ROMA- È stato pubblicato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) il rapporto SOFA 2020, che offre una nuova prospettiva delle sfide idriche relative al settore agricolo dipendente dalla piovosità, che rappresenta l'80% dei terreni coltivati e il 60% della produzione agricola mondiale. Per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) - sostiene in sostanza il Rapporto della FAO - è necessario tutelare la sicurezza alimentare e la nutrizione a livello globale attraverso un radicale miglioramento delle risorse idriche, che deve essere favorito da politiche efficaci e istituzioni solide.
Diminuisce la disponibilità di acqua. La crescente carenza e la scarsa qualità delle risorse idriche rappresentano una seria minaccia per i sistemi alimentari di tutto il mondo. Negli ultimi vent'anni è diminuita del 20% la disponibilità pro capite di acqua dolce. Un calo, dovuto anche all'aumento della popolazione, che rende necessaria una maggior produzione con un inferiore dispendio di risorse idriche. ll SOFA precisa che il conseguimento degli impegni assunti a livello internazionale, compreso l'obiettivo "Fame zero" (OSS 2) è ancora realizzabile, ma solo attraverso un uso produttivo e sostenibile dell'acqua dolce e dell'acqua piovana in agricoltura, settore che concorre a oltre il 70% dei prelievi di risorse idriche a livello globale.
Una situazione globale iniqua. Attraverso l'indicatore OSS 6.4.2, la FAO monitora l'impatto delle attività umane sulle fonti naturali di acqua dolce. Nell'ultimo rapporto viene data una rappresentazione spaziale di tipo disaggregato delle risorse idriche: 1,2 miliardi di persone, un sesto della popolazione globale, vivono in aree agricole gravemente soggette a carenza idrica e a scarsità di risorse. In tutto il mondo, l'11% dei terreni dipendenti dalla piovosità e il 14% dei pascoli sono esposti a episodi frequenti di siccità, il 60% delle terre coltivate irrigate è vittima di un elevato stress idrico. Le zone maggiormente colpite da entrambi i fenomeni sono l'Africa Settentrionale e l'Asia Orientale e Sud-orientale: in queste zone circa una persona su cinque ha scarso accesso alle risorse idriche, fenomeno che invece interessa meno del 4% della popolazione di Europa, America Settentrionale e Latina, Caraibi e Oceania.
Un bene difficile da gestire. Per rispondere a questa situazione critica, il SOFA ritiene necessari investimenti per la raccolta e la conservazione delle acque in zone irrigate con apporti naturali, e il recupero e la modernizzazione dei sistemi irrigui sostenibili. Parallelamente, c'è bisogno di migliori pratiche agronomiche: adozione di colture resistenti alla siccità, ottimizzazione degli strumenti di gestione delle risorse idriche e un'attenta progettazione dei sistemi di scambio e di tariffazione di quello che dovrebbe essere riconosciuto come un bene economico. Le pratiche impostate su un regime di gratuità infatti non rendono il consumatore cosciente del valore reale dell'acqua, non favorendone un consumo oculato. Il punto di partenza di una strategia di gestione delle risorse idriche realmente efficace è l'adozione di pratiche di contabilità e verifica, assicurate da un sostegno politico e amministrativo.
Le soluzioni praticabili. Il rapporto ricorda inoltre i benefici apportati dalla pratica dell'irrigazione alle popolazioni povere dei Paesi rurali. Tra il 2010 e il 2050 è previsto un notevole aumento delle tecniche irrigue – e in alcuni casi i sistemi gestiti dai singoli agricoltori sono risultati più efficienti dei progetti su vasta scala – con potenziali vantaggi per milioni di persone. Tuttavia, per risolvere le criticità ancora presenti, sono necessari regolamenti che promuovano il coordinamento tra enti e attori (dentro e fuori dal settore agricolo) per gestire la domanda competitiva di acqua e garantirne un accesso equo. Gli strumenti indicati sono una contabilità trasparente, consolidati regimi di proprietà e di diritti di gestione delle risorse, la partecipazione attiva dei beneficiari e delle istituzioni, un mercato delle risorse idriche regolamentato che garantisca una distribuzione efficiente ed equa dell'acqua e ne promuova la conservazione.
