Italia-Belgio, esperienza contro talento: adesso tocca al campo
dal nostro inviato FABRIZIO BOCCA
Alle 21 l'esordio azzurro contro una nazionale seconda nel ranking Fifa che in molti danno come favorita alla vittoria finale. Gli azzurri puntano sul blocco Juve in difesa, prima del Chelsea Conte vuole lasciare una traccia nel suo percorso. Incognita meteo, prevista pioggia
3 minuti di lettura
LIONE - Il risveglio è totale. Muscolare e psicologico. Serve soprattutto a scacciare le ansie. Tutte le nazionali, tutte le Italie da Bearzot a oggi fanno la stessa cosa: riempiono il tempo con cose più o meno necessarie ma anche inutili, fino alle nove della sera. La colazione, il trasferimento in pullman all'allenamento, la chiacchierata negli spogliatoi, il trotterellare sul campo, il pranzo, il riposo, la riunione tecnica, la merenda, il trasferimento al Parc Olympique Lyonnais, lo stadio che ospiterà la partita, il riscaldamento, l'ultimo incitamento dell'allenatore servono solo a una cosa: non pensarci. La nazionale è stracarica di ansie e di pensieri. Si porta addosso la responsabilità di due fallimenti mondiali. Però bisogna giocare solo una partita, non riscattare la storia.
Un tempo non ci saremmo mai messi paura del Belgio, ma, appunto, erano altri tempi. Negli ottanta, al top del nostro fulgore moderno, per noi il Belgio era Vincenzino Scifo, grande talento dell'Anderlecht, figlio di minatori siciliani, poi passato all'Inter senza grandi risultati. Scoppiavamo talmente tanto di talento e di campioni, che Vincenzino optò per la nazionale belga e lasciò perdere le poche possibilità che poteva dargli quella di Bearzot. Oggi, a cinquant'anni precisi, fa l'allenatore dell'Under 21, e non ha alcun rimpianto: "Mi sento belga al 100% e tiferò Belgio".
Conte: "Non sottovalutiamo il Belgio"
Oggi, per quegli strani cicli del pallone, i campioni giovani e nuovi ce li hanno loro. Oggi guardi quella squadra - Courtois, Vermaelen, Witsel, Nainggolan, Hazard, De Bruyne - e pensi subito: è meglio della nostra. Almeno dal centrocampo in su. In difesa no, in difesa siamo meglio noi. Le ultime dicono che il ct Wilmots potrebbe anche far giocare il non giovanissimo (31 anni) Marc Ciman, difensore del Montreal Impact (dove andò a giocare anche Nesta), che ha segnato il gol decisivo nell'amichevole contro la Norvegia. Ciman ha origini venete, il nonno è veronese, è sposato a una ragazza sarda. Insomma quasi uno Scifo degli anni 2000 che speriamo non faccia scherzi.
Insomma ci troviamo in quella strana e delicata situazione di una nazionale forte in difesa (l'Italia) che deve cercare di far gol a una forte in attacco (il Belgio). E viceversa. Teoricamente ne dovrebbe venir fuori una gran partita, molto aperta, con squadre sbilanciate e allungate, di quelle dove l'emozione ti prende subito. Praticamente già sappiamo che non succederà mai, perché a novembre ce le hanno già suonate di brutto, e non un centimetro di campo vuoto sarà dunque concesso a De Bruyne & C. Perché l'Italia - oggi più che mai - è un polpo rintanato nel buco, attaccato con le ventose allo scoglio. Difficile tirarlo fuori da lì dentro.
Siamo pronti. Giornata grigia, capposa, ma un po' più fresca del caldo afoso trovato a Montpellier. Preoccupantemente - ma non troppo, forse - si legge il bollettino meteo affisso in bacheca che prevede forte pioggia per la serata. E dunque campo pesante e pozzanghere. Solitamente in queste situazioni, checché ne dicano gli allenatori, chi si difende ne trae un bel vantaggio e le squadre molto tecniche ne soffrono. E dunque se il Belgio ha più tecnica e qualità dell'Italia... Antonio Conte ha cercato di far evaporare anche la cappa d'ansia che pesa su tutti. Ma il ct è uno che con l'ansia ci convive da tempo. "La responsabilità si sente" ha detto lui stesso alla vigilia. E' ancora più arcigno e tirato in volto. Si gioca un pezzo di carriera in un momento delicatissimo, sospeso a metà tra quest'avventura in nazionale, rimasta sostanzialmente incompiuta, che lo ha ripagato dal trauma del divorzio di due anni fa dalla Juventus, ma che non lo ha convinto a fondo. Pensava che club e nazionale fossero più o meno lo stesso mondo: due storie che in comune hanno solo il calcio, ma ambienti del tutto diversi. Quasi opposti, se non addirittura rivali.
Buffon: "Serve un po' di sana follia"
Belgio-Italia è uno stranissimo presente. Da prossimo allenatore del Chelsea Conte si troverà davanti il giovane portiere Thibaut Courtois, appena 24 anni e ben 14 in meno di Buffon, ed Eden Hazard, probabilmente il simbolo di questa rinascita del Belgio. Nonché Radja Nainggolan che al Chelsea magari potrebbe andarci a fine Europeo. La grande differenza tra Italia e Belgio è questa. L'immagine dell'Italia oggi è soprattutto l'allenatore, perché nuovo, grintoso, l'elemento di differenziazione fondamentale dopo il fallimento in Sud Africa con Lippi (2010) e in Brasile con Prandelli (2014). L'immagine del Belgio sono invece i suoi nuovi giovani giocatori. Marc Wilmots lo ricordiamo soprattutto come calciatore degli anni 80/90, eppure è lui che ha messo insieme la squadra che nel ranking Fifa duella al primo posto addirittura con l'Argentina di Messi e che ora tutti danno tra le favorite di questo torneo. Ma i talenti comunque prevalgono sull'allenatore.
"Meglio partire a fari spenti" dice Dino Zoff, l'ex ct che in Belgio ci rimise un Europeo al maledetto golden gol contro la Francia. "Ho sensazioni positive, se giochiamo da squadra possiamo fare un buon Europeo", dice Cannavaro, nume tutelare azzurro dalla Cina. "Non possiamo fissarci dei limiti precisi. Siamo nel girone più duro, con Svezia, Irlanda e Belgio, ma penso che anche i nostri avversari avrebbero preferito evitarci. Ci aspetta una grande avventura, da vivere senza lamentarci e con piacere" quelli come Chiellini fanno ricorso al buon senso. Il tempo delle parole e delle chiacchiere sinceramente ci ha sfinito, se non si gioca, impazziamo. Lione è più vicina all'Italia che al Belgio. In poche ore di macchina si arriva da Milano. Ci sono già undicimila italiani in città. Per ora la situazione è tranquilla. Ma comunque per precauzione il prefetto ha vietato la vendita di alcolici. Giusto, del resto noi lo facemmo già a Italia '90, 26 anni fa. Far scoppiare incidenti per colpa dei venditori di birra è assurdo. Inutile correre rischi. Non resta che giocare, finalmente.