Buon compleanno Garbatella: cento anni di cucina pop
Giulia Mancini
Un itinerario nel primo secolo di vita di uno dei quartieri più famosi di Roma. Tra piatti antichi e nuovi. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Un secolo, tanto è passato dal 18 febbraio in cui l’allora Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, posò la prima pietra della Garbatella: ventisei ettari ispirati alle città-giardino inglesi. La struttura fu definita da architetti fra cui Innocenzo Sabatini e Gustavo Giovannoni, ispirandosi al ‘600 con uno stile chiamato barocchetto romano. Voleva essere un ‘borgo marinaro’ collegato con Ostia ma non vide la luce, le costruzioni dopo il 1925 divennero la casa per gli sfollati dell’odierna Via dei Fori Imperiali. Loggette, cortili, scale e giardini si rincorrono nel rosso invecchiato dei palazzi, un dedalo di strade e scorci inaspettati dove il tempo sembra rallentare, dove il bucato steso è testimone di vita. Erano colline da pastorizia e suoli vitati ‘a garbata’, a ciò si dovrebbe il nome seppur fonti diverse lo attribuiscano a una ‘garbata ostella’ (ostessa) che ospitava con garbata attenzione i viandanti. La bellezza di strade estranee al convulso traffico cittadino si mescola al carattere popolare, spirito di appartenenza e condivisione da sempre animano il quartiere, legando con onore le strade e i suoi abitanti alla Resistenza.
Garbatella: cento anni di Storia tra arte e sapori
La Garbatella sa di cucina romana, aleggiano sapori condivisi con il vicino Testaccio. Talvolta nascoste ma note, accoglienti nel loro essere genuine sono le trattorie del quartiere, dove spesso abbondanti piatti dai sapori romani profondono effluvi e regalano sorrisi. In uno dei caratteristici palazzi, Dar Moschino segue la tradizione e le stagioni con puntarelle, carciofi e cicoria, primi sugosi e secondi romani. Nascosto agli sguardi, Il Timoniere accoglie in uno spazio che parrebbe una casa, dove la semplicità regna anche negli atteggiamenti che propongono pajata quando c’è e coda se è pronta, abbondanti e fragranti le alici fritte. Alla buona come la cucina di casa, quella ben fatta dei tempi andati, è la proposta di Tanto pe’ magnà: animelle fritte, trippa alla romana e tagliolini cacio e pepe non deludono, anzi. Alle pareti de Li Scalini de Marisa si legge la storia delle sgarbatelle e della Resistenza, muri intrisi di ricordi che è bene non dimenticare: amatriciana, gricia e abbacchio non sono contorno alla narrazione, ma motivo per tornare. Spartano di aspetto, di lunga tradizione familiare, Ar Grottino Der Traslocatore appaga per abbondanza dei piatti tipici romani: coda alla vaccinara succulenta, buoni i primi e archetipi i saltimbocca.
(foto Biffi Roma)
Ben più recente La Mescita, dove bottiglie, bicchieri e consigli esperti si sorseggiano, coinvolgendo gli affezionati di vini naturali. La Latteria è luogo dove cocktail e cucina si godono fra lo spazio esterno e il curato interno e sulle vestigia di una vecchia pasticceria, Nero Vaniglia delizia i clienti a tutte le ore con caffè e dolcezze di gran pregio. Spicca fra le botteghe la Salumeria da Luca, dove i desideri hanno la forma di salumi e formaggi, ricercatezze gastronomiche e consigli profusi. Parrebbe estraneo ma non lo è Biffi, bistrot caffè in stile parigino: cura dei dettagli, dolci fatti in casa e fiori freschi. All’ombra della torre dell’orologio nell’Albergo Rosso, dove le lancette sono ferme alle 11:25 dal bombardamento, si capisce che a Garbatella il tempo si ferma negli istanti per segnare la storia di questo rione.