Diminuisce la disponibilità di acqua. La crescente carenza e la scarsa qualità delle risorse idriche rappresentano una seria minaccia per i sistemi alimentari di tutto il mondo. Negli ultimi vent'anni è diminuita del 20% la disponibilità pro capite di acqua dolce. Un calo, dovuto anche all'aumento della popolazione, che rende necessaria una maggior produzione con un inferiore dispendio di risorse idriche. ll SOFA precisa che il conseguimento degli impegni assunti a livello internazionale, compreso l'obiettivo "Fame zero" (OSS 2) è ancora realizzabile, ma solo attraverso un uso produttivo e sostenibile dell'acqua dolce e dell'acqua piovana in agricoltura, settore che concorre a oltre il 70% dei prelievi di risorse idriche a livello globale.
Una situazione globale iniqua. Attraverso l'indicatore OSS 6.4.2, la FAO monitora l'impatto delle attività umane sulle fonti naturali di acqua dolce. Nell'ultimo rapporto viene data una rappresentazione spaziale di tipo disaggregato delle risorse idriche: 1,2 miliardi di persone, un sesto della popolazione globale, vivono in aree agricole gravemente soggette a carenza idrica e a scarsità di risorse. In tutto il mondo, l'11% dei terreni dipendenti dalla piovosità e il 14% dei pascoli sono esposti a episodi frequenti di siccità, il 60% delle terre coltivate irrigate è vittima di un elevato stress idrico. Le zone maggiormente colpite da entrambi i fenomeni sono l'Africa Settentrionale e l'Asia Orientale e Sud-orientale: in queste zone circa una persona su cinque ha scarso accesso alle risorse idriche, fenomeno che invece interessa meno del 4% della popolazione di Europa, America Settentrionale e Latina, Caraibi e Oceania.
Un bene difficile da gestire. Per rispondere a questa situazione critica, il SOFA ritiene necessari investimenti per la raccolta e la conservazione delle acque in zone irrigate con apporti naturali, e il recupero e la modernizzazione dei sistemi irrigui sostenibili. Parallelamente, c'è bisogno di migliori pratiche agronomiche: adozione di colture resistenti alla siccità, ottimizzazione degli strumenti di gestione delle risorse idriche e un'attenta progettazione dei sistemi di scambio e di tariffazione di quello che dovrebbe essere riconosciuto come un bene economico. Le pratiche impostate su un regime di gratuità infatti non rendono il consumatore cosciente del valore reale dell'acqua, non favorendone un consumo oculato. Il punto di partenza di una strategia di gestione delle risorse idriche realmente efficace è l'adozione di pratiche di contabilità e verifica, assicurate da un sostegno politico e amministrativo.
Le soluzioni praticabili. Il rapporto ricorda inoltre i benefici apportati dalla pratica dell'irrigazione alle popolazioni povere dei Paesi rurali. Tra il 2010 e il 2050 è previsto un notevole aumento delle tecniche irrigue – e in alcuni casi i sistemi gestiti dai singoli agricoltori sono risultati più efficienti dei progetti su vasta scala – con potenziali vantaggi per milioni di persone. Tuttavia, per risolvere le criticità ancora presenti, sono necessari regolamenti che promuovano il coordinamento tra enti e attori (dentro e fuori dal settore agricolo) per gestire la domanda competitiva di acqua e garantirne un accesso equo. Gli strumenti indicati sono una contabilità trasparente, consolidati regimi di proprietà e di diritti di gestione delle risorse, la partecipazione attiva dei beneficiari e delle istituzioni, un mercato delle risorse idriche regolamentato che garantisca una distribuzione efficiente ed equa dell'acqua e ne promuova la conservazione.