Atletica, doppietta storica di Mo Farah. La Thompson pone fine al regno della Fraser-Pryce
di LUIGI PANELLA
Mo Farah (afp)
Il britannico si conferma campione olimpico bissando nei 10000 il successo di Londra. La giamaicana è la più veloce del mondo, mentre abdica la connazionale, terza. Fuori dal podio l'olandese Schippers. Nel lungo vince all'ultimo salto Henderson, nel disco Christophe Harting succede al fratello Robert
2 minuti di lettura
RIO DE JANEIRO - Tra conferme e cambi della guardia. L'atletica entra vivo, non solo per le prime falcate di Usain Bolt, ma anche per altri grandi personaggi che caratterizzano la seconda giornata. Spicca Mohamed Farah, che fa doppietta nei 10000 metri bissando il successo di Londra e confermando una tendenza della specialità più lunga in pista ad avere cicli bi-olimpici. Prima di Farah anche Gebrselasie (Atlanta '96, Sydney 2000) e Bekele (Atene 2004, Pechino 2008) avevano fatto doppietta. Il 33enne britannico, nato in Somalia, si impone con il tempo di 27'05"17, precedendo il eniano Paul Kipngetich Tanui (argento in 27'05"64), e l'etiope Tamirat Tola ( bronzo in 27'06"26). Farah per vincere deve fare i conti con un paio di inconvenienti. Il primo è frutto della casualità: una caduta dopo un contatto in gruppo dalla quale si riprende con grande prontezza. Il secondo è di natura tattica: keniani ed etiopi, consci della superiorità del britannico, cercando di metterlo in difficoltà con una tattica di stampo ciclistico. Il fuoriclasse però non si scompone, conscio di uno spunto finale irresistibile che invece è la nota dolente dello statiunitense Galen Rupp: l'atleta dell'Oregon, compagno di allenamento proprio di Farah, resta attaccato a lungo al treno del podio ma cede nel finale.
Dalla gara più lunga a quella più corta. La donna più veloce del mondo è sempre giamaicana, ma non è più come a Pechino e Londra Shelly-Ann Fraser-Pryce. La medaglia d'oro dei 100 piani va a Elaine Thompson, 24 anni, che chiude con il tempo di 10"71 davanti alla statunitense Tori Bowie (argento in 10"83) ed appunto alla Fraser-Pryce (10"86). Solo quinta con 10"90 l'olandese Dafne Schippers, dominatrice del panorama europeo e argento ai Mondiali dello scorso anno a Pechino. La bionda di Utrecht conferma in finale la difficoltà in partenza denotate anche in fase di qualificazione: troppo lenta nell'uscita dai blocchi per aspirare al podio, da rivedere nella distanza doppia.
Elaine Thompson (afp)
Sul filo si risolvono anche il lancio del disco e salto in lungo. Nel lungo all'ultimo salto lo statunitense Jeff Henderson agguanta la medaglia d'oro con la misura di 8,38 metri. Una doccia gelata per il sudadricano Luvo Manyonga (8,37) che già pregustava il trionfo. Bronzo per il campione olimpico uscente, il britannico Greg Rutherford (8,29), che però può recriminare per un salto apparso di grande livello ma giudicato nullo non senza qualche perplessità. A proposito di rimpianti, Jarrion Lawson, sempre all'ultima prova, sembra rimescolare ancora le carte ma commette una ingenuità tecnica: sfiora la sabbia con la mano sinistra in caduta riducendo ad una misura mediocre (sotto gli 8 metri) una che poteva mandarlo sopra a tutti.
Emozionante anche il lancio del disco, dove c'è sempre un Harting a tenere banco: Robert è arrivato a Rio praticamente infortunato, raccoglie il testimone il 'fratellino' Christophe che sfodera un 68,37 in extremis che gli permette di superare il polacco Piotr Malachowski (67,55), iridato in carica e argento otto anni fa a Pechino. Completa il quadro il bronzo di altro tedesco, Daniel Jasinski, con 67,05. Al di la del fatto tecnico, una dittatura di famiglia che non passa inosservata: Robert quando vinceva si strappava la maglia rischiando la denuncia per vilipendio alla bandiera, il successore ascolta l'inno con un atteggiamento di sufficienza che sembra già abbia provocato qualche critica in patria.
Christoph Harting (afp)
Ultimo titolo assegnato, quello dell'eptathlon: oro al Belgio con Nafissatou Thiam, che totalizza 6810 punti. Abdica la campionessa olimpica uscente, la britannica Jessica Ennis-Hill, argento con 6775. Bronzo alla canadese Brianne Theisen Eaton, con 6653.
Uno sguardo agli azzurri: Libania Grenot si è qualificata per la semifinale dei 400 metri chiudendo al secondo posto la sesta batteria in 51"17. "Una buona gara. L'obiettivo era passare il turno, penso già a domani: è un altro giorno e si ricomincia. Sono in forma, fisicamente sto bene, ci sono. Conta avere le gambe e la testa". Niente da fare invece per Mariabenedicta Chigbolu, che ha concluso al terzo posto la quarta batteria con il tempo di 52"06. Giordano Benedetti esce di scena in semifinale negli 800 metri, sesto nella terza batteria con il crono di 1'46"41: il keniano David Rudisha, primo in 1'43"88, è lontanissimo. A proposito di attesi protagonisti, nei 400 piani desta notevole impressione il grenadino Kirani James (44"02). Alle sue spalle l'americano LaShawn Merritt (44"21) e il tinidegno Machel Cedenio (44"39). Meno convincente l'attesissimo sudafricano Wayde Van Niekerk (44"45).