COME si fa a essere un maniaco per bene? "Non è semplice, ci si lascia divorare dall'ansia, si perdono i contatti con chi ti circonda, ci si chiude in un guscio. Si è maniaci per bene quando non si nuoce a nessuno, ma si può nuocere moltissimo a se stessi". Giorgio Pasotti racconta così Lupo, il personaggio che interpreta in Diario di un maniaco per bene, la commedia diretta da Michele Picchi, prodotta da Cydia. Un quarantenne in crisi, pittore con un blocco creativo, tormentato da conflitti interiori, con uno sguardo sarcastico e ironico sul mondo. Il film è stato presentato in anteprima all'ultima edizione del TaorminaFilmFest, proprio nel giorno in cui anche Pasotti diventava quarantenne. "Un bel modo di festeggiare per me che faccio questo mestiere - dice l'attore - perché parliamo di uno di quei piccoli, deliziosi film che portano dentro di sé un po' di poesia e niente volgarità, una gran virtù nel cinema di oggi".
Video
L'attore, visto di recente in "La grande bellezza", è un artista in crisi e pieno di tic in "Diario di un maniaco per bene" di Michele Picchi. Sarà una donna a salvarlo dalla sua perenne fuga dal resto del mondo
C'è una Roma estiva deserta a fare da sfondo alla vicenda, un palazzo popolare abitato da personaggi strambi. L'amico meccanico che vuole a tutti i costi farlo fidanzare con sua sorella, uno sconosciuto che Lupo spia di continuo convinto che sia un pittore da lui odiato, la ex compagna che lo tartassa di telefonate e problemi, una ragazza incontrata su Facebook che sostiene di essere esperta di Hemingway e pure di Kamasutra ma a fine serata lo manda in bianco. E una giovane suora che il "maniaco" corteggia usando finti dubbi teologici. "Un mondo dal quale Lupo fugge rinchiudendosi nel suo micro-mondo - spiega Pasotti - fatto di tic, manie, fissazioni e che non gli permette di condurre una vita normale al di fuori della sua piccola tana. Un conflitto, quello con le persone che lo circondano, che va di pari passo con quello artistico-professionale e che alla fine verrà sciolto grazie a una donna che riuscirà a farlo uscire dall'involucro".
Ecco, le donne. La ex, la sconosciuta che incontra in un appuntamento al buio, la suora. E la nipote Flaminia, una ragazzina, l'unica ammessa nel suo mondo parallelo. "La prima 'svolta' del film si deve proprio a una donna. Il pubblico conosce il protagonista mentre sta per impiccarsi, ma appena appende la corda al soffitto dello studio, viene interrotto da una chiamata via Skype: è un'amica che gli chiede consigli d'amore e lui, senza battere ciglio, lascia il cappio, si siede davanti al computer e la aiuta con generosità. Ma quel cappio, però, continua a penzolare sopra la sua testa... Anche le donne fanno parte delle micro-grandi manie di Lupo - continua l'attore - di quelle ossessioni dalle quali è attratto. Del suo universo femminile fanno parte donne di genere diversissimo, dalle straniere che trova attraenti perché poco truccate, poco 'conciate', alla suora, appunto. Gli piacciono i dettagli che di solito non sono le prime cose che un uomo nota in una donna".
Foto
Giorgio Pasotti in una scena del film
Dopo averlo visto calvo e sfatto e appena uscito dal carcere in Baciami ancora di Gabriele Muccino, Pasotti è stato Stefano, l'uomo misterioso, elegante e dal passo claudicante di La grande bellezza di Paolo Sorrentino, quello che porta con sé una valigetta con le chiavi dei più bei palazzi di Roma, ad altri inaccessibili, una specie di custode di quella bellezza. Al personaggio di Lupo, invece, sono proprio le "chiavi" che mancano. "Sono due tipi diversi di chiavi - dice l'attore - in quel film le possedevo quindi sapevo dove andare, Lupo non ha le chiavi e nemmeno sa dove vorrebbe andare ma troverà l'uno e l'altro, sempre girovagando in una Roma bellissima che non è quella monumentale di Sorrentino ma quella verace, popolare".
A fare da contraltare alla città deserta e immersa nel sole d'agosto, la penombra della casa di Lupo e il computer davanti al quale trascorre molte ore del suo tempo. "È tipico di alcuni quarantenni affidarsi a questa specie di protesi soprattutto per comunicare con le donne - continua Pasotti - io personalmente non faccio un grande uso della tecnologia, non perché abbia dei pregiudizi, semplicemente perché mi annoia a morte, preferisco fare una passeggiata, leggere un libro, andare al cinema piuttosto che chiudermi in quella scatolina, troppo piccola per la mia vista e per il mio cervello. Ho bisogno di spazi più aperti".