Spettacoli

Jeremy Irons racconta il museo del Prado: "Un luogo meraviglioso"

L'attore, a Roma per presentare il doc in cui è protagonista, sottolinea la bellezza dell'Italia: "Ma anche il cibo. E Sorrentino, con cui mi piacerebbe lavorare". In sala dal 15 al 17 aprile con NexoDigital

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Jeremy Irons si aggira tra le gallerie del museo del Prado, rapito dalle opere di El Greco e Goya. Osserva di lato, come indica il direttore del museo, Miguel Palomir, La lavanda dei piedi di Tintoretto. Si sofferma a lungo davanti a Las meninas di Velázquez. "Mi sono addentrato nel museo e nel documentario come profano assoluto in un mondo di esperti, mi sono entusiasmato e mi auguro che ciò accada anche allo spettatore che lo vedrà" spiega l'attore, a Roma per presentare Il museo del Prado. La corte delle meraviglie, il docu-film in cui fa da accompagnatore e voce narrante. Scritto da Sabina Fedeli e diretto da Valeria Parisi, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con il Museo del Prado e con la partecipazione di Sky Arte, è un nuovo appuntamento del progetto Grande Arte al Cinema in sala solo per tre giorni, 15, 16 e 17 aprile (elenco su nexodigital.it).

'Il museo del Prado', il doc con Jeremy Irons alla scoperta di maestri e capolavori


"Non era la mia prima volta al Prado" dice Jeremy Irons raccontando la sua esperienza sul set all'interno del museo. "In generale, quando li visito singolarmente non rimango a lungo perché penso che la durata ideale della visita sia un'ora e mezzo, così da tornare in seguito a vedere un’altra ala. È stata quindi la prima volta che sono stato così a lungo in un museo straordinario e ho conosciuto la storia di come queste opere siano state conservate. Ho amato moltissimo Las meninas e molte altre opere di Velázquez. Ma anche El Greco. Personalmente preferisco soggetti laici perché in passato a lungo l’arte si è concentrata solo su temi religiosi". La curiosità e l'interesse di fronte ad alcuni quadri è quindi la sua: "Il Prado è meraviglioso e grazie a questo film ho imparato tantissimo" prosegue. "È questo che mi stimola. Perché penso che sia importante accettare ruoli che suscitano interesse. E creano così un’energia particolare che si trasferisce nell’opera".

'Il museo del Prado', Jeremy Irons: sogni e incubi di Goya - clip in anteprima


Il documentario attraversa il museo del Prado, che quest'anno festeggia i 200 anni, con i suoi capolavori straordinari che raccontano la storia della Spagna e di un intero continente, uno dei templi dell'arte mondiale con 1700 opere esposte e un tesoro di altre 7000 conservate. Una collezione che racconta le vicende di dinastie, guerre, sconfitte, vittorie, costruita "più col cuore che con la testa", composta nel corso della storia da re e regine in base all'istinto. Jeremy Irons attraversa le sale raccontando i dipinti esposti e i maestri che li hanno realizzati, le teste coronate che li hanno raccolti. A partire dal Salon de Reinos, un'architettura volutamente spoglia che si anima di vita, luci, proiezioni, riportando il visitatore al glorioso Siglo de Oro quando alle pareti erano appesi molti dei capolavori oggi esposti al Prado. Un patrimonio universale che comprende non soltanto le opere di Vélazquez, Rubens, Tiziano, Mantegna, Bosch, Goya, El Greco, ma che si estende all'Escorial, Pantheon dei reali, il Palazzo Reale di Madrid, il Convento de Las Descalzas Reales.


"Mi piace interrogarmi per capire cosa funziona e cosa no" prosegue l'attore. "Mi domando: cosa fa di un’opera un’opera d’arte?
Non vale solo per l’arte figurativa. Lo stesso vale per la lirica, il cinema, il teatro. È qualcosa che va al di là della tecnica, ha a che vedere con la capacità di esprimersi facendo passare una comunicazione in forma d’arte. Il Prado è meraviglioso e grazie a questo film ho imparato tantissimo. È questo che mi stimola, perché penso che sia importante accettare ruoli che suscitano interesse. E creano così un’energia particolare che si trasferisce nell’opera".

Jeremy Irons a Roma con la moglie Sinead Cusack (agf)

Jeremy Irons racconta la bellezza del museo spagnolo ma, accompagnato dalla moglie Sinead Cusack, sottolinea l'incanto e il legame con la città che lo ospita. "Mentre arrivavamo" racconta l'attore, "mia moglie notava che Roma ha custodito le sue rovine, e queste rimangono ancora in superficie a cielo aperto. Per questo è una città veramente affascinante". Ma non è solo l'arte che apprezza del nostro Paese: "Naturalmente c’è il cibo" aggiunge, "e poi il regista Paolo Sorrentino, con cui mi piacerebbe molto lavorare in futuro".


Il docu-film intreccia alla narrazione d'arte anche lo studio dell'architettura e l'analisi di preziosi materiali d'archivio, scandita dalle testimonianze dei vari esperti, dal direttore del Prado Miguel Falomir, ai restauratori Almudena Sánchez e José de la  Fuente, ma anche Lord Norman Foster, architetto del progetto del Salón de Reinos (premio Priztker), Helena Pimenta, direttrice della Compañía Nacional de Teatro Clásico di Madrid, Laura Garcia Lorca, presidente della fondazione intitolata allo zio, Federico Garcia Lorca, Marina Saura, attrice e figlia del pittore Antonio Saura, Olga Pericet, ballerina, Pilar Pequeno, fotografa.