TUNISI – Un aereo militare tunisino è decollato alla volta di Kinshasa con un carico di medicinali, dispositivi medici e materiali sanitari destinati alla Repubblica democratica del Congo, dove l’epidemia di Ebola continua a estendersi a nuove aree. Per la Tunisia, l’invio degli aiuti si inserisce nella politica di solidarietà e cooperazione con gli altri Paesi africani. L’iniziativa è stata disposta dal presidente Kais Saied e organizzata attraverso il coordinamento dei ministeri degli Esteri, della Difesa, della Salute e degli Affari sociali, assieme alla Mezzaluna Rossa tunisina e all’Unione tunisina di solidarietà sociale. La spedizione risponde all’appello dell’Unione africana agli Stati membri affinché sostengano le autorità congolesi nel rafforzamento della risposta sanitaria all’epidemia. La consegna del materiale sarà curata dall’ambasciata tunisina a Kinshasa.
L’emergenza si sviluppa in un’area sempre più ampia. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità più aggiornati, nella Repubblica democratica del Congo sono stati registrati 7.820 casi confermati di malattia da virus Ebola Bundibugyo e 3.779 decessi, con una letalità del 48 per cento. Considerando anche i casi registrati in Uganda e un caso importato in Francia, i contagi confermati salgono complessivamente a 7.841 e i decessi a 3.781. Il dato più preoccupante riguarda però la distribuzione geografica della trasmissione. Al 20 settembre l’Oms segnalava 63 zone sanitarie interessate nella Repubblica democratica del Congo. Più recentemente è entrata nella mappa dell’epidemia anche la provincia di Haut-Uélé, attraverso la zona sanitaria di Dungu, al confine con il Sud Sudan. L’Ituri resta il principale focolaio, mentre una trasmissione significativa continua anche in Nord Kivu e Haut-Uélé.
Il virus Ebola Bundibugyo non si sconfigge ancora con un vaccino. Né di una terapia specifica. La risposta sanitaria si concentra quindi sulla diagnosi precoce, sul tracciamento dei contatti e sulle cure di supporto. A rendere ancora più difficile il lavoro degli operatori sono le condizioni in cui l’epidemia si sviluppa. Conflitti e insicurezza, spostamenti di popolazione, difficoltà di accesso alle strutture sanitarie e carenze nei servizi di acqua, igiene e sanificazione complicano le attività di prevenzione e assistenza e aumentano il rischio di trasmissione.
La solidarietà non solo a parole. L’ambasciatore tunisino a Kinshasa, Mahrez Ferchichi, ha ricordato che “il rapporto tra i due Paesi ha radici precedenti all’avvio delle relazioni diplomatiche ufficiali, stabilite nel 1962. Nel 1960, infatti, la Tunisia fu tra i primi Paesi a inviare un contingente di peacekeeping nell’allora Congo appena indipendente”. La solidarietà internazionale viene spesso espressa attraverso dichiarazioni, appelli e impegni, ma durante un’emergenza sanitaria il valore di una cooperazione si misura anche nella capacità di far arrivare concretamente ciò che serve dove serve.