Il divo George assediato dai fotografi
Camicia scura senza giacca e occhiali da sole, George Clooney sbarca al Lido per la presentazione del suo film Suburbicon, in concorso. Il divo assediato dai fotografi alla conferenza stampa, scherza e gioca all'incontro con i giornalisti insieme agli interpreti Julianne Moore e Matt Damon. Applausi ma anche qualche isolato cenno di dissenso hanno accompagnato la prima proiezione in anteprima del film scritto dallo stesso Clooney con i fratelli Joel e Ethan Coen e Grant Heslov
"Suburbicon", il film di Clooney in concorso a Venezia 74
"Abbiamo iniziato a lavorare a questo film quando Trump ha iniziato la sua corsa politica e nei suoi discorsi elettorali parlava di costruire barriere, di fare di nuovo grande l'America. E quando si parla di 'grande America' si intende quella di Eisenhower, per questo mi è tornata in mente la sceneggiatura dei Coen che tanti anni fa avremmo dovuto trasformare in film insieme - dice Clooney - Io sono cresciuto in Kentucky negli anni Sessanta, anni in cui si lottava contro la segregazione. Inserire la storia dei Myers accanto alla lucida follia dei Lodge era un modo per far capire che stiamo guardando nella direzione sbagliata quando incolpiamo le minoranze dei nostri problemi".
Sì perché se la storia dei Lodge è di fantasia quella dei Myers no, William e Daisy Myers erano una coppia nera che nel 1957 si trasferirono a Levittown scatenando una violenta reazione razziale che durò mesi. Damon ha definito più che mai attuale il flm per i riferimenti ai drammatici fatti di Charlottesville, anche se girato più di un anno fa: "Dopo quei fatti sono arrivato alla conclusione che non c'è un onesto riconoscimento di come vanno le cose. Il mio personaggio, ad esempio, attraversa senza troppa paura il quartiere in bicicletta pur essendo pieno di sangue. Non ha paura, perché sa che se lo dovessero fermare la colpa sarebbe sempre e comunque dei neri. Queste dinamiche negli Usa purtroppo non scompariranno mai".
I riferimenti all'oggi degli Stati Uniti sono tantissimi, più ancora di quanto forse il regista due anni fa avrebbe immaginato: nella casa dei Myers, bersaglio della violenza cittadina viene affissa una bandiera degli stati confederati: "Se indossi una maglietta o esponi sulla porta di casa quella bandiera, sei libero di farlo e in bocca al lupo con i tuoi vicini - dice Clooney - ma affiggerla sui palazzi pubblici in un Paese in cui la metà della popolazione che paga le tasse è afroamericana non si può fare. Cerchiamo di esorcizzare questi problemi ma abbiamo ancora molto da fare per liberarci dal nostro peccato originale: razzismo e schivitù".
Gli fa eco Julianne Moore: "Quando la gente parla delle nuove generazioni concordiamo tutti nel dire che saranno migliori ma potranno esserlo solo se la generazione precedente saprà mostrar loro la strada. Viviamo in un posto dove c'è chi venera le statue dei generali confederati, quei generali che hanno combattuto contro gli Stati Uniti d'America per conservare la schiavitù. Noi dobbiamo essere pronti all'attivismo per evitare il radicalismo". Continua Clooney: "La petizione che a un certo punto viene letta nel consiglio cittadino in cui si dice 'siamo per l'integrazione solo nel momento in cui i negri si saranno educati' non l'abbiamo scritta noi, è un documento vero. Il nostro non è un film su Donald Trump ma sulla sottigliezza con cui striscia il razzismo".
Clooney ammette che il film, scritto con il sodale di sempre Grant Heslov, sia un film "arrabbiato": "Non volevamo sollevare polemiche né fare una lezione civica con Suburbicon, il nostro intento era far ridere ed essere cattivi ma è evidente che se vai negli Stati Uniti trovi un Paese che non è mai stato così arrabbiato, neppure nei tempi del Watergate. Io continuo a essere ottimista e a credere nelle giovani generazioni e nelle istituzioni ma quello che sta succedendo negli Stati Uniti necessita una profonda riflessione".
Sarà per il suo ottimismo della volontà o per il fatto di essere appena diventato padre che Clooney regista affida ai due bambini, il figlio dei Myers e il figlio dei Lodge, la chiave di speranza del film. "Mi reputo ottimista e patriottico e affido all'immagine di quei ragazzi che giocano insieme a baseball la speranza per quello che deve accadere".