Bellocchio a Cannes: "50 anni dopo i pugni in tasca oggi racconto la mamma adorata"
Della storia di Gramellini il regista de I pugni in tasca è stato colpito perché ci ha ritrovato tanti temi affrontati nei suoi film precedenti "la famiglia, la mamma (distrutta anche materialmente, proprio assassinata), il babbo, la casa dove si svolge la metà del film, la casa in epoche diverse, trent'anni almeno, nei quali l'Italia cambia radicalmente... Capisco che qualcuno possa chiedersi che relazione c'è tra Gramellini e Bellocchio, ma in realtà il punto di partenza per me non è stato il bestseller ma piuttosto il dramma terribile della perdita di una mamma amata. Una madre che è speculare a quella che io ho raccontato nel mio primo film, dove il protagonista certamente non l'amava visto che la buttava di sotto. Se quella di allora era una madre che non dava niente questa di Massimo invece é tutto il contrario, divertente affettuosa tanto che la sua perdita diventa per lui una tragedia".
Cannes, 'Fai bei sogni', l'Italia in gara alla 'Quinzaine des realisateurs'
L'assenza di film italiani in concorso al Festival di Cannes ha lasciato l'amaro in bocca al cinema nostrano. "Niente di personale contro i film italiani", aveva detto il mese scorso il presidente del concorso, Thierry Fremaux, dopo aver annunciato i titoli in competizione. D'altra parte, anno dopo anno, la cinematografia italiana ha avuto un ruolo da peso massimo nella kermesse d'oltralpe. Solo nel 2015 l'Italia ha visto in gara per la Palma d'Oro tre pellicole: Matteo Garrone con 'Il racconto dei racconti', Nanni Moretti con 'Mia madre' e Paolo Sorrentino con 'Youth - La giovinezza'. A portare al di là del confine il cinema italiano ci ha pensato, però, la 'Quinzaine des realisateurs', una selezione parallela a quella ufficiale del Festival: con tre opere su quindici, l'Italia può accendere i riflettori e ben sperare. La 48esima edizione della 'Quindicina dei realizzatori' che prende il via il 12 maggio per correre parallela al Festival fino al 22, vede in gara una tripletta di film italiani: 'Fai bei sogni' di Marco Bellocchio, che apre la rassegna; 'La pazza gioia' di Paolo Virzì il 14 maggio; 'Fiore' di Claudio Giovannesi il 17 maggio. Bellocchio mette su un cast di tutto rispetto con Valerio Mastandrea e Berenice Bejo per esplorare la paura di vivere e raccontare il percorso interiore di Massimo, rimasto orfano di madre a soli nove anni. Il film è tratto dall'omonimo romanzo autobiografico del giornalista Massimo Gramellini, pubblicato nel 2012, in cui l'autore racconta il senso di abbandono e il rifiuto per la prematura perdita. La storia prende il via a Torino nel 1969 quando la mamma di Massimo muore misteriosamente. Ed è proprio sulla ricostruzione del suo passato e la ricerca di una verità tanto difficile quanto temuta che si incentra il film.
Nel ruolo di Massimo adulto c'è Valerio Mastandrea, in quello della donna che lo salva Berenice Bejo, in quello di un collega fotografo Piergiorgio Bellocchio, in quello di un affarista che si toglie la vita (ha un nome diverso ma ricorda Raoul Gardini) Fabrizio Gifuni. Il film racconta anche il percorso del giornalista che mentre costruisce la sua carriera (cronista sportivo, corrispondente dalla guerra in Bosnia, autore di una rubrica in cui risponde alle lettere ai lettori) cerca di fare i conti con il dolore con cui non ha imparato a convivere e con un segreto custodito per anni in una busta. "Io ho scelto d'accordo con il regista di non entrare in modo totalizzante nel ruolo dell'autore - dice Mastandrea - non volevo cadere nel giochetto: è più bello il libro o il film? Credo che una sceneggiatura in realtà sia un linguaggio completamente diverso rispetto ad un romanzo per cui quando ho incontrato Gramellini gliel'ho detto Non ti cercare quando vedi il film perché non ti troverai. Anche perché poi il tema forte di questa storia per me è la difficoltà di accettare le cose che non si vogliono accettare anche se sono lì sotto gli occhi, che non si riescono a vedere perché non si vuole vederle".
Ovviamente il film fa delle scelte, lascia fuori qualcosa e tiene quello che è più adatto al linguaggio cinematografico. "Abbiamo escluso i ragazzi della via Pal e invece tenuto lo sceneggiato Belfagor che oggi ci fa ridere ma che all'epoca invece aveva tenuto incollati al televisore tanti spettatori - spiega Bellocchio - Quel fantasma era diventato per il piccolo Massimo un alleato, qualcuno che poteva fargli compagnia visto che lo vedeva sempre con la mamma. Nel film c'é il tentativo di partire da quel l'elemento reale, storico per farne stile".
Valerio Mastandrea tornerà poi sulla Croisette per presentare, sempre alla Quinzaine, Fiore di Claudio Giovannesi, storia alla Romeo e Giulietta ambientato in un carcere minorile in cui è il padre della giovane protagonista. "Farò su e giù da Roma non rimango perché anche se siamo sulla Croisette da buon romano ti dico cosa c'è qui che non trovi a Tor Vaianica? - scherza Mastandrea - Giovannesi era un altro regista insieme a Bellocchio, che mi aveva provinato e scartato da ragazzo, con cui da tempo sognavo di lavorare. E vedi che i sogni qualche volta si realizzano".