Mondo Solidale

Nella pandemia crescono le rimesse digitali, nuovo fronte degli aiuti dei migranti alle famiglie

Foto Ifad
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Nella giornata internazionale delle rimesse familiari, l'agenzia dell'Onu Ifad segnala l'incremento record dei trasferimenti online (a fronte di una contrazione generale). Ma per questo è urgente colmare il gap digitale nelle comunità rurali, che penalizza soprattutto le donne
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La pandemia del Covid19 ha messo a dura prova molti mercati di paesi emergenti, e per permettere la sopravvivenza si è rivelato più che mai fondamentale l'aiuto dei familiari che sono emigrati all'estero e inviano regolarmente soldi tramite canali di trasferimento finanziario, le cosiddette "rimesse". Ma mai come quest'anno, quando in tutto il mondo tante attività sono state trasferite in remoto, è emerso il problema del digital divide per i paesi in via di sviluppo anche in questo settore cruciale, e all'interno di questa spaccattura di opportunità viene fuori che la fascia di popolazione più esclusa è ancora una volta a grande maggioranza femminile. Di rimesse, investimenti e sviluppo si è parlato ieri e oggi in occasione della Giornata internazionale delle rimesse familiari nel Forum globale dell'Ifad, l'agenzia dell'Onu specializzata in strumenti finanziari di supporto alle popolazioni rurali per migliorare e mettere in sicurezza le produzioni locali di alimenti e combattere la povertà. 

L'anno del Covid19 ha visto un aumento record delle rimesse digitali, circa il 65% in più nel 2020 con un movimento di trasferimenti di denaro in forma digitale di circa un miliardo di dollari al mese, fino a raggiungere un totale di 12,7 miliardi di dollari alla fine dell'anno scorso. Un aumento ancor più significativo se raffrontato al calo (pur limitato, rispetto alle previsioni) delle rimesse globali, calcolato dalla Banca mondiale in un 1,6% rispetto al 2019, per un totale di 540 miliardi di dollari totalmente trasferiti. "La resilienza di questi flussi non deve sorprendere - si legge in una nota dell'Onu - Le rimesse sono il lato finanziario del contratto sociale che lega i migranti alle loro famiglie rimaste a casa. Anche se questi flussi sono calcolati nell'ordine di miliardi, in realtà per la maggior parte delle famiglie il numero che davvero conta si aggira sui 2-300 dollari al mese".

Si calcola che siano circa 200 milioni i migranti che in tutto il mondo inviano denaro con regolarità a 800 milioni di familiari rimasti nei paesi d'origine. Di questi, quasi la metà vivono in aree rurale in paesi in via di sviluppo. E nell'anno del Covid si è assistito a quella che la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva definisce una "rivoluzione nel denaro digitale, che potrebbe rendere le rimesse più facili, più rapide e più economiche".

Ma l'accesso a questi strumenti finanziari non è facile per tutti, e per questo l'Ifad ha lanciato un appello ai governi e al settore privato perché agevolino canali e infrastrutture più diffusi. "Durante la pandemia, i migranti hanno dimostrato una dedizione costante verso le loro famiglie e le loro comunità, effettuando il maggior numero di trasferimenti digitali di rimesse mai registrato", ha detto Gilbert F. Houngbo, presidente dell'Ifad, nel discorso tenuto in occasione della Giornata Internazionale delle rimesse familiari. "Purtroppo, le famiglie che vivono in zone rurali e isolate - per cui le rimesse costituiscono una strategia di sopravvivenza essenziale - hanno difficoltà ad accedere a strutture dove ritirare il denaro o ad alternative ancora più convenienti come i conti correnti digitali. I governi e il settore privato devono investire con urgenza in infrastrutture digitali per le aree rurali, per ovviare a questo problema".

Spesso le banche e gli uffici delle agenzie specializzate in trasferimento di denaro si trovano nei centri urbani, e anche quelle che offrono strumenti online non riescono a raggiungere fasce di popolazione che magari non dispongono di telefoni cellulari o connessioni sufficienti per accedere a questi strumenti. All'interno di queste comunità esiste una fascia che è ancora più discriminata, cioè le donne. "La pandemia ha fatto aumentare l'adozione di trasferimenti digitali di denaro e di conti correnti gestiti attraverso il telefono cellulare, ma ha anche evidenziato la diffusa mancanza di pari opportunità", spiega Pedro de Vasconcelos, responsabile dello Strumento finanziario per le rimesse dell'Ifad. "Gli studi rilevano che le donne hanno il 33 per cento di possibilità in meno, rispetto agli uomini, di avere un conto corrente digitale. Dobbiamo fare uno sforzo per colmare questo divario, abbattendo gli ostacoli che impediscono alle donne di avere accesso e poter utilizzare servizi finanziari digitali". Alcune misure sono già allo studio da parte del Global Forum on Remittances, Investment and Development (GFRID), una "task force" internazionale messa in piedi nel 2007 e ultimamente focalizzata proprio sulla promozione della digitalizzazione dei trasferimenti di denaro per le rimesse dei migranti.