e la mia squadra”. Certo, anche la fama della vittoria alla prima edizione di Top Chef ha aiutato, ma quella dura il tempo della durata del programma tv. La clientela vera è quella conquistata a suon di piatti. Ricette dai nomi divertenti, con bel gioco di rimandi tra rusticità e delicatezza, forti dell’inattesa armonia di ingredienti in apparenza distanti. E a volte hardcore. Batticuore (foto Stefano Caffarri)
Il batticuore, per esempio, è cuore, ingrediente già difficile di per sé, proposto addirittura crudo, in tartare battuto al coltello. Ma diventa se non gentile quanto meno addomesticato nell’incontro con nocciole, erba ostrica e senape. Ancora all’insegna del ‘selvaggio’ un altro antipasto di pesce, il Quasi Borsch, crudo di Cefalo affumicato in brodo di barbabietola, con rafano, aneto e yogurt a dare il tocco necessario di acidità e piccantezza. Quasi Borsch ( foto Stefano Caffarri)
Pasta secca e riso sono trattati con uguale amore e rispetto in piatti dove l’opulenza del boccone prevale sul minimalismo: Pasta, fagioli, cozze crude, cozze cotte e cotenna sono un piccolo capolavoro, versione contemporanea di una zuppa mare e monti. Pasta fagioli e cozze ( foto Stefano Caffarri)
Mentre Pani ca’ meusa, è un originale omaggio a Palermo, in cui la milza è il potente – quasi invadente – condimento per il riso, mantecato con caciocavallo, sormontato da briciole di pane tostato e profumato di marsala. Pani ca’ meusa ( foto Stefano Caffarri)
Tra i secondi spicca il riassunto di bollito, ossia la sintesi in alcuni bocconi della classica specialità invernale: Gallina e tartufo nero, lingua e salsa verde, cotechino e mostarda di mele, biancostato e senape, da gustare con una tazzina di brodo fragrante. Per concludere si può scegliere la strada della freschezza con Un Margarita, ossia granita alla tequila, con succo di lime e agrumi freschi o della golosità pura col gelato di torrone su salsa di cachi e pepe.
Preoccupati di mangiare troppo? Niente paura, tra le tante premure, espresse in sala da ragazze preparare e gentilissime, vi sarà anche data la possibilità delle mezze porzioni.
Manna, p.le Governo Provvisorio 6, Milano
Tel. 02 26809153