ROMA - Sono trascorsi 28 anni dal genocidio, una mattanza al culmine di un conflitto interno tra persone di etnia Hutu e Tutzi, tra le più atroci del XX secolo. In un mare di sangue finirono oltre un milione di persone, nell'arco di soli 100 giorni, dal 7 aprile alla metà di luglio del 1994. Le vittime furono prevalentemente di etnia Tutsi, chenel Paese rappresenta circa il 20% della popolazione. Le violenze però colpirono anche glli Hutu moderati, che tentarono di fermare il massacro e che sono la maggioranza del Paese. Al di là dell'odio interetnico però, oltre l'insofferenza reciproca molto radicata, le ragioni profonde del genocidio vengono ormai quasi unanimemente attribuite al retaggio coloniale belga, uno dei sistemi coloniali fra i più feroci e predatori della Storia. Il genocidiosi considerò concluso alla fine dell'Opération Turquoise, una missione umanitaria voluta e intrapresa dai francesi, sotto egida dell'ONU.
Disuguaglianze in aumento. Il Rwanda oggi è in continua crescita, sebbene gli squilibri sociali ed economici, le disuguaglianze, tendano ad aumentare parallelamente all'aumento delle ricchezza, concentrate sempre più attorno a ristrette oligarchie. Un "Paese che cresce sulla pelle dei poveri", è il titolo di un articolo pubblicato due anni fa su Osservatorio Diritti. La politica rwandese concentra attenzioni alla riqualificazione delle città ma - a quanto pare - a discapito dei cittadini più poveri, espulsi dalle proprie abitazioni demolite. Scelte che - secondo molti osservatori - finiscono per provocare nuove divisioni, nuove tensioni. Sono soprattutto i metodi autoritari dei pubblici poteri rwandesi ad essere oggetto di critica da parte di organizzazioni umanitarie in difesa dei diritti umani. Dunque, grandi alberghi di lusso, grattaceli, investimenti per alcuni miliardi di euro, ma sullo sfondo rimane il 40% della popolazione, secondo le stime della Banca Mondiale, che non possono accedere al credito per acquistare una casa per l'aumento vertiginoso dei prezzi; interi quartieri della capitale Kigali abbattuti e il conseguente aumento delle baraccopoli popolate da sfrattati.
Il Progetto Ruwanda. E' questo il contesto nel quale operano gli operatori del Progetto Rwanda che opera nasce nel 1998, una Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) laica impegnata a favore dell’infanzia, dei diritti delle donne e nella costruzione di una cultura di pace e solidarietà sociale. Le attività dell’Associazione si concentrano sul sostegno a distanza degli orfani, un modo diretto per offrire un aiuto economico e affettivo a migliaia di bambini traumatizzati dal genocidio e dalla guerra che ha lacerato il Paese. Col tempo, l’impegno si è esteso ad altre categorie a rischio con l’obiettivo di sostenere le persone più vulnerabili attraverso interventi volti alla scolarizzazione dei giovani, alla formazione professionale delle donne vedove e senza lavoro e al loro supporto psicologico. Progetto Rwanda interviene nel Paese attraverso partner locali: singole persone, vittime del conflitto e associazioni di provata serietà.
I numerosi progetti realizzati.
1) - L'Istruzione, assicurando attraverso il progetto del Sostegno a Distanza, la scolarizzazione al più gran numero possibile di bambini e ragazzi che vivono nelle aree più povere del paese, ricostruendo strutture scolastiche e garantendo al loro interno servizi essenziali.
2) - La Mensa di Kibaya dà a 1400 bambini e ragazzi di una zona rurale caratterizzata da un’economia quasi esclusivamente di sussistenza, la sicurezza di avere un pasto completo e nutriente ogni giorno, cosa non scontata, per tutta la durata dell'anno scolastico. L’importanza di tale intervento sta nel fatto che esso riesce a contrastare le numerose problematiche che affliggono i giovani di quell’area: l’analfabetismo, l’abbandono scolastico, il lavoro minorile, la malnutrizione.
3) - La Scuola Materna Amahoro di Kicukiro nasce nel 2013 con l'obiettivo di garantire ai bambini più poveri dell'area d'intervento il diritto al cibo, all'educazione, alla sanità e al gioco. La scuola offre un servizio triennale gratuito di formazione prescolare ai 90 bambini, dai 3 ai 6 anni, che la frequentano,
4) - l'Emancipazione delle donne, promuovendo l’imprenditoria femminile attraverso incontri di sensibilizzazione, corsi di formazione e attività generatrici di reddito.
Il progetto di Imprenditoria Femminile. E' attivo dal 2018 ed è rivolto a donne in situazioni di grande vulnerabilità, che vivono ruoli di totale subalternità in famiglia e nella comunità. Dopo la formazione, le donne ricevono un finanziamento per iniziare una piccola attività generatrice di reddito. Da quel momento, vengono costantemente monitorate fino alla verifica della raggiunta sostenibilità della propria attività. L’importanza di tale intervento sta nel fatto che, oltre ai benefici economici, esso favorisce l'autonomia e il potere decisionale delle donne, unica via per sottrarsi alle tante e reiterate forme di violenza di genere che subiscono, in particolare quella domestica.