LONDRA - Perché gli uomini vanno a vedere il beach volley femminile? E' la domanda, maliziosa ma in realtà arrabbiata, posta da una columnist dell'Independent, dopo essere andata a curiosare tra il pubblico dell'Horse Guards Parade, lo spiazzo in cui normalmente i cavalleggeri della regina fanno le loro parate, dove è stato allestito lo stadio con il campo di sabbia per lo sport nato sulle spiagge e approdato alle olimpiadi da quelle di Atlanta del 1996. La risposta è nel titolo, ancora più allusivo: "Hai davvero bisogno di chiedermi perché sono qui?", la frase che Laurie Penny, giornalista del quotidiano londinese, si sente ripetere dai molti spettatori maschi dell'evento. E la commentatrice usa la sua breve inchiesta per denunciare il maschilismo di pubblico e media, accusando gli uni e gli altri di avere trasformato il beach volley delle donne in uno spettacolo pruriginoso, "come se alle atlete candidate a un posto alle Olimpiadi venissero chiese le misure, seno fianchi sedere, e la disponibilità a mostrare il posteriore".
FOTO - Fa freddo, la tuta al posto dei bikini
Il lato B delle Olimpiadi
Beach volley, l'altro spettacolo
Le atlete a Roma
Sponsorizzato il lato B
David Hoskinson, un fotografo che segue i Giochi da vent'anni, lo afferma senza giri di parole: "Perché agli uomini piace il beach volley femminile? Lo sanno tutti. Non è difficile. E' una parola di tre lettere. Sex". Cinque lettere, in italiano: sesso. Chris Wiggins, inglese di provincia venuto con un amico a vedere una partita, è altrettanto esplicito: "Perché siamo qui? Per le donne! Questa è una delle giornate più belle della mia vita". Meglio non indagare sulle sue altre mattine. Ma l'Independent riporta che il fenomeno è indubbio: il beach volley femminile è lo sport più richiesto a Londra per i biglietti omaggio distribuiti alle federazioni dei paesi partecipanti e agli sponsor. Perfino il governo britannico ammette di avere acquistato 410 biglietti per il beach volley femminile, a un costo di 26 mila sterline (30 mila euro), da donare a leader di grandi aziende straniere da cui spera di ricevere investimenti e contratti; per l'atletica leggera, in teoria lo sport numero uno dei Giochi, Downing street ha invece comprato soltanto 256 biglietti.
"Purtroppo e ingiustamente, il beach volley femminile riceve più attenzione dai media per i bikini indossati dalle atlete che per la loro bravura sportiva", osserva la columnist dell'Independent. E non c'è dubbio che sia così: i tabloid inglesi ci vanno a nozze già da prima delle Olimpiadi, quando raccontarono che un'esibizione giocata davanti al parlamento di Westminster aveva bloccato il traffico per l'entusiasmo degli automobilisti. Oggi il Sun, il tabloid che mette ogni giorno una ragazza in topless a pagina 3, titola "Eyes Front", il "fronte degli occhi", un foto-servizio sui soldati in tribuna a vedere il beach volley delle donne, con immagini di un posteriore femminile in primo piano. Di sport in cui atleti e atlete mettono in bella vista il corpo, in realtà, alle Olimpiadi ce ne sono tanti, dal nuoto alla boxe, dalla ginnastica artistica ai tuffi. E di corpi perfetti ne circolano a bizzeffe, come è ovvio, trattandosi degli sportivi più forti del mondo. Ma davanti alle "ragazze in bikini" che si tuffano sulla sabbia, evidentemente, giornali e spettatori perdono la testa, come i due provinciali inglesi tornati, dopo il beach volley, alle meste mattine della loro vita quotidiana.
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David Hoskinson, un fotografo che segue i Giochi da vent'anni, lo afferma senza giri di parole: "Perché agli uomini piace il beach volley femminile? Lo sanno tutti. Non è difficile. E' una parola di tre lettere. Sex". Cinque lettere, in italiano: sesso. Chris Wiggins, inglese di provincia venuto con un amico a vedere una partita, è altrettanto esplicito: "Perché siamo qui? Per le donne! Questa è una delle giornate più belle della mia vita". Meglio non indagare sulle sue altre mattine. Ma l'Independent riporta che il fenomeno è indubbio: il beach volley femminile è lo sport più richiesto a Londra per i biglietti omaggio distribuiti alle federazioni dei paesi partecipanti e agli sponsor. Perfino il governo britannico ammette di avere acquistato 410 biglietti per il beach volley femminile, a un costo di 26 mila sterline (30 mila euro), da donare a leader di grandi aziende straniere da cui spera di ricevere investimenti e contratti; per l'atletica leggera, in teoria lo sport numero uno dei Giochi, Downing street ha invece comprato soltanto 256 biglietti.
"Purtroppo e ingiustamente, il beach volley femminile riceve più attenzione dai media per i bikini indossati dalle atlete che per la loro bravura sportiva", osserva la columnist dell'Independent. E non c'è dubbio che sia così: i tabloid inglesi ci vanno a nozze già da prima delle Olimpiadi, quando raccontarono che un'esibizione giocata davanti al parlamento di Westminster aveva bloccato il traffico per l'entusiasmo degli automobilisti. Oggi il Sun, il tabloid che mette ogni giorno una ragazza in topless a pagina 3, titola "Eyes Front", il "fronte degli occhi", un foto-servizio sui soldati in tribuna a vedere il beach volley delle donne, con immagini di un posteriore femminile in primo piano. Di sport in cui atleti e atlete mettono in bella vista il corpo, in realtà, alle Olimpiadi ce ne sono tanti, dal nuoto alla boxe, dalla ginnastica artistica ai tuffi. E di corpi perfetti ne circolano a bizzeffe, come è ovvio, trattandosi degli sportivi più forti del mondo. Ma davanti alle "ragazze in bikini" che si tuffano sulla sabbia, evidentemente, giornali e spettatori perdono la testa, come i due provinciali inglesi tornati, dopo il beach volley, alle meste mattine della loro vita quotidiana.