Barzilai: nel centro di Roma il bistrot che non ti aspetti
Eleonora Cozzella
Un locale un po' hipster nell'aspetto però verace, con le tipiche crostate della nonna e il bruch nei week end. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 1 minuti di lettura
Via Panisperna, ovvero il cuore di Roma, quello che porta alla memoria un gruppo famoso di giovani scienziati italiani (i "ragazzi di via Panisperna" erano il team di ricercatori, capitanati da Enrico Fermi, del Regio istituto di fisica dell'Università di Roma che negli anni Trenta aveva sede qui), ma anche quello verace che parla di cibo già nel nome: dal latino pane e prosciutto, tanto che Adriano Baldassarre le ha dedicato un delizioso piatto nel suo menu degustazione.
Le recensione: Bistrot Barzilai a Roma
Il bistrot Barzilai ne è un simbolo importante perché nei suoi piatti ne rispecchia gusti e abitudini, ma anche perché soprattutto nello spirito ne rappresenta tutto il calore, l'ospitalità, a volte anche la confusione con quel tocco di "caciara" che si conviene alle serate tra amici, più o meno (con moderazione, eh) alcoliche.
Sì perché qui in un ambiente giovane ma inequivocabilmente erede della tradizione delle osterie e vinerie, si viene per un bicchiere di vino dalla selezione di bottiglie di Lazio, Italia e la giusta dose di Francia, ma anche per cocktail ben eseguiti magari accompagnati da qualcosa da mangiare per aperitivo.
Direttamente al bancone o seduti ai tavoli molto vicini tra loro, tutti in legno nudo, coperti all'occorrenza da tipiche tovagliette in cartapaglia, vanno forti i taglieri del norcino: salami e coppa, prosciutto, mortadella e bresaola. Ma anche formaggi morbidi e stagionati o una dolcissima e cremosa Burrata di Andria. I vini al calice si scelgono dalla grande lavagna appesa alla partete che dà alla sala quell'aspetto rustico con tocchi di raffinatezza qua e là, vedi gli specchi e il bel lampadario con cristalli.
La cucina si destreggia con successo tra immancabili specialità della tradizione romana, dall'ottima carbonara all'amatriciana, a piatti ben pensati e ben eseguiti nel solco della contemporaneità, ecco quindi un godibilissimo baccalà mantecato accompagnato da rapa rossa in doppia consistenza e cialde di ceci e un raffinato antipasto di gamberi scottati con daykon e porro fritto.
Tra i secondi, interessanti modi per presentare ingredienti familiari, come la suprema di pollo con contorno di quinoa e maionese di soia o il filetto di maiale con salsa alla birra e zenzero e radicchio rosso brasato o ancora i calamari scottati con scarola e yogurt nero (col nero di seppia).
Per i dolci potete farvi incuriosire dalla panna cotta al cocco, ma anche affidarvi alle care vecchie crostate della mamma.
Conto sui 30-35 euro.