Diciamolo subito: con Boris gli autori Luca Vendruscolo, Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico, Luca Manzi e Carlo Mazzotta sono riusciti in un salto carpiato doppio all'indietro, creando una serie comica che racconta della realizzazione di una serie che vorrebbe essere drammatica e che - per dirla con le parole di uno dei loro personaggi Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) - non è "molto italiana", dove l'italianità è il segno distintivo delle cose fatte male. Dunque, un prodotto che non ha niente da invidiare alla tradizione internazionale, ma che, allo stesso tempo, è anche profondamente radicata nella nostra cultura, con una squadra di personaggi comici indimenticabili e una fonte di battute e tormentoni da citare all’infinito.
'Boris 4', il ritorno di Dante Ferretti e la sua squadra degli Occhi del cuore
Stagione 1 (2007)
La prima stagione è incentrata su Alessandro (Alessandro Tiberi), nel suo traumatico arrivo come stagista sul set della fiction Gli occhi del cuore, dove regnano disillusione, mitomania, mobbing e frustrazione: tutti puntano a fare il minimo sindacale per “portare a casa la scena”, come ripete il regista René Ferretti (Francesco Pannofino), che, aiutato dall’assistente Arianna (Caterina Guzzanti), deve destreggiarsi tra i capricci delle due star Stanis (Pietro Sermonti) e Corinna Negri (Carolina Crescentini), le richieste impossibili della Rete, la tossicodipendenza del direttore della fotografia Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), le proteste delle maestranze e l’andirivieni di intrusi vari sul set, il tutto mentre Gli occhi del cuore rischia la cancellazione.
Boris - Stagione 2 (2008)
La seconda stagione di Boris racconta l'inaspettato successo della prima serie di Gli occhi del cuore e sul set ci sono cambiamenti: Corinna è chiamata a interpretare Maria Teresa di Calcutta, e la troupe si prepara ad accogliere la nuova protagonista Cristina, interpretata da Eugenia Costantini, raccomandata dalla sua ricca famiglia; arriva anche Karin (Karin Proia), con un soprannome che è tutto un programma: Le cosce.
Karin interpreta una sensuale commissaria di polizia e punta la sua attenzione su Alessandro, facendo ingelosire Arianna. A complicare le cose l’attore Mariano Giusti (Corrado Guzzanti), che interpreta il Conte, sul set dà del filo da torcere a tutti con il suo disturbo della personalità e le sue crisi mistiche. Inoltre, su René incombe lo spettro della fiction impossibile Machiavelli, mentre l’esito delle elezioni politiche condizionerà la lavorazione di Gli occhi del cuore.
Boris - Stagione 3 (2010)
La terza stagione vede René drammaticamente a corto di soldi. Il regista accetta prima una sit-com milanese dal titolo Troppo frizzante, dalla quale fugge a gambe levate. Viene quindi coinvolto nella fiction "innovativa" Medical dimension, dove ritrova Stanis protagonista e il resto della troupe.
René come protagonista ingaggia segretamente anche sua figlia Fabiana, interpretata da Angelica Leo, mentre Alessandro scopre delle differenze politiche inconciliabili con Arianna. I tre sceneggiatori assumono un ruolo più rilevante, soprattutto quando René si accorge che la trama di Medical dimension è malamente scopiazzata da una serie americana. Quando diventa chiaro che la fiction è destinata al fallimento, René cerca di correre ai ripari: raggiunge gli sceneggiatori sulla loro barca, li minaccia e li convince a ritornare ai cliché di Gli occhi del cuore.
Boris il film (2011)
Per René Ferretti è il momento del grande salto: un film d'autore dopo tanti anni di fiction e tutta una carriera dedicata al brutto. Il momento di dire "basta" arriva di fronte alla richiesta di girare a ralenti la corsa nei prati di un giovanissimo Ratzinger. Tutti a casa, tutti in crisi, tutti in bolletta. Almeno finché il cinema non bussa alla porta.
A Ferretti non sembra vero: un film in pellicola, serio, di denuncia. L'adattamento del saggio best-seller La casta, il racconto di sprechi, scandali e privilegi immotivati della classe politica italiana. Peccato che il mondo del cinema non è molto diverso da quello della tv.
Sono tante le battute o le scene del film che potrebbero essere estrapolate, dal produttore cinematografico che spiega: "Non c'ho i sordi per tutta 'sta sensibilità", al regista che paventa: "Non si esce dalla televisione, è come la mafia, non se ne esce se non morti", al direttore di produzione Alberto Di Stasio (Sergio Vannucci) che ai direttori di rete spiega: "E così abbiamo pensato, facciamo un bel progetto alla Gomorra: Un grande libro, un grande regista e un film in cui ce se capisce e non ce se capisce. Io non c'ho capito un cazzo!".
Fino all'apoteosi dell'arrivo di Biascica, Itala, Duccio e Lorenzo, su un'utilitaria strombazzante: non i criptocialtroni "cinematografari" ma i cialtroni veri della fiction tv, ai quali il regista dice: "Allora signori. Non ci sarà nessun discorsone stavolta, perché mi hanno già fatto perdere troppo tempo. Dirò solo tre parole: voglio qui Boris!".